L’operazione della squadra mobile di Catania svela gli illeciti della mafia nell’economia catanese. Sedici le persone finite in manette. Sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e furti, con l’aggravante di avere agito avvalendosi del metodo mafioso.

Il clan criminale è quello legato a Irene Santapaola, figlia di Salvatore, fratello del boss Nitto, deceduto nel 2003. Anche se il personaggio chiave del malaffare della famiglia catanese Santapaola – Ercolano era il marito Roberto Vacante. La cosca aveva una particolare attitudine verso il settore economico, attraverso il reimpiego di capitali illecitamente acquisiti. Un posto di rilievo nell’ambito delle attività illecite perseguite dal gruppo è rappresentata dal fenomeno ‘recupero crediti’. Si tratta di una recente forma di criminalità in cui il privato creditore trova molto più semplice ricorrere a persone terze, di risaputa e notoria caratura criminale, in luogo delle vie lecite di tipo giudiziale.

Nel corso dell’operazione è stata data attuazione al sequestro preventivo di società che gestiscono impianti sportivi, di attività nel settore della ristorazione, di parcheggi ed autolavaggi nonché di uno stabilimento balneare, per un valore complessivo di alcuni milioni di euro.

In carcere sono finiti Roberto Vacante, Santo Patanè, Salvatore Caruso, Salvatore Di Bella, Giuseppe Massimiliano Caruso. Ai domiciliari: Francesco Russo , Danilo Di Maria, Giuseppe Celestino Vacante. Obbligo di dimora, invece, per Irene Grazia Santapaola, Mario Aversa, Maria Santocito. Obbligo di firma, infine, per Pietro Musumeci, Giuseppe Caruso, Nunzio Di Mauro, Nunzio Giarrusso, Pietro Augusto Bellino.

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