Giovanni Franco alla mostra fotografica a Castelmola
Giovanni Franco alla mostra fotografica a Castelmola

Gli aspetti semplici, naturali, quotidiani, essenziali di questa terra – Uno scorcio virtuale e nello stesso tempo reale, autentico di Sicilia. La si può trovare nel nuovo sito del giornalista dell’Ansa Giovanni Franco, che su giovannifranco.it mostra ai naviganti il vero volto di quest’isola che nel corso della storia ha dovuto (e deve) indossare maschere di pirandelliana memoria per attirare l’attenzione su se stessa. Se, infatti, non si parlasse di mafia, di scandali politici o di ammazzatine, con grande difficoltà sentiremmo discutere di Sicilia nel resto d’Italia o del mondo. Invece, e questo è il grande merito di Giovanni Franco, il giornalista riesce a cogliere gli aspetti semplici, naturali, quotidiani, essenziali di questa terra. In sostanza, tramite le sue fotografie, Giovanni Franco cattura la vera Sicilia. Quella che ogni anno fa innamorare visitatori e turisti provenienti da ogni parte del mondo e nel corso dei secoli è stata fonte di ispirazione per letterati e altre insigni personalità del mondo della cultura.

Ciò che esiste ma non è visibile allo sguardo di molti – «La fotografia acquista un po’ della dignità che le manca quando cessa di essere una riproduzione della realtà e ci mostra cose che non esistono più», diceva Marcel Proust in “All’ombra delle fanciulle in fiore”. Ecco, le foto di Giovanni Franco colgono quello che non esiste più in questa terra. O meglio, ciò che esiste ma non è visibile allo sguardo di molti. Per questo motivo, dal mio punto di vista, le fotografie di Giovanni Franco e il sito internet che le custodisce e le mostra ai curiosi, è qualcosa di particolare e non banale. Per quanto riguarda il sito giovannifranco.it, si tratta di uno spazio virtuale realizzato dalla graphic designer, Glauce Valdini. Viene dato grande spazio anche a volti e paesaggi ritratti in giro per il mondo. Come ricorderanno a Taormina e nel comprensorio, Giovanni Franco ha esposto le sue foto a luglio scorso a Castelmola nella mostra “L’Isola a colori. Viaggio fotografico in Sicilia”.

Il lavoro di Giovanni Franco visto dagli altri – Una mostra che ha lasciato il segno da queste parti e in generale in tutta la Sicilia. Infatti la curatrice dell’esposizione e critica d’arte Milena Romeo ha detto: «Gli occhi di Franco mi hanno guidato, il suo sguardo sincero sulle cose, garantito dalla sua sicura tecnica e dalla fedeltà ai colori dei paesaggi, di terre e mari, come gli ocra, i verdi, i celesti, gli smeraldo, i cremisi, sono fissati senza alterazioni o interpretazioni. Questo è il paesaggio che vediamo senza guardare, questa è la prosaicità della realtà che, con lui, si trasfigura in poesia, senza eccessi mitologici o derive oniriche». «Giovanni Franco ha imparato a scrivere con l’inchiostro del sole del paese natale: nella fattispecie, Palermo. Una volta incamerato l’alfabeto panormita delle immagini, ha poi cominciato ad esplorare le altre cento Sicilie. Senza cavalletto, senza flash. Con un bagaglio ultraleggero: la Canon a tracolla e la dotazione di un fiuto iconico e concettuale affinato con il parallelo mestiere di giornalista, scrive nella biografia Lillo Gullo. In fondo, per raccontare la vita che incuriosisce, emoziona ed appassiona non serve altro». Osserva Enzo d’Antona: «Le sue foto sono basate su due elementi tecnici e uno, chiamiamolo così, psicologico. Nella tecnica si intrecciano e si combinano il colore e la composizione. Gli oggetti, le case, le persone, insomma tutti gli “attori” sono composti cinematograficamente: è la condizione questa che suppone lo scatto, purché ci siano i colori giusti, forti e sicuri. Questi colori che in altre cose siciliane assumono una dimensione tragica e persino tetra – il cielo implacabile, la campagna di un giallo accecante, le pietraie bianche e nere – qui ci trasmettono voglia di normalità, in una inquadratura ancora una volta da macchina da presa. Colori nella magia del Cinemascope, si sarebbe detto mezzo secolo fa». «Giovanni Franco resta uno scrittore prestato al giornalismo che con la fotografia trasforma in concreto ciò che è tanto banale quanto straordinario, chiosa Nicola Cristaldi. Un fatto è più interessante se descritto con poche parole, se narrato brevemente lasciando al momento successivo quello che con presunzione viene detto approfondimento».

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