Tornatore Giuseppe
Tornatore Giuseppe

“Una giornata particolare” la domenica messinese di Peppuccio Tornatore. Rinviata di qualche giorno a causa del lutto che ha colpito il mondo del cinema per la morte di Ettore Scola, ha avuto luogo ieri presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina la cerimonia di consegna del Dottorato di ricerca honoris causa in Scienze Storiche, Archeologiche e Filologiche a un grande Maestro del cinema italiano. Arriva con largo anticipo, accompagnato da Ninni Panzera, Segretario generale di Taormina Arte e suo biografo ufficiale; ad attenderlo un’ampia schiera di giovani cinefili. Come sempre schivo ma sinceramente emozionato e affezionato, Tornatore ribadisce ancora una volta il saldo e antico rapporto con la “sua” Messina: un legame profondo e indissolubile che ha confermato in più di un’occasione. Amore che, all’evidenza dei fatti, è pienamente corrisposto, a tal punto da rendergli merito con una tale prestigiosa iniziativa. Il Senato Accademico dell’Ateneo peloritano ha, infatti, prontamente accolto la proposta del Collegio docenti, attribuendo il Dottorato: «La filmografia di Tornatore – si legge nella motivazione – è alla confluenza delle molteplici direttrici di ricerca del Dottorato: dalla storia, sempre nel cuore di ogni pellicola, alla letteratura che sostiene anche strutturalmente la narrazione, dalla geografia che popola di luoghi e paesaggi reali e immaginari i racconti, alla stessa archeologia, apparentemente più distante, ma in realtà onnipresente come scienza della memoria nella società in cui operiamo; si aggiunga l’interesse che l’universo dei linguaggi filmici e i molteplici registri retorici della comunicazione ma anche i complessi e articolati risvolti antropologici, suscitano in varie aree scientifiche del Dottorato». Inoltre, fino al 29 gennaio, nell’atrio del plesso centrale dell’Università sarà allestita la mostra: «Giuseppe Tornatore, trent’anni di cinema – 1986-2016: da Il camorrista a La corrispondenza». L’evento, curato da Ninni Panzera, vede l’esposizione di numerose locandine e manifesti ed è realizzato in collaborazione con il Centro di documentazione Giuseppe Tornatore e con l’associazione La Zattera dell’Arte.

L’importanza della “sua” Messina – Al di là degli indiscussi meriti artistici e cinematografici, la fortuna del regista è, del resto, per certi versi legata alla città dello stretto, che ha giocato un ruolo fondamentale per la corsa all’Oscar: la prima e unica a tributargli, nel lontano 1988, il meritato successo all’uscita nelle sale della versione estesa di Nuovo Cinema Paradiso, che stentava a convincere critica ma soprattutto il pubblico. «Con la città di Messina ho un legame profondo che ho avuto modo di raccontare tante volte sia qui che in giro per il mondo – ha spiegato Tornatore – Risale a trent’anni fa, in occasione dell’uscita di Nuovo Cinema Paradiso. A differenza del resto d’Italia, dove il film ancora non incassava, la proiezione messinese registrò un grande successo grazie all’iniziativa dell’esercente del cinema Aurora, Gianni Parlagreco, che scelse di fare pagare il biglietto solo dopo la visione della pellicola». Da quella caparbia iniziativa e dal baluardo peloritano prese le mosse il memorabile successo di un grande capolavoro che un anno e mezzo più tardi avrebbe vinto la più ambita delle statuette: i tagli operati alla versione originale, il Grand Prix della giuria e l’Oscar al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles nel ’90 sono storia nota, ma anche la testimonianza di una sincera affinità venticinquennale. «Considero ormai Messina la mia terza terra d’adozione, dopo la mia Bagheria e Palermo» ha dichiarato il regista. Elezione che viene confermata nella sua filmografia con svariate citazioni e riferimenti. La città, d’altra parte, non ha fatto mancare una calorosissima accoglienza, con l’Aula Magna gremita di pubblico accorso per l’occasione. Introdotta dal Magnifico Rettore, prof. Pietro Navarra, all’emozionante cerimonia di conferimento hanno preso parte il Collegio dei Prorettori e il Senato Accademico e il Direttore Generale, prof. Franco De Domenico, che ha dato lettura delle motivazioni deliberate dal Senato. Straordinariamente accurata la laudatio, tenuta dal prof. Vincenzo Fera, coordinatore del Dottorato, che ha tracciato le linee delle fasi, della riscrittura e dell’operazione antropologica di Tornatore, che “ ha riconosciuto in tutta la produzione del Maestro i principi alla base delle dinamiche scientifiche: le sue creazioni non rinunciano mai ai parametri di filologia e storia”.

