Cantieri a rischio e perdita del lavoro – Sono queste le immediate conseguenze della vicenda giudiziaria che ha colpito le società del gruppo Tecnis (Cogip holding e Tecnis spa), il colosso delle costruzioni del sud Italia, con ramificazioni, imprenditoriali, in tutto il mondo. Martedì scorso è scattato il sequestro delle quote azionarie, per un valore superiore ad un miliardo e mezzo di euro. Gli investigatori ipotizzano che le società di Concetto Bosco e Mimmo Costanzo, ai domiciliari per corruzione dopo l’inchiesta della Procura di Roma sull’Anas, abbiano intrattenuto «relazioni pericolose con pezzi da novanta della mafia». Nonostante l’affidamento delle società all’amministrazione giudiziaria, nella persona del professore Saverio Ruperto, il sequestro dell’impresa di costruzioni etnea, mette a serio rischio l’occupazione di centinaia di squadre di lavoratori e delle loro famiglie.

Appello di SEL-SI Catania – A complicare la situazione si inserisce il mancato pagamento degli stipendi per molti lavoratori Tecnis a partire da settembre 2015. Nello specifico, gli stipendi di settembre-ottobre 2015 e gennaio 2016 non sono ancora stati ricevuti, così come mesi di arretrati della cassa edile. A preoccupare i lavoratori, ormai in sciopero da giorni, anche le mancate risposte sul loro futuro occupazionale. «Per questo motivo – scrive la Federazione provinciale di SEL-SI Catania – oltre a condannare in modo netto la disgustosa commistione tra mondo dell’imprenditoria e le principali famiglie mafiose locali, chiediamo al Prefetto di Catania che si mettano in moto tutti gli strumenti atti a garantire e tutelare il futuro lavorativo di tutti i lavoratori che da anni prestano servizio nei numerosi cantieri gestiti dalle società sequestrate. Organizzeremo nei prossimi giorni – continua la Federazione provinciale SEL-SI Catania – un incontro con le delegazioni dei lavoratori e con esponenti della politica locale per denunciare con forza la situazione allarmante del lavoro a Catania».

Stipendi arretrati – Nei giorni scorsi i rappresentanti dei lavoratori avevano chiesto che a farsi carico delle salari, considerato il momento di crisi dell’impresa, fossero le stazioni appaltanti attraverso lo strumento della surroga. Il committente dei lavori versa quanto dovuto direttamente agli operai senza dare i soldi all’azienda, come solitamente accade, per evitare così che la liquidità sia attaccata dai tanti creditori. Durante l’incontro di venerdì scorso al Ministero dello Sviluppo economico a Roma, l’amministratore giudiziario Saverio Ruperto aveva rassicurato i sindacati che non si opporrà al pagamento diretto dei lavoratori attraverso la ditte appaltanti. In quell’occasione Ruperto aveva anche confermato che sarà chiesta la cassa integrazione per tutti i dipendenti.

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