Giardini Naxos, nasce

Verso il referendum confermativo – Con l’approvazione del disegno di legge costituzionale denominato “Boschi-Renzi”, il referendum confermativo del prossimo autunno è sempre più probabile. Su tutto il territorio nazionale stanno già sorgendo, o sono già sorte, strutture e comitati che si propongono di difendere la carta costituzionale da un tentativo di riforma, che viene ritenuto da questi comitati “lesivo di alcuni dei principi fondamentali inclusi nella legge fondamentale”. La riforma – lamentano gli aderenti al coordinamento di “Democrazia Costituzionale” – andrebbe a incidere negativamente sulla qualità della democrazia e sui diritti dei cittadini. Ciò avviene, per i comitati, ridimensionando in sostanza la centralità del suffragio diretto e del Parlamento, quale istituzione rappresentativa della sovranità popolare, e di conseguenza andrebbe ad alterare le garanzie del bilanciamento dei poteri e realizzando una concentrazione di poteri nelle mani dell’Esecutivo espresso da un unico partito e in particolare esaltando il ruolo dominante del Presidente del Consiglio, nel quadro di una sorta di soffocamento delle autonomie regionali e locali.

Democrazia Costituzionale a Giardini – Anche a Giardini Naxos – si legge in una nota – è in fase di costituzione il “Comitato/coordinamento Democrazia Costituzionale” che avrà come referente pro-tempore, fino alla elezione degli organi di rappresentanza ed all’approvazione del regolamento interno, il dott. Giuseppe Leotta. A questa iniziativa, che si propone di far conoscere “le ragioni del No” alla riforma Boschi-Renzi ai cittadini del comprensorio – fa sapere il comitato costituente -, hanno già fatto sapere di voler aderire, tra gli altri, il consigliere comunale di Giardini Naxos Alessandro Costantino, il sindacalista Mario Ianniello (attuale esperto del sindaco a titolo gratuito in materia di Rapporti con le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali del settore turistico, del commercio, del terziario e del settore cooperativistico), l’imprenditore Salvatore Consiglio e lo studente universitario Carlo Del Popolo.

La riforma della discordia – «La nuova architettura istituzionale concepita da questa riforma – spiegano i promotori del Comitato – sacrifica di netto il principio di rappresentanza sull’altare della governance. Noi riteniamo al contrario che una democrazia moderna debba essere basata su un sistema di pesi e contrappesi (“check and balance”) che, pur assicurando un buon livello di governance, non sacrifichino il principio di pluralismo e rappresentatività che ha sempre caratterizzato il nostro sistema democratico” hanno affermato i futuri membri del comitato. “Un secondo punto importante” – hanno proseguito – riguarda l’intollerabile personalizzazione che il premier sta tentando di realizzare in vista della prossima campagna referendaria. Lo vogliamo dire a gran voce: il referendum di autunno non sarà un voto pro o contro Renzi. In ballo c’è molto di più che una singola persona ed il fatto che il Partito Democratico stia tentando di spostare il focus del dibattito dai contenuti della riforma ad un plebiscito pro o contro il suo governo evidenzia ancora di più la debolezza di questo disegno di legge».

La sovranità popolare è a rischio? – «Infine – conclude il Comitato -, entrando più nello specifico del testo di riforma e citando le osservazioni del prof. Alessandro Pace, i futuri membri del comitato hanno affermato: “Il principio secondo il quale «la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto (…) costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare») è violato dal “nuovo” art. 57, commi 2 e 5, il quale, con una formulazione criptica indegna di una Costituzione, da un lato, esclude comunque che i senatori-sindaci non vengano eletti dai cittadini nemmeno in via indiretta, dall’altro prevede che la scelta dei senatori-consiglieri regionali avvenga da parte dei consiglieri regionali, che dovrebbero però conformarsi al risultato delle elezioni regionali. Per cui, delle due l’una: o l’elezione dei senatori-consiglieri si conformerà integralmente al risultato delle elezioni regionali e allora ne costituirà un inutile duplicato oppure se ne distaccherà e allora viola il principio dell’elettività diretta del Senato sancito dall’articolo 1 della Costituzione».

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