Fondazione Mazzullo Sebastiano Tusa

La presentazione a Taormina che si è svolta lunedì 21 dicembre scorso, presso il Palazzo Duchi di Santo Stefano, sede della Fondazione Mazzullo, del nuovo libro di Sebastiano Tusa è stata l’occasione per un emozionante viaggio nella Preistoria della Sicilia. A fare gli onori di casa il presidente della Fondazione Mazzullo Alfio Auteri e l’assessore comunale alla Cultura, nonché vicesindaco di Taormina, Mario D’Agostino. L’incontro che è stato magistralmente moderato da Milena Romeo, ha visto la presenza tra gli altri del massimo rappresentante della Soprintendenza ai Beni culturali della Provincia di Messina Rocco Scimone e di vari esponenti del Club UNESCO di Taormina.

Sebastiano Tusa non ha certo bisogno di presentazioni avendo al suo attivo oltre 700 pubblicazioni e viene considerato unanimemente a livello internazionale uno dei massimi esperti di Archeologia subacquea. Attualmente lo stesso è fra l’altro il responsabile della Soprintendenza del Mare della Sicilia, oltreché docente presso l’Università tedesca di Marburg. E’ direttore della rivista Sicilia Archeologica e dal 1972 ha partecipato e diretto missioni e ricerche archeologiche in Italia, Iraq, Iran, Pakistan, Turchia, Libia, Giappone e in particolare in Sicilia. La sua ultima fatica letteraria è intitolata Sicilia Archeologica e porta il lettore all’interno di un percorso che si prefigge di evidenziarne i caratteri in un periodo di tempo che va dal Paleolitico all’Età del Bronzo contestualizzandola nel bacino del Mediterraneo. Sebastiano Tusa, inoltre, grazie ai suoi studi e alle sue ricerche ha dato un contributo determinante all’approfondimento e alla chiarificazione di particolari momenti storici che hanno di fatto rappresentato delle svolte epocali per la nostra isola ed in particolare riguardo alla famosa battaglia delle Egadi del 241 a.C. che di fatto ha posto la parola fine alla prima guerra punica o al noto scontro navale di Nauloco avvenuto nelle acque antistanti il territorio Mamertino il 3 settembre del 36 a.C. ai tempi della guerra civile romana e che vide arridere la vittoria alla flotta di Ottaviano su quella di Sesto Pompeo.

Determinanti per una migliore comprensione su come realmente si svolsero gli eventi sono stati i reperti portati alla luce recentemente da Tusa tra i quali rostri, elmi e i resti di relitti di navi che in alcuni casi sono direttamente riconducibili all’epoca dei fatti. Certamente in questo caso la datazione dei reperti risulta essere fondamentale anche grazie all’utilizzo di nuove metodi di indagine non ultimo quello della datazione con il carbonio-14, ma spesso alcuni di questi metodi sono stati anche messi in discussione circa la loro attendibilità, come ad esempio nel caso della Sacra Sindone conservata a Torino. Ecco che la contestualizzazione degli eventi risulta essere di primaria importanza. Per Tusa risulta fondamentale coinvolgere in questo percorso gli altri Paesi del Bacino del Mediterraneo in primis la Tunisia e far uscire dalle casse dei magazzini dei musei i reperti affinché possano essere posti all’attenzione dei visitatori ed in particolare costituire così una fonte di interesse per le nuove generazioni, che per poter guardare con fiducia al futuro devono necessariamente volgere lo sguardo indietro, nel passato, nella nostra storia e preistoria.

Durante l’incontro si è voluto anche porre l’attenzione su ciò che sta avvenendo in Libia ed in altri Paesi ove il terrorismo islamico sta sfogando tutta la sua ira iconoclasta. Distruggendo il patrimonio artistico e culturale di un popolo si consegna una civiltà all’oblio e questo la Sicilia non può decisamente permetterselo: una culla di civiltà unica al mondo e ove meglio che in qualunque altro posto del Pianeta l’insediamento umano presenta delle peculiarità uniche nel suo genere: dai graffiti presenti all’interno delle grotte della parte occidentale dell’isola da quella dell’Uzzo alla grotta del Genovese, all’arte Dorica che proprio qui ha trovato la propria massima espressione, sino ad arrivare alle fantasmagoriche espressioni dell’arte berbero-arabo-persiana, che ha fatto si che l’Isola abbia avuto molti siti acclarati dall’Unesco Patrimonio Culturale dell’Umanità.

Il professor Tusa ha posto anche l’accento sulla necessità che il concetto di tutela di un bene necessariamente deve coinvolgere i cittadini: non basta infatti che le Forze dell’ordine svolgano un egregio lavoro perché è necessario un cambio di mentalità: «ciò che è pubblico non è dello Stato ma di noi tutti, perché ne va del futuro delle nuove generazioni», ha chiarito il professore. Oggi molte operazioni subacquee internazionali vengono realizzate grazie a sponsorizzazioni o a mecenati dati anche gli alti costi che questo tipo di attività richiedono. Tusa affascina l’auditorium quando racconta delle sue indagini archeologiche subacquee alle Egadi, alle Eolie e delle sue esperienze oceaniche o in Paesi lontani. Ma non si tratta di un racconto onirico bensì da insigne studioso, sempre aderente alla realtà e dall’indole intimamente combattiva tipica del leone che non rinuncia mai a combattere anche quando la forte fibra è minata dall’interno a causa di una subdola malattia che però porta non alla resa, bensì ad implementare l’impegno: lo spirito e la tempra che caratterizzano un siciliano unico che il mondo ci invidia.

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