La cefalea indica genericamente una sensazione molesta o dolorosa al capo, connessa a una causa patologica specifica (cefalee secondarie o sintomatiche), oppure slegata da qualsiasi motivazione morbosa documentabile (cefalee primarie o idiopatiche). In questo secondo gruppo rientrano le tre forme principali responsabili di disagi personali e sociali notevoli: l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo.

Il 60/90% delle persone sperimenta almeno un attacco di cefalea l’anno. In alcuni casi è un disturbo occasionale, più spesso è frequente e severo tanto da compromettere le capacità lavorative e le relazioni. La cefalea colpisce prevalentemente tra i 20 e i 50 anni ma non risparmia bambini, adolescenti e anziani. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità soltanto di emicrania soffre il 12-15% della popolazione mondiale. In Italia più di sei milioni di persone soffrono di mal di testa ricorrenti di intensità tale da richiedere supporto medico o farmacologico: più di un milione ha mal di testa tutti i giorni e la metà di questi abusa di farmaci analgesici.

Attualmente, la terapia punta l’attenzione sul fenomeno del dolore, cercando, in primo luogo, di correggere la patologica propensione alla cefalea primaria (terapia di base) e, comunque, di porre fine al singolo attacco (terapia sintomatica).

Terapia – Due sono i tipi di terapia possibile: quella di fondo e quella sintomatica.
La terapia di fondo (o di base) si propone di correggere, nei limiti del possibile, la patologica propensione al dolore: a questo scopo, i farmaci attivi sui recettori della serotonina hanno avuto larga applicazione. La teoria serotoninica è scaturita dalla convinzione che l’unico neurotrasmettitore capace di agire sul sistema dolorifico, sulla depressione, sul vomito, sull’ipersonnia e sull’instabilità termica che si associano all’attacco emicranico potesse essere la serotonina. La terapia sintomatica mira a troncare gli attacchi ed è identica nell’emicrania e nella cefalea a grappolo. Ergotamina e indometacina costituiscono i farmaci di elezione. La serotonina, per la sua potente azione analgesica centrale, e forse anche per il suo potere vasocostrittivo, potrebbe trovare indicazione nell’attacco di emicrania; sfortunatamente, però, la sua attività è fugace, limitata a qualche ora. Recentemente, una modifica ha reso più resistente e più mirata nei suoi effetti terapeutici la molecola serotoninica mettendo così a disposizione del medico un farmaco (sumatriptan) caratterizzato da notevolissima efficacia, seppure non da infallibilità, associata a scarsi effetti collaterali. L’azione dei farmaci sintomatici è preziosa per evitare il tracollo della qualità di vita del paziente, e quindi per rompere la spirale di aggravamento. D’altro canto, un eccesso in questo senso può far cadere il paziente nella ‘trappola’ dell’analgesico-dipendenza.

Stress – “A provocare il mal di testa è anche lo stress. Lo ha confermato un recente studio dell’Università di Duisburg-Essen in Germania. La ricerca ha preso in esame 5.159 persone tra i 21 e i 71 anni. Tutte sono state intervistate, quattro volte l’anno per due anni. I risultati accertano che il 31% per cento dei partecipanti soffre di cefalea di tipo tensivo, il 14 per cento di emicrania, l’11 per cento di emicrania combinata con cefalea di tipo tensivo e per il 17 per cento il tipo di mal di testa non è stato classificato. Quelli con cefalea di tipo tensivo hanno valutato il loro stress a una media di 52 su 100. Per l’emicrania c’è stata una valutazione di 62 su 100 e di 59 su 100 per l’ emicrania e cefalea di tipo tensivo. Per ogni tipo di mal di testa un aumento dello stress è stato associato a un aumento del numero di mal di testa al mese. Si tratta di un circolo vizioso, lo stress innesca il mal di testa e il mal di testa alza il livello di stress. Ciò dimostra come lo stress può contribuire alla comparsa di cefalee, che accelera la progressione di cefalea cronica, che aggrava episodi di cefalea e che l’esperienza cefalea può essere fattore di stress”.

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