Matteo Messina Denaro fu il mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio

Tra i boss di Cosa Nostra che ordinarono le stragi di Capaci e via d’Amelio c’era anche Matteo Messina Denaro – Il super latitante, all’epoca appena trentenne, è stato il mandante degli attentati mafiosi della primavera-estate del 1992 in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme agli uomini delle loro scorte. Ad accertarlo è stata la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, che ha dato esecuzione, con conseguente conferma dello stato di latitanza di Messina Denaro, all’ordine di custodia cautelare emessa dal Gip di Caltanissetta. Il provvedimento segue le ordinanze, emesse tra il 2012 ed il 2013, nei confronti di vari appartenenti a Cosa Nostra ritenuti, a vario titolo, responsabili delle stragi del ‘92.

Un altro pezzo di verità per ricomporre il puzzle delle stragi – Dal 2008 la procura nissena sta cercando di ricostruire la dinamica delle due stragi, dopo il pentimento di Gaspare Spatuzza. Le dichiarazioni dell’ex killer di Brancaccio hanno portato a processare i boss Salvino Madonia e Vittorio Tutino, ma adesso un altro filone di indagini ha portato la Dda di Caltaissetta sulle tracce di Mesina Denaro. Dai racconti dei pentiti Vincenzo Sinacori e Francesco Geraci, emerge che Matteo Messina Denaro avrebbe preso parte, nel settembre 1991, al summit mafioso di Castelvetrano in cui sarebbe stato pianificato il progetto di assassinare Falcone. All’epoca il giovane Matteo era già il reggente di Cosa nostra a Trapani, al posto del padre, don Ciccio Messina Denaro, uno degli alleati storici dei corleonesi di Totò Riina. E su di lui ricadde la scelta di Cosa Nostra per guidare il commando che nel febbraio del 1992 avrebbe dovuto assassinare Giovanni Falcone a Roma. Il latitante di Castelvetrano, come riferito da diversi collaboratori di giustizia, aveva poi progettato l’assassinio di Borsellino fin da quando questi era procuratore di Marsala. Da qui anche l’accusa di mandante della strage di via D’Amelio.

Una latitanza lunga 23 anni – Di Matteo Messina Denaro non c’è traccia da oltre 20 anni e sul suo volto non ci sono che identikit. Capo della cosca di Catelvetrano, diventa il killer di fiducia di Riina e Provenzano. Il primo ordine di custodia cautelare arriva nel 1993 per omicidio: ed è solo l’inizio di una lunga serie. Messina Denaro fu tra gli organizzatori del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia, strangolato e sciolto nell’acido da Brusca nel 1996. È stato condannato per le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano, con l’accusa di aver custodito in un cava nel trapanese una parte dell’esplosivo utilizzato per le bombe agli Uffizi di Firenze e alla Chiesa di San Giorgio a Velabro a Roma. E adesso è l’ultimo degli indagati per le stragi del 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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