Da sinistra Lucia Borsellino, Matteo Tutino e il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta

La frase «Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre» non è stata mai pronunciata. L’intercettazione tra governatore siciliano, Rosario Crocetta, e il suo medico, Matteo Tutino, è stata smentita dalla procura di Palermo. I giornalisti del settimanale l’Espresso, Piero Messina e Maurizio Zoppi, autori dell’articolo in cui viene riportata la presunta intercettazione sono accusati di calunnia e pubblicazione di notizie false. Dopo il rigetto da parte del Gip della richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura, adesso si dovrà procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, passando per l’udienza preliminare.

Tutto ebbe inizio il 16 luglio scorso, quando il sito on line del settimanale pubblica l’anticipazione di un articolo in cui veniva riportata tra virgolette una frase che, secondo l’Espresso, era contenuta in un’intercettazione tra Matteo Tutino e Rosario Crocetta. Nella presunta intercettazione, Tutino dice che Lucia Borsellino «va fermata, fatta fuori come suo padre». Nell’articolo si legge anche, facendo riferimento a Crocetta: «Non si indigna, non replica: nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore della sua giunta, scelto come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi». La pubblicazione dell’articolo creò un vero caso politico sulla vicenda e diede il via a una complicata indagine.

“Si esclude che esista una conversazione dello stesso tenore di quella pubblicata dalla stampa”. L’esistenza della telefonata tra Tutino e Crocetta viene smentita per due volte dalla Procura di Palermo e altre procure siciliane. Ma dai verbali dell’inchiesta emerge che Tutino, riferendosi alla Borsellino «si augurava venisse fatta fuori dall’incarico ricoperto». Ed è ancora da accertare se queste affermazioni siano state oggetto di conversazione tra Tutino e Crocetta, e non piuttosto tra Tutino e altre persone. Ma oltre “pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico” Messina e Zoppi sono accusati di calunnia. I giornalisti de l’Espresso, durante gli interrogatori, avrebbero coinvolto nella vicenda l’ex capitano dei Nas, Mansueto Cosentino, che ha subito negato di essere stato lui a far ascoltare la telefonata dello scandalo.

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