Marco Gaglio
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Marco Gaglio: «Come può un funzionario del comune dire: tu te ne devi andare? Non c’è un atto deliberativo, non c’è una determina dirigenziale» – Giorno 9 marzo 2017. Non è un ritorno al futuro, ma una data che rischia di aprire l’ennesimo fronte giudiziario a Taormina. Si tratta della Piscina comunale e del Corpo Volontario Soccorso in Mare, l’ente che gestisce la struttura. È la scadenza che negli ultimi giorni i gestori hanno ricevuto. Entro il 9 marzo 2017, infatti, dovranno lasciare la Piscina comunale e dunque dovrebbe scadere il loro contratto di gestione. Un qualcosa che è stato accolto con sorpresa, per usare un eufemismo, da Marco Gaglio, dirigente sportivo che gestisce la struttura. La notizia è giunta da una lettera a firma di due funzionari comunali, dove si invita a lasciare sgombero lo stabile. «Per una teoria dei vasi non comunicanti c’è qualcosa che non funziona. Come fa la mente a non sapere cosa fa il braccio? Come può un funzionario del comune dire: tu te ne devi andare? Non c’è un atto deliberativo, non c’è una determina dirigenziale. Il comune non concederebbe i famosi nove anni presenti nella convenzione tra noi e il comune, ma se una settimana prima mi era stato dato l’ok?».

I quattro punti dell’atto deliberativo – Il dottor Gaglio ricostruisce la vicenda dal 2009 a oggi e promette battaglie legali nei confronti del comune di Taormina. Era il 2009 quando il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, «aveva emesso un decreto che sosteneva come tutti coloro che hanno requisiti adeguati e hanno gestito impianti sportivi, potevano modificare o realizzare altri impianti, utilizzando i benefici del decreto. In questo decreto l’ente sportivo aveva gli interessi pagati dalla regione Sicilia (tutto ciò dopo aver superato il parere del Coni provinciale e regionale). Dopo un anno esce la graduatoria su 25 pratiche e noi risultiamo essere al 27° posto. Nel 2011, saputo che due comuni si ritiravano dalla graduatoria, si chiede alla giunta di Taormina un atto deliberativo». In questo atto deliberativo c’erano quattro aspetti messi in evidenza: il comune non doveva essere in dissesto, il comune doveva dare la fideiussione per 490 mila euro, il comune rinunciava per contratto a una prerogativa della convenzione e gli anni di gestione diventavano in automatico 18, il comune doveva accettare l’elaborato in modo da iniziare la pratica e trasformarlo in progetto esecutivo.

«Il comune di Taormina non mette un euro. Anzi, deve 87 mila euro dal 2008 al 2015 per ogni anno» – In una situazione del genere, però, la regione esaurisce i fondi (sic!) e la situazione si blocca per due anni. «In seguito, grazie all’intervento del credito sportivo, vennero trovati i fondi. All’inizio del 2014 eravamo pronti a concludere l’iter che riguardava il credito sportivo, ma il 27 febbraio, però, era caduto il tetto della piscina di Taormina e di fronte a un’avversità di quel genere non sapevamo se questo tetto fosse stato messo a posto dall’amministrazione. Dunque avevamo chiesto alla regione e al credito sportivo di attendere. Il tetto, poi, si è fatto e la piscina è rimasta chiusa 296 giorni. Alla riapertura avevamo il 30 per cento degli utenti in meno». A quel punto, racconta Gaglio, «il comune siccome era passato troppo tempo, doveva riconfermare quelle famose quattro clausole. Il sindaco, ad onor del vero, in meno di due settimane fece arrivare la lettera dicendo che concedeva la fideiussione». Questa è stata l’ultima tappa prima della missiva con il countdown giunta da due funzionari comunali. Qualche giorno fa, intanto, in Consiglio comunale l’ex assessore Antonio Lo Monaco, avevo posto degli interrogativi sulla vicenda: «La piscina di chi è? Del comune. Se devo fare un corso nella piscina devo pagare. Ci sono delle entrate, già, ma per chi?». Il dottor Marco Gaglio, però, ha replicato a quelle affermazioni: «Se l’ex assessore Lo Monaco fosse stato più attento, avrebbe letto il bando di gara dove davano a noi degli obblighi e altri al comune. Il bando non l’abbiamo fatto noi. Se le regole sono quelle, non possiamo farci nulla. Il comune di Taormina non mette un euro. Anzi, deve 87 mila euro dal 2008 al 2015 per ogni anno. Pensiamo di chiedere subito quei soldi», ha concluso il dirigente.

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