Lettere al direttore

Fanfare e tromboni starnazzanti sono tornati a intonare la solita sinfonia trionfale sull’imminente realizzazione del Porto Turistico targato “Tecnis” affermando con tronfia sicurezza che, sì, questo sarà finalmente l’anno del porto (senza dimenticare l’immancabile articolo di specchiata obiettività del giornalista Mauro Romano sulla “Sicilia” che ne ha preceduto l’arrivo). Mi verrebbe da dire che questa l’ho già sentita, ed in effetti, dal lontano 1995 (giunta Falanga) è stato un continuo susseguirsi di annunci sensazionalistici sulla costruzione del nuovo porto turistico di Naxos, tutti puntualmente, e fortunatamente visti i contenuti, caduti nel vuoto. L’ultimo capitolo della storia, che intendo qui riassumere nei suoi profili principali (e mi scuso fin da ora per la prolissità ma c’è davvero tanto da dire), è iniziato con l’avviso pubblico apparso sul sito del Comune di Giardini inerente l’avvio della procedura di VIA-VAS (Valutazione d’Incidenza e Valutazione Ambientale Strategica) e la contestuale fase di consultazione pubblica (momento in cui associazione e privati cittadini possono far pervenire agli enti competenti le proprie osservazione sul progetto definitivo presentato) per il progetto di realizzazione del porto turistico presentato dalla “Tecnis” (avviso rigorosamente privo di data come il precedente, motivo per cui non si capisce da che giorno decorrerebbero i due mesi disponibili per inviare le osservazioni all’interno della fase di consultazione di cui sopra). Prima di analizzarlo questo progetto, credo valga la pena ricordare che la “Tecnis spa” è attualmente oggetto di una misura interdittiva antimafia (le è stata sospesa la certificazione antimafia) senza la quale appare davvero misterioso come sia possibile che quest’ultima possa ancora realizzare il progetto in questione. Secondo la normativa vigente (il Decreto Legislativo del 6 settembre 2011, n. 159 che contiene il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, emendato dal Decreto Legislativo del 13 ottobre 2014, n. 153), che per motivi di spazio è impossibile ricostruire in questa sede (pubblicherò a breve delle osservazioni sul mio profilo Facebook con una ricostruzione più dettagliata dell’argomento), la certificazione antimafia è un prerequisito imprescindibile per i titolari di appalti pubblici e la suddetta disciplina si applica anche ai progetti sviluppati precedentemente alla misura di interdizione. Oltre che giuridicamente ambigua, la situazione della Tecnis dovrebbe far riflettere anche dal punto di vista politico, possibile che un’amministrazione comunale possa non tener conto di una misura così grave assunta dal prefetto di Catania che ritiene di aver individuato “elementi sintomatici” di contiguità dell’impresa con Cosa Nostra? (il virgolettato è riportato in un questo articolo recentemente pubblicato sulla pagina regionale della Repubblica). Se a questo si aggiungono i ben noti guai economici della ditta con una cassa integrazione alle porte per i lavoratori dell’impresa, ombre ancora più fosche si allungano sulla sostenibilità economica di un progetto che dovrebbe essere finanziato al 45% da capitale proprio della Tecnis (ricordiamoci che parliamo di un progetto da 57 mln di euro, mica caramelle). Vediamoli dunque, in pillole, i punti salienti del progetto definitivo:

a) Estensione: Nonostante l’area interessata sia diminuita da 120 a 80 km2, il progetto risulta comunque parecchio impattante rispetto ad altre soluzioni (il progetto della Net Group di cui si dirà, ad esempio, ne conta solamente 17).

b) Centro commerciale e durata della concessione: Il centro commerciale che verrà realizzato all’interno della struttura unito alla durata della concessione che sarà rilasciata alla ditta (ben 62 anni!) sembra un chiaro regalo a quest’ultima sottoponendo così l’intero progetto più a criteri di redditività economica che di reale funzionalità per il territorio (si potrebbero fare centinaia di esempi riguardo porti turistici di successo ma senza alcun centro commerciale realizzato al proprio interno, si pensi al porto di Funchal sull’isola di Madeira che accoglie navi crociera e parecchi velieri praticamente in qualsiasi periodo dell’anno).

