Caso Coco, è battaglia legale: il Comune ricorre contro il funzionario
Giovanni Coco

La controversia continua – Prosegue la battaglia legale tra il Comune di Taormina e Giovanni Coco, storico dirigente della casa municipale che rivendica l’attribuzione delle funzioni che gli sono state tolte nella passata e poi attuale legislatura. Nelle scorse settimane il Tribunale del Lavoro di Messina ha accolto un ricorso di Coco condannando l’ente locale ad una spesa imprevista in bilancio di oltre 42 mila euro per pagare somme dovute Coco. Adesso, dopo il recente round favorevole al funzionario, l’Amministrazione si sta opponendo a questa sentenza e verrà difesa da un legale di fiducia nel tentativo di ribaltare l’esito di quel giudizio. Secondo i vertici di Palazzo dei Giurati, come si ricorderà, in pratica Coco non avrebbe i titoli per l’inquadramento di dirigente e va considerato, invece, “responsabile di area”. Tesi avversata dallo stesso Coco che ritiene invece di avere tutti i titoli idonei a ricoprire il ruolo dirigenziale.

Il giudizio del 2007 favorevole al Comune – L’ente locale sta puntando, tra i vari aspetti, in questa fase su una sentenza del Giudice del Lavoro, del 21 giugno 2007, in oggetto ad un altro ricorso di Coco per “qualifica superiore” (datato 16 giugno 1999). Anche in quella occasione Coco richiedeva il “riconoscimento della qualifica di dirigente” ed il Comune, costituitosi in giudizio, “contesto’ il tutto negando che ricorressero i presupposti per l’attribuzione della qualifica dirigenziale e ne chiese il rigetto”. In quella circostanza il giudice del Lavoro dichiarò “il difetto di giurisdizione”, “rigettando nel resto la domanda”. “L’esercizio di mansioni non corrispondenti alla qualifica di inquadramento – sempre secondo quel giudizio – non potrebbe comunque avere effetto ai fini dell’inquadramento, sicché il ricorrente non potrebbe comunque conseguire la qualifica di dirigente reclamata, e va quindi disattesa la correlativa domanda”. Sul trattamento economico di dirigente richiesto sempre dal ricorrente, il giudice si espresse in quel caso affermando che: “le disposizioni di legge consentono ai sindaci dei Comuni privi di figure dirigenziali, il conferimento dei correlativi incarichi al responsabile dei servizi ma non impone di considerare dirigente ogni responsabilità di servizio”.

La contromossa del funzionario – Coco, a sua volta, non molla e sta valutando la situazione in vista di un probabile ulteriore ricorso sempre presso il giudice del Lavoro. Il dispositivo più recente concerneva il pagamento di somme arretrate da parte dell’ente in favore del funzionario, decretando il termine di 40 giorni di tempo per predisporre opposizione e precisando inoltre che in difetto si potrà procedere ad esecuzione forzata. Mentre la prossima istanza di Coco, a questo punto, dovrebbe essere quella che rappresenterà lo spartiacque della vicenda, andando ad entrare nel merito della questione e soffermandosi in maniera più specifica e dettagliata sul riconoscimento dello status dirigenziale, cioè l’attribuzione appunto delle funzioni.

Il nodo del contendere. Con apposita determina del 13 gennaio scorso il Comune ha ancora ribadito l’inquadramento di Coco, come già in precedenza, con una mansione di responsabile di settore. “Nella vigente dotazione organica al Settore V°, pur essendo previsto un dirigente, non esiste alcun dipendente con detta qualifica”, ha disposto il Comune lo scorso 13 gennaio, indicando Coco non come dirigente ma nel ruolo di “Responsabile del Settore IV° e V°: Servizi: Cultura, Pubblica Istruzione, Sport, Archivio Storico, Protezione Civile, Autisti, Servizi Cimiteriali, Gestione Tecnica ed Amministrativa del Palazzo dei Congressi. Il funzionario obietta di aver già ricoperto nel corso degli anni il ruolo dirigenziale e di avere i titoli ed il trascorso che attesterebbero la sua posizione dirigenziale. E non sarebbe da escludere che questa causa possa, di riflesso, interessare altre posizioni dirigenziali presenti all’interno dell’ente locale.

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