Bar del San Domenico, con Francesco Truglio e Sergio Brunetto
Bar del San Domenico, con Francesco Truglio e Sergio Brunetto

Provate a immaginarvi dentro a un film di Stanley Kubrick. Magari proprio Shining e, fatti gli dovuti scongiuri per non allineare virtualmente i due alberghi, nella sorte – poiché quella sinistra e sconvolgente dell’Overlook Hotel e di Jack “Torrance” Nicholson nulla ha a che vedere con la prestigiosa e centenaria storia del San Domenico – provate dunque a fuggire la vostra realtà e il gioco è fatto: benvenuti nella magia, nel mito. Sembra di stare proprio dentro un film d’altri tempi. Uno di quelli tra il color seppia sbiadito di fine ottocento e il bianco e nero degli anni ’50, della Dolce Vita e dell’Italia che fu.

Luisa Cacopardo, assistant manager, mi accompagna dal chiostro, che generoso e “commosso effluvio di odori e colori”, si offre agli ospiti che hanno appena lasciato la hall, fino agli splendidi saloni del bar invernale che prende il nome di Oratorio dei Frati e sito nell’antico refettorio. Inizia a raccontarmi una storia dopo l’altra. Tutta una serie di aneddoti, curiosità e riferimenti storici. Un vero e proprio fiume di informazioni preziose su ogni angolo dell’albergo. Ci soffermiamo vicino allo splendido caminetto del 1.600 che, acceso, in questo periodo ricorda certe atmosfere natalizie sognanti e romantiche; e poi ancora ad ammirare gli intarsi del mobile da sagrestia del tardo ‘700, adesso divenuto parte principale del lussuoso bar. E poi un quadro in particolare, l’autore, anonimo, riprende la famosa rappresentazione della Pietas Romana. La storia di Pero, giovane fanciulla che allatta segretamente il padre Cimone, condannato in carcere a morire di fame e di sete. I saloni del bar, cosi come il Campanile della Chiesa, racconta Luisa, sono stati miracolosamente risparmiati dai bombardamenti del 1943. Il San Domenico diverrà poi quartier generale angloamericano. In precedenza il Reichsführer Heinrich Himmler soggiornò in Hotel tra il novembre e il dicembre del 1937. Michelangelo Antonioni gira scene de L’avventura, sempre qui.

Citare tutti i personaggi che hanno soggiornato al San Domenico sarebbe impresa ardua e assai lunga. E dunque, tra questi salotti eleganti, la volta che si scaglia verso l’alto e i lampadari realizzati a fine ‘800 da Giovanni Scimone, padre del mitico Chico e storico pianista del San Domenico, non possiamo far altro che lasciarci trasportare dalla fantasia. Costruendo un immaginario letterario e storico al contempo. Respirando un’atmosfera che devasta la ragione ed esalta la favola. Francesco Truglio e Sergio Brunetto, i due bartender che ci accolgono con cortese eleganza, si muovono tra prestigiose bottiglie e profumi che salgono dai rigogliosi giardini incantati dell’Hotel. Francesco raccoglie personalmente i limoni e allestisce il suo necessaire di erbe, bacche, e odori che gli serviranno per i Cocktail. Se siete appassionati di Martini allora preparatevi ad una girandola emozionante. Numerose le scelte di Gin, tra i più ricercati e aromatici. Il servizio poi… un carrello in legno attrezzato di tutto punto raggiunge il cliente al tavolo, Condiment Holder, mixing glass, cestello per il ghiaccio, coppette ben fredde, selezione dei migliori Gin… E inizia il rito. Perché di questo si tratta se si deve preparare un Martini. Con l’oliva tradizionale e lemon twist se scegli un bilanciato Bombay o un superbo Monkey 47; con una sottile slice di cetriolo se preferisci un ottimo e modaiolo Hendrix, o una profumatissima foglia di basilico se ti va di bere uno spagnolo Gin Mare. E capperi e cucunci delle Eolie…

Prima dei nostri due amici Barman, i loro predecessori avranno servito un Tè alla Garbo, che sotto le mentite spoglie di Harriet Brown, passò le vacanze a Taormina dal 1950 al 1979. O magari una cioccolata alla cannella a Marlene Dietrich o a Audrey Hepburn. E che altro…cosa avranno bevuto Oscar Wilde e il barone Von Gloeden, per dimenticare le pesanti vicende giudiziarie in Inghilterra, riguardanti l’omosessualità di Wilde che lo costrinsero all’esilio provvisiorio in Italia? E ancora Guglielmo II Re di Prussia e Kaiser di Germania o Amedeo di Savoia Duca d’Aosta e marito di Elena di Francia Principessa d’Orlèans e fervida sostenistrice di Gabriele D’Annunzio, anch’egli ospite del San Domenico. Quali erano i drink preferiti da Igor Stravinskij o Richard Strauss, quali i Single Malt o gli Armagnac di Andrè Gide o Henry Miller, Maria Callas, Luchino Visconti, Liz Taylor e Richard Burton che ricorda ancora Luisa citando il Sanglimbeni, “litigavano spesso e anche a colpi di mandolino”; Cary Grant, Ingrid Bergman, Alain Delon, Sofia Loren e ancora, e ancora…concedetemi un attimo di realtà, ve ne prego. Di grazia, quasi mi gira la testa.

Adesso la cronaca vede il San Domenico al centro di una vendita. Mi fa un po senso. Le offerte rese note giorni fa non sono all’altezza delle aspettative. Se ne saprà di più i primi di gennaio. Chiunque comprerà uno dei più famosi alberghi al mondo, dovrà mandare, prima di architetti e designer, studiosi dell’arte e storici di alta sensibilità. Poiché, se nulla è più certo del cambiamento, cantava Dylan, allo stesso modo, nulla è più prezioso del patrimonio artistico, storico, culturale e umano che ha reso glorioso il San Domenico. Si aprano le porte al futuro e all’adeguamento agli standard dell’hotellerie d’elite. Ma qua non siamo ne a Las Vegas ne a Dubai. Sappiano bene, i funanboli del futurismo e lo tengano bene a mente che qui, il Passato, è oro.

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