c) Tempi di realizzazione ed effetti temporanei/permanenti: Per realizzare questo porto serviranno ben 24 mesi con la ditta che specifica, in aggiunta, che potrebbero verificarsi ulteriori ritardi dovuti alle concessioni che il Demanio ha rilasciato a soggetti terzi sulle aree interessate e che andranno a decadere una volta iniziati i lavori (si pensi ad esempio al “Bar Capo Schisò”, difficile immaginare che i titolari accettino di rimuovere le opere sulla spiaggia senza ingaggiare una battaglia legale). Riuscite ad immaginare 24 mesi di lavori in una stazione balneare che vive di turismo? E’ possibile immaginare che non vi saranno gravi ripercussioni economiche per il tessuto sociale e produttivo della comunità? Vale la pena sottolineare anche l’impatto permanente che le opere costruite avranno sulla zona di Schisò e che non potranno non incidere sulla relativa attività economica di quella parte del territorio comunale. Nel progetto definitivo si legge: “Il presente studio mette in evidenza che vari ambiti di paesaggio sono interessati dall’intervento. Le misure di mitigazione da adottare per ognuno di essi permettono di prevedere che le modificazioni del paesaggio risulteranno più evidenti dal punto di vista percettivo, che assumerà progressivamente un aspetto più industriale man mano che si realizzerà l’impianto. In tale ambito sono previste anche le azioni riguardanti la realizzazione della nuova struttura per i servizi”. Tra i vari effetti permanenti troviamo inoltre: “Emissioni in atmosfera da traffico indotto – LIVELLO ALTO – Sono concentrate nel tratto di area interessata dall’intervento. Emissioni acustiche da traffico indotto – LIVELLO MEDIO – Il clima acustico dell’area interessata è caratterizzata dalla presenza di sorgenti sonore significative).

d) Nodo Viabilità: Esiste, a mio parere, un importante nodo viabilità all’interno di questo progetto, legato al punto precedente, che il proponente non ha mai sciolto. All’interno del progetto si legge:” Il tracciato della viabilità di progetto è stato definito sfruttando l’autostrada, sia per poter usufruire delle opere di infrastrutturazione esistenti, rispettando l’assetto del territorio”. Secondo la “Tecnis”, dunque, il traffico in sovrappiù generato dall’opera sarà assorbito semplicemente sfruttando le infrastrutture già esistenti come l’autostrada. E’ opportuno ricordare che da decenni il comune di Giardini Naxos ha sofferto e soffre per la congestione del traffico cittadino, specialmente nei mesi di alta stagione turistica, nonostante la presenza dello svincolo autostradale. Ciò nuoce non solo alla qualità della vita della popolazione locale ma risulta essere molto pericoloso per il transito dei mezzi di pronto soccorso provenienti dal locale presidio ospedaliero “S. Vincenzo” spesso bloccati nel traffico urbano. Non a caso una delle priorità politiche più volte sbandierata negli ultimi decenni risulta essere la realizzazione della famosa “strada a monte”.

e) Il Piano Economico-Finanziario (PEF): Il piano economico-finanziario sembra essere scritto, è triste dirlo, ricalcando una delle celebri “supercazzole” del conte Mascetti frutto del genio del maestro Ugo Tognazzi. Testualmente si legge: “Il modello prevede finanziamenti privati (bancari ed equity) per un totale di 57 mln di euro, come evidenziato di seguito, e si ripaga attraverso la gestione da parte del Concessionario dei posti barca e dei servizi connessi, la locazione degli spazi commerciali; quindi attraverso i flussi di cassa che gli stessi genereranno nel periodo richiesto in concessione (pag.11)”. Poi poco più sotto: “E’ stato previsto, al fine di coprire il fabbisogno finanziario dell’investimento, un contributo pubblico a fondo perduto che copre il 49,9% del fabbisogno complessivo, un finanziamento di tipo project financing” che copre il 45,1% del fabbisogno complessivo e l’IVA prevista dall’investimento pari al 9,7% del fabbisogno complessivo, mentre per il rimanente 45,1% è stata prevista una erogazione di capitale proprio (equity)”. Il finanziamento pubblico a fondo perduto, dunque, compare e scompare, come nel gioco delle tre carte, tanto che, se sommate le percentuali avrete un bel 149,8%. I conti non tornano.

f) Incompatibilità col P.A.I. (Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idro-geologico): Mi risulta oscuro come un progetto di simile impatto possa essere compatibile con il P.A.I. (Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idro-geologico) relativo all’unità fisiografica N.3 lì dove si afferma che: “Attualmente, quindi, lungo il litorale dell’unità si ha la situazione seguente: da Nizza di Sicilia fino a S. Alessio Siculo gli arretramenti medi, calcolati tra il 1985 e il 1998, risultano essere di circa 25 m; da Letojanni a Giardini Naxos di circa 15 m, e le opere di difesa realizzate negli anni passati non sono servite a contrastare in toto l’erosione del litorale”.

