Palazzo Ciampoli
Palazzo Ciampoli

Umidità e la facciata esterna, alcune imprecisioni – Palazzo Ciampoli riapre al pubblico. Uno degli storici luoghi di Taormina, di proprietà della regione Sicilia, è stato inaugurato e per l’occasione è stata presentata una mostra che raccoglie alcuni quadri e sculture della scuola che si rifà ad Antonello da Messina. Grande pubblico, durante l’inaugurazione, conclusasi poche ore fa, ma l’organizzazione non è stata delle migliori. Anzi, diverse persone sono rimaste fuori e la stampa non è stata invitata all’evento. Il Palazzo Ciampoli, inoltre, ristrutturato sia dentro che fuori, presenta già alcune macchie d’umidità nella parte interna e l’intonaco della facciata poteva avere un effetto invecchiato. È troppo chiaro e magari si poteva fare lo stesso lavoro che all’epoca era stato realizzato sulla facciata della chiesa di santa Caterina. Altro limite della mostra è la mancanza di tabelle esplicative a fianco delle opere d’arte esposte e informazioni approfondite sul periodo in cui sono state realizzate. Per chi non è un esperto, infatti, questo è un grosso problema. Del resto, simili pannelli, sono presenti in qualsiasi struttura museale del mondo. Perché non ci sono a Palazzo Ciampoli?

Eligio Giardina: «Dare alla città la gestione di Palazzo Ciampoli» – Al di là di queste considerazioni, l’apertura di Palazzo Ciampoli è stata l’occasione, per il sindaco e la giunta di Taormina, di incontrare l’assessore regionale ai Beni culturali Carlo Vermiglio. Il primo cittadino della Perla dello Jonio, Eligio Giardina, ha detto che «questa mostra di grande respiro non dovrebbe durare soltanto un mese. Sarebbe assurdo e uno spreco di denaro pubblico tenerla aperta per un periodo di tempo così limitato. Dovrebbe essere fruibile, invece, per almeno tre o quattro mesi». Il mese stabilito, però, è una conseguenza delle precarie condizioni di salute delle casse della regione che in un periodo di tempo più lungo dovrebbe affrontare altri costi. Ma di fronte a una difficoltà del genere, il sindaco Eligio Giardina ha proposto alle istituzioni regionali di «dare alla città la gestione di Palazzo Ciampoli, in modo che sarà il comune a farsi carico dei costi: custodia, gestione e organizzazione di eventi di alto spessore culturale e storico».

Ipotesi Protocollo d’intesa con la regione – L’altra ipotesi sul tavolo, invece, è quella di fare interagire il comune con la regione, in modo che il Palazzo non rimanga un contenitore vuoto. L’idea è quella di rendere Palazzo Ciampoli un luogo attivo e dinamico. Per questo motivo si è iniziato a parlare anche di una sorta di Protocollo d’Intesa con la regione, per far sì che anche il comune sia presente all’interno della struttura. In sostanza una parte potrebbe essere data in concessione agli eventi culturali e artistici del comune di Taormina. Sono proposte che verranno approfondite a gennaio in una riunione tra le parti che si terrà a Messina. Almeno una stanza, inoltre, dovrebbe essere dedicata alla dinastia Ciampoli tramite la donazione proposta dal dottor Giuseppe Ruggeri. L’erede della famiglia Ciampoli, in esclusiva per Taormina Today, aveva annunciato le sue intenzioni e descritto cosa vorrebbe donare allo storico edificio di epoca medievale: «Dispongo di una piccola collezione di documenti cartacei della famiglia, che vanno dai primi anni dell’800 agli anni ’50. Ho una discreta collezione di fotografie dei Ciampoli e del cavaliere Pietro Ciampoli che viveva nel Palazzo con la sua famiglia: la moglie e quattro figli (tre femmine e un maschio). Da questo figlio maschio nacquero due figli maschi e uno di questi è l’ultimo erede del Palazzo, Nino Ciampoli. Il fratello maggiore, Piero Ciampoli, che era un poeta, fu direttore del Grande Hotel di Messina. Morì prematuramente e a quel punto il bene passò al figlio di Nino Ciampoli. Nel particolare, per quanto riguarda gli oggetti che andrà a donare, si tratta di fotografie del secolo scorso e dell’Ottocento. Album fotografici, manoscritti dei Ciampoli e documenti e atti notarili vari. Significativo è un timbro che risale al Regno delle Due Sicilie».

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