La via delle immagini – L’acclamato regista premio Oscar ha, quindi, tenuto la lectio doctoralis sul tema “La via delle immagini”. «Non so se merito il conferimento di questo prestigioso dottorato – ha asserito – ma sono onorato di riceverlo. Ho sempre lavorato per raccontare storie e ho la sensazione di non averne raccontate poi così tante. Non ho mai smesso di impegnarmi in questi ultimi quarant’anni di lavoro e mi piace pensare che tale onorificenza sia dedicata a questo. Non sono mai del tutto soddisfatto di quello che faccio, vorrei fare sempre meglio e di più e non credo di aver ancora colto l’essenza del cinema”. Tornatore ha descritto la storia del cinema come «l’eterna lotta tra la parola scritta e l’impossibilità di tradurla in immagini”, con le difficoltà che questa comporta nelle varie fasi di realizzazione del prodotto, e ha delineato quelli che saranno i nuovi innovativi orizzonti per la settima arte a seguito della rivoluzione tecnologica in atto. Il Maestro ha, quindi, ringraziato per la stima e l’ammirazione ma si dice consapevole dell’onere e del peso della responsabilità per tutto ciò che dovrà ancora fare: «Solo in queste occasioni mi rendo conto di quanto ho fatto nel corso della mia vita, nel lungo cammino affrontato sinora. Ricevere un attestato come questo è per me una grandissima soddisfazione ma mi fa sentire più responsabile, mi dà l’obbligo di impegnarmi e di lavorare ancora di più per sentirmi all’altezza di tale stima e di tale affetto». Netta, di contro, la posizione in materia di crisi culturale: «In tempi di crisi sono le istituzioni culturali che per prime vengono messe in difficoltà a causa del vecchio pregiudizio secondo cui con la cultura non si mangia. Pensate cosa sarebbe potuta essere la Sicilia se fosse stata capace di mettere a frutto le proprie potenzialità. Ma questa è un’altra storia».

Tornatore si dimostra puntuale nella risposta in conferenza stampa, franca e modesta: ribadisce che di aver esaurito una fase della propria produzione, quella legata ai ricordi del passato e dell’infanzia. Quella della sua Sicilia che, difficilmente, farà rivivere ancora una volta sul grande schermo. Attualmente nelle sale con La corrispondenza, ha commentato le prime reazioni al film: «Una volta trovavo sul tavolo una montagna di ritagli di giornale, oggi grazie alla tecnologia ricevi ogni tipo di testimonianza, dall’insulto a giudizi che ti riempiono la giornata. Quest’ultimo film ad oggi sta rispettando lo schema di quasi tutti i miei precedenti lavori, che quasi sempre dividono. Raramente al momento dell’uscita hanno subito convinto tutto. Anche questo ha suscitato spaccature: c’è chi ne diffida immediatamente, tentando di dimostrare che non è credibile e non è l’idea giusta. Di contro, altri lo amano senza riserve, con una forte prevalenza di pubblico femminile. L’idea è estrema ma oggi quanto mai realistica». Il regista ha anche ricordato il collega e amico Ettore Scola, recentemente scomparso: «Il cinema di Scola è sempre ben posizionato nelle coordinate della nostra storia e del nostro costume. Ho sempre amato in lui la forza della struttura letteraria alla base dei suoi film, la fiducia nell’anima letteraria dal punto di vista strutturale piuttosto che stilistico. E poi l’uso della parola e dei dialoghi. Un grande regista e grande sceneggiatore». A chi gli chiede, infine, se il pubblico preferisce i film del Tornatore tradizionale: «La mia filmografia è zigzagante, le formule già sperimentate mi attraggono poco. Ho il complesso dell’opera prima. Fare un film che rappresenta una rottura con il precedente mi dà l’impressione di cimentarmi come in un esordio. Innesca quella meravigliosa trepidazione, quella paura creativa. Ho sempre dovuto intervallare i miei film siciliani e introdurre elementi di novità. Preferisco correre il rischio di un pubblico all’inizio un po’ spaesato, rispetto al prodotto preconfezionato e commercialmente sicuro. Non mi divertirei. Dopo Nuovo Cinema Paradiso mi proponevano sempre film con bambini per protagonisti. Mi piacciono i salti nel buio, le formule mi stancano».

Luis Buñuel sosteneva che «il cinema è lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell’istinto, l’incursione attraverso la notte dell’inconscio: le immagini, come nel sogno, compaiono e scompaiono fra dissolvenze e oscuramenti; il tempo e lo spazio si fanno flessibili, si contraggono e si dilatano a volontà, l’ordine cronologico e i valori relativi della durata non corrispondono più alla realtà. Sogni che Tornatore, con le sue immagini, sa raccontare con impareggiabile potenza evocativa».

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