g) Incompatibilità con il Piano Paesaggistico dell’ambito 9: il suddetto piano descrive in questi termini il paesaggio urbano e naturalistico di Giardini Naxos: “L’intensa e disordinata edificazione della baia di Giardini Naxos ha cancellato i caratteri storicizzati e identificativi della cala marina e dell’antico borgo marinaro che da piccolo villaggio costiero si è trasformato in un caotico agglomerato di edifici a carattere stagionale e turistico-alberghiero. Significativo ma alterato è il paesaggio della foce del fiume Alcantara; preceduta da uno stretto tratto ricco di vegetazione ripisilva, la foce si apre in un ampio delta, sede di testimonianze archeologiche ed importante punto di stazionamento dell’avifauna migratoria. Il violento impatto visivo determinato dalla struttura del depuratore in c/da Pietre Nere, realizzato impropriamente a ridosso della foce del fiume, e la forte pressione antropica di tipo turistico-balneare hanno determinato un grave stato di degrado dell’area”. le direttive a carattere vincolante per il Comune di Giardini Naxos recitano: “Direttive: recupero paesaggistico del patrimonio edilizio tradizionale di valenza storico-ambientale e delle aree d’espansione, da effettuarsi mediante piani attuativi di riqualificazione urbanistico-ambientale, corredati di progetti di sistemazione paesaggistica di dettaglio; tali Piani, redatti a cura dell’Amministrazione comunale, dovranno specificamente prevedere la riqualificazione del paesaggio circostante l’area in cui ricade il Parco Archeologico, mediante la rimozione o mitigazione dei detrattori ambientali; definizione del “Piano del Colore” dei Centri Storici, la cui redazione sarà eseguita dall’Ente Locale in collaborazione con il competente Servizio dei Beni Paesaggistici, Naturali, Naturalistici ed Urbanistici della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali”. l’art. 60 del suddetto piano inerente le opere marittime recita: “E’ vietato lo snaturamento degli approdi naturali. E’ opportuno elaborare, a cura delle Amministrazione comunali, dei piani di recupero degli approdi esistenti. L’adeguamento o la trasformazione di opere marittime esistenti e la progettazione di nuove strutture devono essere basate su analisi paesistico-ambientali e su studi degli agenti e dei fattori che condizionano la dinamica costiera. Si evince che il progetto di costruzione del porto turistico della Tecnis spa cosi come è attualmente concepito, non certo definibile come “piano di recupero dell’approdo esistente”, non incontra le prescrizioni e le direttive individuate per il territorio di Giardini Naxos che presenta ben altre priorità (tutto ciò a maggior ragione esistendo già un altro progetto di riqualificazione del molo di Giardini Naxos già finanziato per 400.000 euro ed ancora in attesa di essere esitato).

h) Il progetto Net Group: Non avendo moltissimi dati su quest’ultimo punto mi limito a ricordare che anche su questo progetto, che io ricordi, Legambiente e altri attori avevano manifestato parecchie perplessità, motivo per il quale sono sempre più convinto della necessità dell’azzeramento di qualsiasi procedura in itinere inerente il Porto Naxos in favore di una nuova procedura con interlocutori seri e condivisa con tutte le forze politiche e sociali di Giardini. Per completezza ecco alcuni dati sintetici sul progetto Net Group: area d’intervento 17 km quadri, altezza edifici 4,65 mt, posti barca 330, eliporto, navi crociera accostabili al molo esterno, tempo di realizzazione 18 mesi.

Vorrei concludere questa lunga, me ne scuso, riflessione con alcuni dei punti facenti parte del “decalogo del porto turistico” presentato dall’Istituto Nazionale della Portualità Turistica al salone nautico di Genova nell’anno 2000, lasciando libero il lettore di giudicare, considerato quanto sopra esposto, quanto questo progetto sia o meno assimilabile al “concetto ideale” di Porto Turistico:

1) “Il porto turistico non occupa una porzione di litorale, ma lo trasforma, e la trasformazione deve essere positiva per l’ambiente, per il paesaggio, per la comunità dei residenti, per la società in generale”;

2) “Il porto turistico è un’infrastruttura essenziale allo sviluppo sociale ed economico della costa; altri interventi, anche di carattere immobiliare, possono essere utili per creare l’effetto urbano, ma non devono prevaricare o snaturare il suo carattere di portale tra territorio e mare”;

3) “Il porto turistico può attrarre turismo e produrre benessere; per ottenere questi risultati è necessario che esso sia integrato in un sistema con i porti vicini e con le risorse ambientali, naturalistiche, culturali, storiche e ricettive del territorio, creando un polo di sviluppo turistico”;

4) […] “Le emissioni moleste o nocive come rumori, gas, polveri, liquami, devono essere controllate in modo da evitare inquinamento o disturbo all’ambiente circostante”;

5) “Il porto turistico non ha dimensioni né forme ideali, ma è il frutto dell’attento lavoro di pianificazione e progettazione che coinvolge un ampio distretto costiero; un porto vuoto è uno spreco intollerabile di risorse economiche e ambientali, ma anche l’eccesso di parcheggi, esercizi commerciali, di zone tecniche, di residenze, può essere altrettanto negativo della loro scarsità”;

6) “Il porto turistico ideale appartiene intimamente al genius loci, è luogo prediletto d’incontro e di animazione, base perfetta e attrezzata per l’esplorazione della regione; soprattutto è come se ci fosse sempre stato”.

“Costruire un porto significa fecondare la bellezza di un golfo”, peccato che questa amministrazione non abbia letto “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, diversamente staremmo raccontando un’altra storia, davvero un peccato.

Giuseppe Leotta

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