On. Tommaso Currò
On. Tommaso Currò - Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI

Un anno fa avevamo sentito parlare dell’onorevole Tommaso Currò quando decise di lasciare il Movimento Cinque Stelle. Lo fece con un discorso duro e appassionato alla Camera dei Deputati, annunciando il voto favorevole alla risoluzione del governo per il consiglio europeo. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata l’Europa e la tattica scelta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a Bruxelles e Strasburgo. «Da un lato c’è chi intende migliorare le regole, per un’Europa più equa e più giusta e dall’altra chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall’euro e minando quel processo di integrazione degli Stati che ha permesso all’Europa di godere del più lungo periodo storico di pace», aveva detto Tommaso Currò. Ciò che rimproverava l’onorevole Currò ai suoi ex colleghi grillini era il muro alzato nei confronti del Pd per cambiare il Paese dopo anni di berlusconismo. «Con il 25 per cento dei consensi dovevamo contribuire a risolvere i problemi del Paese e a rendere l’Italia più competitiva nello scenario internazionale. Invece, nonostante il dissenso interno, abbiamo giocato alla delegittimazione e alla distruzione, senza alcuna forma di rispetto e di responsabilità». E da quella responsabilità l’onorevole Currò è ripartito, dopo aver aderito al Partito Democratico ed essersi avvicinato all’area renziana del principale partito italiano ed europeo. Dagli scontrini all’impegno per il territorio il passo non è breve, anzi. Il lavoro del deputato della provincia di Messina, in particolar modo, si è concentrato su alcuni temi come l’Area Marina Protetta di Milazzo, il dissesto idrogeologico della zona del messinese e il Masterplan che in un primo momento aveva visto l’esclusione della Città metropolitana di Messina.

Onorevole Currò, quale sarà la prossima tappa per portare a compimento il Masterplan che coinvolge anche il territorio di Messina?
«Stiamo portando avanti il Masterplan cercando di fare una cosa molto semplice, ovvero riunire le istanze del territorio per presentare a Roma un quadro omogeneo, unitario in modo da portare avanti dei progetti che in alcuni casi sono già cantierabili. Con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, abbiamo avuto un’interlocuzione e con lui ha parlato anche il sindaco Renato Accorinti. Questa azione non è da sottovalutare, perché per la prima volta si sono riunite voci del territorio. Nei prossimi giorni ci sarà la riunione a Palazzo Chigi. Abbiamo la responsabilità di fare sintesi e presentare il lavoro alla Presidenza del Consiglio in modo produttivo ed efficace».

Per raggiungere un obiettivo del genere, quale deve essere l’atteggiamento del territorio di Messina e provincia?
«Deve esserci una concertazione sul territorio, per evitare che prevalgano campanilismi. La natura stessa dei progetti guarda a una progettazione di area vasta. Questioni che vanno oltre il singolo comune. La politica può esprimere il meglio di se in questo Masterplan. Occorre ricordare, inoltre, che Messina era stata esclusa, ma grazie al lavoro realizzato anche da me, abbiamo fatto capire a Roma la necessità di realizzare questo Masterplan».

Dopo questa prima fase del Masterplan, quale sarà il passo successivo?
«Una prima fase riguarda il finanziamento di questi progetti, alcuni dei quali sono già cantierabili. E poi c’è una fase che guarda al 2020 e là bisognerà progettare in maniera diversa».

Era a Sant’Alessio Siculo qualche settimana fa, quando il Pd Messina e della provincia si riuniva per provare a ripartire con il commissario Ernesto Carbone. In quell’occasione parlarono del futuro del partito diversi esponenti messinesi che nel giro di alcuni giorni, dopo la scelta di Francantonio Genovese di aderire a Forza Italia, hanno seguito il loro “guru”. Si può affermare che per il Pd Messina è l’anno zero. Quanto sarà difficile, senza le “vecchie tessere”, radicarsi nel territorio?
«È difficile quanto portare risultati concreti e validi per il territorio. Questo cambiamento ci spinge a capire cosa si può fare in maniera trasparente e limpida per la nostra zona. Il radicamento si crea con i risultati che riusciremo a portare a casa. L’area marina protetta verrà realizzata e io mi sono interessato a questo progetto, poi c’è il tema del dissesto idrogeologico, quello del fiume Mela e la sua messa in sicurezza. Sul Masterplan, inoltre, stiamo lavorando bene. Deve essere questo il nuovo modo di fare politica a Messina, un qualcosa che guardi alla progettualità. Del resto è questo l’unico modo che conosco per fare politica».

Sono i giorni dell’ennesima espulsione (o abbandono) dal Movimento Cinque Stelle. Questa volta è toccato alla senatrice Serenella Fucksia, rea di non aver reso al gruppo parte dell’emolumento, anche se molti sostengono che la rendicontazione è un casus belli, mentre il vero motivo è stato il sostegno al ministro Maria Elena Boschi. Da ex grillino, certi episodi cosa le fanno venire in mente?
«Oggi posso dire di essere contento di fare quello che ho fatto. Se ieri ragionavano di buttare fuori una persona per uno scontrino, io mi occupavo del tema del Masterplan, del problema del fiume Mela, dei progetti che vanno fatti per il territorio. Loro, invece, si perdono in faccende interne che non portano da nessuna parte. Sono scelte, io trovo gratificazione nel raggiungere risultati per i miei concittadini e il territorio».

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