Si aggrava la situazione delle ex province siciliane – Senza soldi, con una legge di riordino in stand by e bilanci perennemente in rosso le nove ex province Regionali non riescono a garantire neanche la sopravvivenza dell’Ente. Sono con l’acqua alla gola. E due commissari straordinari hanno già deciso di abbandonare la nave. Marcello Maisano, commissario del libero consorzio di Agrigento, e Alessandra Diliberto, a capo dell’ente di area vasta di Caltanissetta, hanno rassegnato le dimissioni. Il motivo della scelta: il taglio dei trasferimenti nazionali e regionali e le conseguenti difficoltà di gestione

Lo spettro del dissesto – La scorsa settimana i nove commissari avevano scritto al governo regionale per denunciare lo stato di emergenza in cui versano gli enti intermedi, sottolineando le disastrose conseguenze cui andranno incontro i territori, se non arriveranno le somme necessarie a chiudere i bilanci. La risposta dell’Ars è stata quella di stanziare in finanziaria 19 milioni per le ex province. Una goccia nel mare se si pensa che per rimettere a posto i conti servirebbero 180 milioni di euro, come dichiarato nei giorni scorsi dall’assessore all’Economia Alessandro Baccei. Se a questo si aggiunge il prelievo forzoso che il governo Renzi ha messo in atto sulle casse provinciali, la situazione diventa drammatica. Senza i fondi necessari a chiudere il bilancio 2016 le ex Province rischiano il default.

Critica anche la situazione della Città metropolitana di Messina – Il commissario straordinario Filippo Romano, nei giorni scorsi, ha inviato una nuova lettera ai sindaci dei 108 comuni della provincia e ai dirigenti degli istituti scolastici superiori ribadendo quanto già annunciato nella nota del 5 novembre scorso: «Questa amministrazione non è più in grado di sostenere spese per interventi straordinari – scrive Romano – ma si trova costretta a ridurre al massimo anche la manutenzione ordinaria mettendo a rischio quelle che sono le funzioni fondamentali della manutenzione dell’edilizia scolastica e della viabilità provinciale». In sostanza, le scuole e le strade provinciali che necessitano di interventi straordinari dovranno essere chiuse. La Sicilia, non avendo recepito la normativa nazionale in materia di riforma delle Province, ha già perso i finanziamenti nazionali destinati a scuole e strade, e stando «al testo della Legge di Stabilità nazionale varata a dicembre – scrive Romano ai sindaci e dirigenti scolastici – non li otterrà fino al 2021, con un danno stimato di oltre 400 milioni di euro».

I numeri dell’ex Provincia di Messina – La nota riporta i tagli pesantissimi che gravano sulle ex Province regionali siciliane. Per la ex Provincia di Messina si è passati da uno stanziamento erariale da parte dello Stato di circa 30 milioni l’anno fino al 2010, a 22 milioni di euro nel 2011, a 10 nel 2012, a 2 milioni nel 2013, a 604 mila euro nel 2014 e a zero euro nel 2015. È aumentato, invece, il contributo richiesto dallo Stato all’ente provinciale passando da 8,562 milioni del 2015 a 17 milioni per il 2016 (25 milioni per il 2017). Ma non è tutto. Il governo nazionale chiede anche le somme provenienti dalle entrate tributarie proprie dell’Ente (Rca, Tefa, Ipt) che attualmente sono circa 48 milioni di euro annui, alle quali vanno ad aggiungersi altri 12 milioni provenienti da finanziamenti regionali e comunitari. «Per effetto di queste riduzioni descritte – spiega Romano- il Bilancio è sceso dai 90 milioni di euro storicizzati fino al 2010 ai 54 milioni di euro nel 2015, che diventeranno 45 nel 2016 e 36 nel 2017». A queste cifre vanno sottratte le spese per il personale, circa 38 milioni annui, e le spese fisse.

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