Mario Bolognari
Mario Bolognari

Un incontro per la diffusione della cultura – Si respirava aria d’Africa nella sede dell’associazione Cohiba di Barcellona Pozzo di Gotto dove il direttore del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina professore Mario Bolognari, nuovo presidente dell’Associazione italiana scienze etnoantropologiche, ha presentato “Tra rimozione e rimorso” e “Lo scrigno africano”, un viaggio tra parole e immagini nel corno d’Africa, ricordando un pezzo della nostra storia. L’evento è stato organizzato dall’associazione Arci Cohiba (Collettivo- Hinterland- Barcellonese), impegnata a promuovere eventi iniziative in ambito sociale e culturale, in collaborazione con il Mondatori point della città.

“Tra rimozione e rimorso” e “Lo scrigno africano”- Mario Bolognari, docente di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina nel 2007 ha intrapreso la ricerca etnografica in un villaggio Arsi-Oromo, Shala, in Etiopia. “Tra rimozione e rimorso. Come gli italiani hanno pensato l’Etiopia” è una raccolta di nove saggi per nove prospettive diverse che partono dalla storia degli studi italiani in Etiopia (geografici, storici, antropologici, linguistici e letterari). Un percorso sofferto, complesso, autocritico e straordinariamente originale. Uno degli obiettivi del libro di natura politico culturale è quello di ragionare sull’identità italiana affrontando anche gli aspetti “imbarazzanti” della storia. L’Italia ha per lunghi anni rimosso la questione coloniale e razziale, probabilmente sentendo nel profondo della sua identità il rimorso di ciò che era stato. “Lo scrigno africano”, invece, è una raccolta di foto e immagini della guerra d’Etiopia custodita dalle famiglie italiane. Per oltre settant’anni le famiglie italiane hanno custodito documenti personali che un padre, un nonno, uno zio ha lasciato dentro una scatola, un baule, un cassetto. Sono lettere, diari e tante fotografi. In questo volume vengono proposte quattro collezioni private di altrettanti italiani che hanno vissuto l’esperienza coloniale da conquistatori.

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