Guardi di FInanza

Bufera alla Commissione Tributaria Provinciale – Pareri favorevoli nei confronti delle società appartenenti al gruppo imprenditoriale “Virlinzi” in cambio della disponibilità di diverse autovetture. A finire in manette con l’accusa di corruzione in atti giudiziari Filippo Impallomeni, Presidente dell’VIII sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Catania; l’imprenditore Giuseppe Virlinzi; Giovanni La Rocca, commercialista della Virauto Spa e Agostino Micalizio, direttore commerciale della stessa società. Disposta poi la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del cancelliere della Commissione tributaria provinciale di Catania, Antonino Toscano. I provvedimenti sono stati notificati dagli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, al termine di una complessa operazione denominata “Tax free”. Il giudice Impallomeni avrebbe utilizzato, a partire dal 2010, auto fornite dalla “Virauto” di Virlinzi in cambio di sentenze favorevoli che avrebbero consentito vantaggi fiscali per 800mila euro.

Le accuse della Guardia di Finanza – Ritenuto decisivo il ruolo giocato dal giudice Impallomeni, il quale, rivestendo la carica di presidente di sezione della Commissione Tributaria Provinciale, provvedeva a redigere sentenze di accoglimento dei ricorsi presentati dalle società, garantendo in tal modo l’annullamento di accertamenti fiscali di rilevante ammontare. A fronte di tale disponibilità, il gruppo imprenditoriale assicurava al giudice autovetture in leasing, per le quali la concessionaria della famiglia Virlinzi si accollava anche tutti i costi di manutenzione, assicurazione, ivi compresi quelli di riparazione in caso di guasti e incidenti.

Dopo l’acquisizione di parte della documentazione presso la Commissione tributaria, sono stati accertati anche gravi condotte volte a depistare le indagini. Particolarmente significativo è stato il tentativo posto in essere dal giudice, con la complicità del cancelliere Toscano, di recuperare una sentenza favorevole emessa e depositata nel luglio 2015 sempre nei confronti di un società del gruppo Virlinzi. L’intenzione era quella di sostituire alla sentenza di accoglimento del ricorso una sentenza di condanna, al fine di “smontare” l’eventuale impianto accusatorio. Tale tentativo, tuttavia, non è andato a buon fine, poiché la sentanza era già stata depositata e registrata.

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