Ciro Lo Monte

È nato «Siciliani Liberi», il nuovo movimento per l’indipendenza dell’Isola, tenuto a battesimo il 3 gennaio 2016 in un albergo sul lago di Pergusa. È stata una festa, a cui hanno partecipato simpatizzanti provenienti da tutta la regione. «È stato come se Persefone fosse riemersa in tutto il suo splendore dall’Ade, dal fondo del lago di Pergusa, e avesse manifestato l’intenzione di non tornarvi mai più», ha detto l’architetto Ciro Lomonte. Nel corso dell’incontro i fondatori del movimento hanno presentato le ragioni di questa iniziativa. Il prof. Massimo Costa, leader del movimento, preso atto «dell’inutilità delle filiali siciliane dei partiti nazionali, che hanno ridotto la Sicilia ad una colonia», ha proposto «l’indipendenza, anche attraverso conquiste progressive, a partire dalla regionalizzazione della magistratura e dalla ricostituzione dell’Alta Corte; l’immediata regionalizzazione dell’Agenzia delle Entrate; una moneta complementare regionale; uno shock fiscale positivo ed un massiccio investimento nelle infrastrutture, anche immateriali, come quella scolastica». Tra i presenti anche l’architetto Ciro Lomonte, che è intervenuto con un intervento appassionato e ragionato.

Un movimento che secondo Lomonte dovrebbe contribuire a far riscoprire l’identità smarrita dei siciliani e per questo motivo l’architetto ha realizzato un vero e proprio excursus storico, mostrando, dal suo punto di vista, i limiti di molti libri di storia sulla Sicilia. «Trecento anni or sono i filosofi illuministi introdussero l’impiego della menzogna per raggiungere scopi pragmatici. Da allora i libri di storia sono pieni di falsità strumentali. La storia dell’arte, come la conosciamo oggi, nacque in quel medesimo contesto e subì la stessa sorte, ridotta com’è a mezzo per dimostrare che l’artista non è e non può essere un uomo del suo tempo, né tantomeno condividerne i valori. L’arte è come la punta dell’iceberg, preannuncia in superficie una civiltà e i suoi principi fondanti. Se racconti in modo bugiardo i capolavori di un’epoca impedisci di cogliere le caratteristiche dell’umanità che li ha prodotti. Per questa ragione, ad ottobre 2013, abbiamo iniziato la campagna di divulgazione che abbiamo intitolato “Rodolfo Papa in Sicilia”. C’è anche una pagina Facebook con questo titolo. Abbiamo invitato l’acuto iconologo romano a spiegare il senso autentico ed appassionante delle opere di Antonello, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio. Abbiamo raggiunto sinora all’incirca 6.300 adulti e 2.900 studenti, che hanno potuto cogliere l’inconsistenza di tanti luoghi comuni imperanti. La storia e la storia dell’arte sono stati due dei tanti strumenti impiegati per tenere in scacco la Sicilia dopo la conquista del Sud. Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi, Crispi, usarono il sistema collaudato dagli illuministi».

«Non sembri esagerato a tal proposito l’appello a farla finita con l’espressione scorretta “stile arabo normanno”. Negli ambienti accademici si parla da tempo di siculo normanno o di bizantino normanno. In taluni ambienti c’è una sorta di ossessione sull’entità del lascito degli arabi alla Sicilia. A parte il fatto che bisognerebbe parlare di cultura islamica polietnica più che araba (gli arabi non avevano tradizione filosofica, matematica, agricola, architettonica, ecc.), è molto di più quello che i bizantini dettero alla Sicilia. Siracusa fu addirittura capitale dell’Impero d’Oriente tra il 663 e il 668. Uno dei più maggiori responsabili nel sovrastimare l’epoca islamica fu Michele Amari, con la sua monumentale Storia dei Musulmani di Sicilia (Le Monnier). A suo dire quello fu un periodo di tolleranza, ricchezza, progresso. Amari, prestigioso orientalista ma anche deputato del Regno e massone, aveva i suoi motivi per diffondere questa mistificazione della realtà. Era siciliano, ma era un ascaro dei nuovi dominatori. Gli archivi storici siciliani traboccano di documenti che attendono ancora di essere studiati metodicamente, per esempio quelli sul viceregno spagnolo. Leggendo Liliane Dufour e Henri Raymond, Dalle baracche al barocco. La ricostruzione di Noto. Il caso e la necessità (Marsilio), si comprende che la rinascita delle città del Val di Noto dopo il terribile terremoto del 1693 fu il frutto maturo e affascinante di una società tutt’altro che oppressa e sfruttata. Anche l’Associazione Magistri Maragmae, che ha avviato la Monreale School of Arts & Crafts, ha tra i suoi fini il superamento di tanti equivoci sulla laboriosità e creatività dei siciliani. Gli artigiani di questa Terra sono tra i migliori del mondo e continueranno ad esserlo se si rimuoveranno gli ostacoli politici che rischiano di farli estinguere. Gli illuministi sono riusciti a diffondere la cultura del sospetto. Ci hanno fatto credere vere tante leggende nere sul Medioevo che si stanno rivelando poco a poco false e inverosimili. Anche sulla Sicilia hanno raccontato un mucchio di menzogne, che sono servite a mantenere l’Isola nelle condizioni di colonia dello Stato unitario, monarchico prima e repubblicano poi. Sarebbe ora, conclude l’architetto Lomonte, che i siciliani cominciassero a nutrire il fondato sospetto che a scuola sono state raccontate loro un mucchio di bugie. È urgente che la gente riscopra la propria identità, per una questione di dignità e per l’avvio di un’autentica ripresa economica. Il futuro è di quei popoli che conoscono la verità sul proprio passato».

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