viaggio Taormina, Teatro Greco
Taormina, Teatro Greco

Il viaggio del 1883 – Non tutti i viaggi sono uguali e lo stesso vale per i viaggiatori. Del resto il bagaglio che si portano dietro è soggettivo e contiene degli oggetti sempre differenti. È stato così anche per lo scrittore francese Guy de Maupassant, che nella tarda primavera del 1883 (dieci anni prima di morire a Parigi) giunge in Sicilia. Resterà in Sicilia per poco più di due mesi, ma sarà un percorso intenso che il celebre autore transalpino riassumerà nel volume “La via errante” del 1890. Tra le sue tappe siciliane non poteva mancare Taormina. La Perla dello Jonio che è stata descritta, in diversi modi, dai più disparati intellettuali e uomini di cultura, ma la cronaca offerta da Guy de Maupassant è davvero originale e particolare. Quella Taormina, inutile dirlo, era molto diversa dalla Taormina contemporanea. Lo si capisce dalle parole e dalla descrizione dello scrittore francese che da Messina, con il treno, arriva a Taormina. Dopo essere giunto a Messina, «una città che non reca nulla di notevole», Guy de Maupassant fa tappa a Taormina.

L’amore per Taormina – «Prendiamo, lo stesso giorno, la ferrovia per Catania, che traversa una costa magnifica, aggira baie suggestive, animate, ai bordi degli arenili, da piccoli villaggi bianchi. Ecco Taormina. A un uomo che dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?”, rispondere senza esitare: “Taormina”. È solamente un paesaggio, ma un paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente. Il villaggio è sospeso su una larga montagna, come fosse rotolato dalla cima. Pur possedendo bei resti del Passato, ci limitiamo a traversarlo, per vedere il Teatro greco e assistere al tramonto». Guy de Maupassant è innamorato di Taormina, della sua posizione geografica e della natura che la circonda, tra il mare e la montagna rappresentata da sua maestà l’Etna. Ma ciò che colpisce l’autore francese è, in particolar modo, il Teatro antico e la sua collocazione.

Guy de Maupassant e il concetto di bellezza – «Quello di Taormina è così superbamente posto che non può esistere nel mondo intero altro luogo a esso assimilabile. Una volta entrai nel muro di cinta, si visita la scena, la sola che sia pervenuta fino a noi in buono stato, si salgono le gradinate, franate e ricoperte d’erba, un tempo destinate al pubblico, e che potevano contenere circa 35 mila spettatori, e da lì si osserva. Si vedono dapprima le rovine, tristi e superbe, ove restano in piedi, ancora bianche, fascinose colonne di marmo coi loro capitelli; poi, oltre le mura, scorgiamo in basso, a perdita d’occhio, il mare, la riva che si allarga fino all’orizzonte, cosparsa di rocce enormi, orlata da sabbie dorate e popolata di villaggi bianchi; poi, a destra, dominando tutto, occupando con la sua massa la metà del cielo, l’Etna nevoso e fumigante». E infine Guy de Maupassant compie una riflessione attuale, che dovrebbe essere tenuta in considerazione dall’uomo dei nostri giorni: «Oggi, esistono popoli di fare cose simili? Esistono uomini in grado di edificare, per il piacere dei loro simili, opere come queste? Gli uomini d’un tempo avevano occhi e anima differenti dai nostri, giacché nelle loro vene, col sangue, scorreva qualcosa che non esiste più: l’amore e la devozione per il bello».

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