Il mattatore del Carnevale 2014, Antonio Faraci - Foto di Ernesto De Luna
Il mattatore del Carnevale 2014, Antonio Faraci - Foto di Ernesto De Luna

L’eco del Carnevale 2016 – I carri allegorici hanno fatto rientro nelle rimesse. Le maschere e i vestiti colorati sono stati riposti negli armadi. I coriandoli sono stati spazzati dalle strade. Tutto sembra essere tornato alla normalità, ma non a Taormina dove il Carnevale fa sentire ancora forte la sua eco. Il Carnevale della Perla quest’anno ha cambiato location, spostandosi dal Corso Umberto a via Francavilla. Dal centro alle frazioni. E come del tutto prevedibile è scoppiata la polemica.

Dualismo atavico – «Sono sempre stato un sostenitore di una Taormina unita» risponde così in una nota inviata alla nostra redazione Antonio Faraci, imprenditore e carrista storico del carnevale taorminese. «Ci tengo a precisare – continua Faraci – che tutti questi stupidi discorsi campanilistici su Trappitello mi hanno da sempre disturbato; Taormina è una con tutte le sue frazioni: Trappitello, Mazzeo, Mazzarò, Villagonia. Per me non possono esistere cittadini di serie A, domiciliati a Taormina, e cittadini di serie B, domiciliati nelle varie frazioni». Ma purtroppo si tratta di un dualismo atavico ben radicato nella mentalità dei taorminesi.

«Il carnevale di Taormina ha una tradizione di oltre cinquant’anni e da sempre è stato a carico dei privati» – Ed arriviamo qui al fulcro della polemica. Il Carnevale di Trappitello è stato organizzato, oltre che con il contributo del Comune che è servito in gran parte a pagare le spese Siae, grazie all’operosità di commercianti ed imprenditori che si sono autotassati per realizzare carri e maschere. Come del resto è sempre avvenuto anche quando i carri sfilavano sul Corso Umberto. «Ad eccezione del periodo in cui fu presente il Casinò che ne sponsorizzò qualche edizione, da sempre tutte le famiglie dei giovani partecipanti –sottolinea Faraci – si sono accollate i costi di quello che per noi è un momento di divertimento».

Dov’è l’amministrazione? – «Le istituzioni locali dovrebbero favorire e stimolare questi eventi attraverso una serie di iniziative. Quando però questo non accade- continua l’imprenditore- le maglie di questa catena di unione, cittadino/amministratore, si spezzano e i cittadini, stanchi di questa atavica indifferenza e inadeguatezza dell’amministrazione locale, non si rimettono più in gioco». Faraci, quindi, punta il dito contro l’amministrazione comunale manchevole di collaborazione e appoggio alle iniziative e proposte dei cittadini. «Quest’anno, addirittura – spiega Faraci – non sono stati neanche convocati tutti i “carristi” per chiedere loro se avessero avuto l’intenzione e la voglia di organizzare il carnevale, almeno per quanto riguarda il mio gruppo. Ancora stiamo aspettando da questa amministrazione – continua l’imprenditore – un suo spontaneo contributo spese promesso nel carnevale del 2014».

Corso Umberto deserto a Carnevale – E dov’è l’amministrazione anche quando si tratta di far rispettare il regolamento relativo alla chiusura delle attività commerciali? si chiede Faraci. Molte negozi e ristoranti chiudono battenti durante i mesi invernali. E febbraio con il suo carnevale non fanno certo eccezione. Così a una Trappitello invasa da migliaia di persone si contrapponeva un Corso Umberto deserto. «Molti imprenditori preferiscono fermare le proprie attività o, addirittura, venderle a fine stagione – spiega Faraci – per non annientare i risultati di un lavoro svolto in cinque o sei mesi di alta stagione. Io stesso ho ricevuto la confessione di un amico imprenditore, settore ristorazione, che nel 2014, tenendo aperta l’attività nei mesi di novembre, dicembre e febbraio ha bruciato quasi quarantatremila euro fra costi di personale e utenze». Il Faraci pensiero è stato molto apprezzato e condiviso sui social network. Per non vedere tramontare le principali manifestazioni della città ci vuole l’impegno di tutti cittadini, imprenditori, commercianti e amministratori. E non è detto che il prossimo anno il Corso Umberto non torni a ballare al ritmo di brazil la la la la la.

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