Dopo le tangenti arriva l’accusa d’infiltrazione mafiosa – La Tecnis, la principale azienda di costruzioni del sud Italia, è di nuovo nell’occhio del ciclone per aver intrattenuto relazioni pericolose con la mafia catanese. I carabinieri del Ros hanno eseguito un importante provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale etneo che ha disposto l’amministrazione giudiziaria delle tre società che compongono il gruppo Tecnis (Artemis spa, Cogip holding e Tecnis spa) ed il sequestro delle relative quote ed azioni, per un valore superiore ad un miliardo e mezzo di euro. La Tecnis già ad ottobre era finita al centro dell’indagine della procura di Roma sulle tangenti per gli appalti dell’Anas. In quel caso i due proprietari di Tecnis, Francesco Domenico Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice, erano finiti ai domiciliari.

Mafia e appalti pubblici – Il provvedimento scaturisce da una lunga indagine del Ros dei carabinieri che aveva documentato «l’asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa nostra, alla quale sono state garantite ingenti risorse economiche ed è stata consentita l’infiltrazione del redditizio settore degli appalti pubblici». Amministratore giudiziario è stato nominato il prof. Ruperto, che sostituirà gli amministratori per un periodo di sei mesi, ulteriormente rinnovabile, al fine di risanare e reimmettere nel mercato l’azienda, in modo che possa operare nel rispetto delle regole ed al riparo da interventi della criminalità organizzata.

La Tecnis e il porto di Giardini Naxos – Il progetto che riguarda la realizzazione del porto turistico di Giardini Naxos è firmato dalla Tecnis spa. Proprio quando la società aveva presentato all’assessorato Territorio e Ambiente l’istanza per l’avvio della procedura di VIA-VAS (Valutazione d’Incidenza e Valutazione Ambientale Strategica) arriva il sequestro delle quote azionarie. Già tre mesi fa la Prefettura di Catania aveva adottato una misura interdittiva antimafia nei confronti della Tecnis. Adesso la situazione si complica e Giardini Naxos potrebbe vedere sfumare il sogno del porto turistico di Schisò.

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