Giuseppe Ruggeri, discendete della famiglia Ciampoli
Giuseppe Ruggeri, discendete della famiglia Ciampoli

Giorno 29 dicembre ci sarà la mostra dei dipinti che appartengono alla scuola di Antonello Da Messina a Palazzo Ciampoli. Un evento che inaugurerà lo storico edificio medievale che per troppo tempo è rimasto in disuso. Per l’occasione, tra i presenti, ci sarà un discendente della famiglia che per molti secoli ha vissuto nella Perla dello Jonio. Si tratta del dottor Giuseppe Ruggeri. Medico, poeta, scrittore e saggista, vive a Messina. È giornalista pubblicista dal 1993 e collabora con la pagina culturale del quotidiano “La Sicilia” di Catania. È vicepresidente dell’Amsi (Associazione Medici Scrittori Italiani), fondata nel 1954 da Corrado Tumiati e che ha avuto tra i suoi membri, tra gli altri, Mario Tobino e Giuseppe Bonaviri. Ha pubblicato L’unico Dio possibile (1995, narrativa), Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (2001, saggistica), Macrocosmi (2006, poesia). Ha vinto le edizioni 1998 e 1999 del premio “Porti sepolti”. Giuseppe Ruggeri, in vista della riapertura di Palazzo Ciampoli, è la persona giusta per parlare dello storico nucleo familiare di origini toscane, considerando la sua volontà di fare una donazione.

Dottor Ruggeri, quali sono i suoi legami con la famiglia Ciampoli?
«La nonna di mia madre era una Ciampoli. Mia madre, in poche parole, è la nipote di Isabella Ciampoli, ovvero la figlia di Pietro Ciampoli, l’ultimo proprietario che abitò con tutta la sua famiglia nel Palazzo. La nonna di mia madre abitò nel Palazzo fino agli anni ’30 circa. Suo padre, il cavaliere Pietro Ciampoli, è tutt’ora sepolto nel Cimitero di Messina. Era un nobile taorminese. La famiglia risale all’epoca medievale. Le origini sono toscane, il primo nucleo si era allontanato dalla Toscana al tempo delle lotte tra guelfi e ghibellini».

Dai Ciampoli alla regione Sicilia. Come è avvenuto questo passaggio di proprietà?
«Il Palazzo fu costruito intorno al ‘400 ed è sempre appartenuto alla famiglia fino alla vendita definitiva svolta negli anni ’90, quando la regione Sicilia acquisì l’immobile dopo una lunga causa. Lo considerava un patrimonio importante. Fu una sorta di espropriazione e il Palazzo venne pagato a una quota più bassa rispetto al valore dell’immobile. L’intento dell’ultimo discendente, il cavaliere Nino Ciampoli, era di vendere il Palazzo. Ma la regione offrì circa 700 milioni di lire negli anni ’80 e in seguito a una causa fu rivalutato. Vale la pena ricordare, inoltre, che questo immobile fu adibito a civile abitazione più o meno fino agli anni ’50, quando c’era un night club, il celebre Sesto acuto».

Come discendente della famiglia Ciampoli vorrebbe donare alcuni documenti da far custodire all’interno del Palazzo. Di cosa si tratta?
«Dispongo di una piccola collezione di documenti cartacei della famiglia, che vanno dai primi anni dell’800 agli anni ’50. Ho una discreta collezione di fotografie dei Ciampoli e del cavaliere Pietro Ciampoli che viveva nel Palazzo con la sua famiglia: la moglie e quattro figli (tre femmine e un maschio). Da questo figlio maschio nacquero due figli maschi e uno di questi è l’ultimo erede del Palazzo, Nino Ciampoli. Il fratello maggiore, Piero Ciampoli, che era un poeta, fu direttore del Grande Hotel di Messina. Morì prematuramente e a quel punto il bene passò al figlio di Nino Ciampoli. Nel particolare, per quanto riguarda gli oggetti che andrà a donare, si tratta di fotografie del secolo scorso e dell’Ottocento. Album fotografici, manoscritti dei Ciampoli e documenti e atti notarili vari. Significativo è un timbro che risale al Regno delle Due Sicilie».

Si è confrontato con le istituzioni regionali e locali per concretizzare questa sua idea della donazione?
«Ho sottoposto la mia idea sia al vicesindaco di Taormina, Mario D’Agostino, che all’assessore ai Beni Culturali della Sicilia, Carlo Vermiglio. Pare ci sia la volontà di portare a compimento la proposta. La mia è una donazione, in modo che questi cimeli vengano ospitati in una sala in maniera permanente. In sostanza, comunque, entrambe le istituzioni hanno espresso un parere positivo. Palazzi come questi devono essere sedi di mostre permanenti. La storia dei Ciampoli non rende giustizia solo a Taormina, ma a tutta la Sicilia. Spero si possa fare un buon lavoro, anche creando una piccola sezione che attesti la presenza dei Ciampoli per diversi secoli nell’edificio».

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