Dario Tomasello
Dario Tomasello

Il Miur conferma Dario Tomasello professore ordinario – «Visionata la documentazione – la Commissione di Valutazione del Ministero – ritiene di non dover modificare il giudizio di abilitazione già reso nei riguardi del prof. Tomasello». Decade, quindi, l’accusa di plagio, ma non le polemiche. Ieri sul Corriere della Sera è apparso un articolo, a firma di Gian Antonio Stella, dal titolo: Copia ma non perde il concorso, riferendosi proprio al caso del docente messinese.

Dal ricorso all’assoluzione – Stella ripercorre tutte le tappe della vicenda da quando Giuseppe Fontanelli, escluso dal concorso per l’abilitazione a professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea, si mette alla ricerca di prove che possano invalidare il risultato. E le trova. Nelle pubblicazioni che valsero a Tomasello punteggi utili per superare il concorso ritrova le parole del professore Giuseppe Amoroso. Da qui l’accusa di plagio e l’esposto, nel febbraio 2014, del Rettore Pietro Navarra al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Mesi e mesi di attesa, polemiche, dubbi, ma qualche giorno fa arriva il verdetto. In una lettera del direttore generale del Miur, Daniele Livon, indirizzata al rettore dell’Università degli Studi di Messina si legge: «non ci sono elementi per modificare il giudizio». Tomasello è confermato professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea.

Stella vs Tomasello – Una decisione che non va giù al giornalista del Corriere, che ha riportato anche alcuni brani di Amoroso e Tomasello invitando i lettori, come in gioco enigmistico, a trovare le differenze. Nonostante il doppio fischio del Miur la partita non sembra essere chiusa. «Tutto questo rappresenta un’ingiusta persecuzione ed è per me inaccettabile – afferma Dario Tomasello – Ho quindi conferito mandato ai miei legali per intraprendere tutte le opportune e dovute azioni, affinché venga affermata e ripristinata la realtà dei fatti e perché si metta la parola fine ad una vicenda tanto grave quanto per me calunniosa».

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