«Il colore dell’erba», della regista Juliane Biasi Hendel, prodotto da Indyca e Kuraj, con il sostegno del Mibact, di Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund e Rai 3 (Doc 3) e con il patrocinio dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, è il primo film-documentario, in Italia, per non vedenti. Racconta la storia di due amiche adolescenti: Giorgia e Giona, che vogliono attraversare il lago di Garda per raggiungere una gelateria. Giorgia è cieca dalla nascita, Giona ha perso la vista quando aveva 3 anni. Le due ragazze non possono vedere ciò che le circonda, ma le paure, le emozioni, gli impegni che la vita impone, sono uguali a quelle di tutti i loro coetanei. E così una passeggiata da sole fino al lago diventa una vera e propria sfida che le porta a misurarsi con loro stesse e a superare i propri limiti. Il documentario è frutto di un lavoro di oltre quattro anni, durante il quale la regista ha trascorso del tempo con le protagoniste accompagnandole nelle più semplici azioni quotidiane. La particolarità de “Il colore dell’erba” è quella di riuscire a comprendere il film anche senza vederlo grazie ai dialoghi continui, alle emozioni trasmesse dalle due protagoniste ed ai rumori di sottofondo del vento e dei bastoni. Caratteristica principale, che lo rende unico nel suo genere, è il suo “paesaggio sonoro”, un’esperienza sensoriale unica che rende il film visibile anche “ad occhi chiusi”. Il film si avvale del contributo del sound designer Mirco Mencacci, istituzione nel mondo del sonoro e anch’egli non vedente, già collaboratore di Marco Tullio Giordana, Ferzan Ozpetek e Michelangelo Antonioni.

La storia è molto commovente e toccante. Quasi un pugno nello stomaco. I dialoghi, brevi ma incisivi, spiegano più di mille parole il disagio delle protagoniste nel non riuscire a fare determinate cose. E così le mani e i bastoni diventano occhi e il verbo vedere scompare lasciando il posto a sentire e descrivere. Ciò che emerge è la forza e la volontà delle protagoniste di lottare senza lasciarsi abbattere mai. Ecco l’importanza di un documentario come questo: mostrare come si possa convivere e gestire un handicap mantenendo il sorriso e la voglia di vivere. Perché quello che conta alla fine è solo questo: “Poter credere nelle proprie capacità.

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