Taormina, Chiusure selvagge delle attività commerciali

Una città chiusa per ferie – «Arrivederci alla prossima estate: si avverte la gentile clientela che questo esercizio rimarrà chiuso sino a fine febbraio; chiuso per ferie, chiuso per ristrutturazione». Sono solo alcuni degli avvisi che in questi giorni si possono trovare per le vetrine in centro storico a Taormina, dove la capitale del turismo siciliano dorme nel suo più profondo letargo.  Il Carnevale e la sterile polemica dal sapore paesano sul dualismo tra centro e frazione ha impietosamente riportato in primo piano l’incredibile scenario a dir poco desolante che offre in questo periodo Taormina agli occhi dei pochi turisti che arrivano in Corso Umberto e per le strade principali del paese.

Corso Umberto deserto – Si è polemizzato, come detto, sul Carnevale che è stato fatto a Trappitello (con i soldi dei commercianti e gli imprenditori della frazione) e non a Taormina centro (dove nessuno ha messo mano al portafoglio) ma c’è da chiedersi piuttosto come si potrebbe ravvivare la bassa stagione in un posto in cui la maggior parte delle attività sono chiuse e la sera non c’è anima viva in Corso Umberto. Una realtà spenta e vuota d’inverno. Ancor più se si pensa che da novembre ad oggi sono state pochissime le giornate di maltempo e per il resto il meteo ha regalato giornate soleggiate.

Un calendario per regolamentare le chiusure – Nulla vieta un po’ di riposo a chi d’estate ha faticato, ma il problema è che si eccede e non esistono mezze misure. A Taormina chi vuole chiudere lo fa e basta, più ttività dello stesso settore chiudono in contemporanea e al turista rimane la sola scelta di non venire per non trovare tutto chiuso. E’ normale? E le regole dove sono? Da tempo si parla di un calendario pianificato e concordato dei turni, ma nulla è stato fatto. E così si va avanti con l’anarchia del non dover dare conto a nessuno. Il Comune di Taormina non ha compreso (o fa finta di non comprendere) che va varato un calendario per regolamentare le aperture e le chiusure “intelligenti”. E’ cosi impossibile stabilire chi può chiudere e chi deve rimane aperto, seguendo una logica di alternanza e complementarità?

Una politica sorda – L’impressione è che quello delle “chiusure selvagge” sia un problema che si potrebbe risolvere davvero con il minimo sforzo ma forse non lo si vuole risolvere. La politica non vuole urtare la suscettibilità dei commercianti, che sono poi potenziali elettori. E allora in Comune oggi come da parecchi anni a questa parte, anziché determinare una svolta, ci si gira dall’altra parte e fare un po’ di “orecchie da mercante”. E’ lo stesso copione del regolamento sui suoli pubblici (iter ancora bloccato), mentre ben altra disinvoltura si ha a Palazzo dei Giurati nel rilascio di nuove licenze per le aperture di attività in ogni angolo del paese. Basterebbe fare quel calendario delle chiusure, e multare chi non lo rispetta o peggio ancora sospendere per un periodo la licenza. Non serve chissà cosa di fantascientifico per cambiare l’attuale scenario. Prima di ogni cosa, però, dovrebbe cambiare l’attuale mentalità del taorminese, inquilino di un territorio che non può più vivere soltanto d’estate e restare in queste condizioni per il resto dell’anno.. Nel salotto di Taormina si ha una Ferrari per le mani ma la si vive e interpreta al ritmo sbiadito di una Cinquecento.

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