Unioni civili Palazzo duchi santo stefano

La terza unione civile nella Perla – Mentre la politica nazionale, e non solo a Roma, si divide sull’argomento, Taormina si conferma “terra promessa” delle unioni civili. Il 15 febbraio, infatti, al Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, sede della Fondazione mazzullo, si terrà una unione civile tra due giovani siciliani, rispettivamente di Siracusa e di Messina. Dal momento dell’avvenuta istituzione del Registro delle unioni civili, il Comune di Taormina ha al momento registrato l’unione di due coppie e questa sarà, dunque, la terza. Il rito sarà celebrato dall’assessore Pina Raneri, che negli anni scorsi è fatto promotore dell’iniziativa che ha portato in Consiglio comunale al via libera al registro delle unioni civili. La Raneri si batte ormai da diversi anni per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. Prima di questa coppia che si unirà nelle prossime ore, sempre a Taormina si era svolta a suo tempo l’unione civile di due giovani messinesi.

Il tema è molto dibattuto in Italia – La città del Centauro ha dato modo con questo provvedimento a chiunque voglia di poter unirsi civilmente, di sposarsi insomma, anche se quest’ultima parola in Italia resta ancora dal punto di vista normativo un tabù e scatena anzi polemiche tra coloro che sarebbero favorevoli e quelli che rimangono contrari. Il regolamento delle unioni civili è in vigore a Taormina dal 3 aprile 2014 e si compone di otto articoli. Taormina, con questa iniziativa, ha inteso evidenziare «i principi di tutela e uguaglianza sanciti dagli articoli 3 e 4 della Carta Costituzionale» e «la storica propensione della città all’integrazione culturale e sociale, e la sua spiccata vocazione all’accoglienza turistica, anche a tutti cittadini non residenti, sia italiani che stranieri, aventi un vincolo di natura affettiva». La disciplina comunale sulle unioni di fatto e sulle convivenze non interferisce con alcuna normativa di tipo civilistico e comunque riservata alle competenze statali, nè con il vigente regolamento dell’anagrafe e dello stato civile. 

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