Un battaglia durissima – Da Taormina a “C’è Posta per Te” con una storia che ha commosso il pubblico televisivo italiano. La storia di cui parliamo è quella di Rita, una ragazza di 31 anni, nata nella Perla dello Jonio e oggi residente a Giarre, alla quale i genitori Vincenzo e Carmela hanno voluto regalare sabato scorso l’incontro con i “Modà” davanti al pubblico di Canale 5. Kekko Silvestre e la sua band sono stati, infatti, la colonna sonora della vita di una giovane che ha avuto una malattia al midollo e dopo aver lottato per un anno con tutte le sue forze è riuscita a guarire. I genitori di Rita (a sua volta madre di Barbara, una bimba di 2 anni) hanno voluto raccontare i sentimenti e le sensazioni vissute nel periodo più difficile, quello dei cicli di chemioterapia affrontati dalla ragazza per sconfiggere il male.

La lettera commovente della madre – Toccanti le parole dedicate a Rita dalla mamma Carmela in una lunga lettera: «Ho capito tardi, anzi non ho avuto il coraggio di guardare in faccia tutti gli sbagli, di averti fatta crescere come un soldatino senza mai coccolarti come desideravi. Ho sempre pensato a tutto ciò che era materiale ma il cuore a te non te l’ho accarezzato mai. Poche tenerezze, mai un abbraccio avvolgente, mai una manciata di belle parole di quelle che escono sincere. Sono sempre stata presente con te ma con modi freddi, frettolosi e composti. Io al posto tuo sarei furibonda, delusa e amareggiata. Eppure sapessi quanto soffro nel non saperti amare, quanto sia brutto per me sapere come si dovrebbe fare e non riuscirlo a fare. Quanto invidio il tuo papà, tuo marito e gli amici affettuosi che hai, che sanno darti conforto nel modo giusto al momento giusto. Sono qui chiedendoti mille volte scusa per la mamma sbagliata che sono stata, sono qui a supplicarti di perdonare il freddo che senza volerlo ti ho costretto a provare sulla tua pelle e sul tuo cuore da quando sei nata». «Mia mamma è morta quando avevo 15 anni. Mi ha cresciuto viziata e per non farmi piegare mi allacciava persino le scarpette. Morta lei è finito tutto, finiti i baci, le carezze e le coccole. Per questo ho maturato l’idea con i miei figli di indossare la mia maschera da madre forte, li ho voluti crescere in maniera differente cosi se fossi venuta a mancare non sareste stati incapaci di reagire e fare qualsiasi cosa. Con te che sei la prima figlia, mi sono mostrato come un generale, più che una madre alle prime armi. Volevo che tu imparassi l’autonomia a crescere forte come una vichinga e mi sbagliavo. Poi, quante volte, quando iniziavi a partire per lavoro, mi sedevo sul tuo letto vuoto a guardare il tuo piccolo mondo. Mi mancavi ogni volta che non c’eri. Ho continuato per anni e anni a comportarmi bene con te ma senza mai scaldarti il cuore. Nemmeno quando ti sei ammalata sono stata capace di darti il sostegno che una madre vera dovrebbe dare. Perdonami per tutto questo se puoi». «La malattia è iniziata con una febbre che non andava via. Poi avevi il collo gonfio, siamo andati a fare un controllo ma tu in macchina piangevi. Avrei voluto farti coraggio ma la maschera della madre fredda non si staccava dal volto. Era un gran brutto male, quando i medici me l’hanno detto mi sono sentita la terra sprofondare sotto i piedi. Sei stata tu a scoprirlo, per caso, frugando un giorno nella mia borsa, trovando li la diagnosi scritta del medico curante. Piangevi e gridavi che non volevi morire. Papà ti abbracciò forte e disse che non dovevi dirlo nemmeno per scherzo e che ce l’avresti fatta. La prima terapia è stata durissima. Mi raccomandavo di non piangerti addosso. Ma quante notti insonni abbiamo passato a piangere disperati: eri giovane e bella, con un lavoro che ami e con una bimba da crescere. Il calvario è stato infinito, e certi giorni infernale. Ma tu sei stata forte e, dopo mille sofferenze, sei uscita dal tunnel. Hai lottato per te e per Barbara, la tua bambina. Ora stai meglio e ti sono ritornate le forze e le speranze. Ti amo più della mia stessa vita, e se potessi scambierei la mia con la tua per non averti neanche mai fatto vivere l’inferno dell’ospedale e per saperti felice. E questo dobbiamo essere: una famiglia unita, solidale e felice. Tu sei l’amore più grande. Prego la Madonna di Medjugorje di proteggerti».

Una storia a lieto fine – Poi l’abbraccio tra Rita e i genitori e soprattutto l’incontro tra la ragazza e Kekko e la band dei Modà, degno epilogo in musica di una toccante storia a lieto fine. Perché, in fondo, come cantano proprio i Modà, «Non può esistere un cielo senza stelle, nemmeno quando piove. Basta chiudere gli occhi e guardare oltre le nuvole».

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