Matteo Renzi, presidente del Consiglio
Matteo Renzi, presidente del Consiglio

Oltre la questione meridionale – Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha parlato del Sud e l’ha fatto dal palco della Leopolda. Nella giornata conclusiva della kermesse fiorentina, il presidente del Consiglio ha esposto gli obiettivi raggiunti dal suo governo e quelli che dovranno essere portati a compimento nel prossimo anno solare. Tra questi c’è il Patto per il Sud, che nelle ultime settimane è balzato al centro dell’agenda politica di Palazzo Chigi in seguito all’allarme lanciato in estate da vari istituti di ricerca, i quali hanno svelato la tragedia che sta vivendo il Mezzogiorno d’Italia. Altro che questione meridionale. Da queste parti si è superato il limite. Il Sud arretra a vista d’occhio. Ognuno, nel suo piccolo, lo può notare. I propri quartieri, i paesi, le città sono diversi, sono peggiorati, più degradati rispetto a una ventina di anni fa. Un sintomo, una sofferenza che mostra come qualcosa non va. La classe politica regionale degli ultimi due decenni ha fallito, ma non c’è stata nessuna attenzione neanche da parte dei governi nazionali che hanno parlato di meridione soltanto quando si avvicinavano le tornate elettorali.

Matteo Renzi: «Il Sud ha tutto per risollevarsi. E’ il momento di dire basta con le chiacchiere» – Il premier Matteo Renzi, però, prova a ribaltare anche una visione del genere. E dal palco della Leopolda ha preso degli impegni ben precisi nei confronti del Sud Italia. Tutti i presidenti delle regioni meridionali, negli ultimi giorni, sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Con l’esponente del governo sono stati definiti nei dettagli i contenuti dei Patti, ovvero gli interventi prioritari (non solo infrastrutturali) da realizzare per dare robustezza al rilancio produttivo ed occupazionale delle singole regioni. «Il Sud ha tutto per risollevarsi. E’ il momento di dire basta con le chiacchiere. Chi ha il coraggio e la forza di intervenire lo faccia, anche perché’ governiamo tutte le regioni», ha detto dalla kermesse di Firenze il premier Matteo Renzi. Parole rivolte anche alla Sicilia, fanalino di coda del Paese, che affronta una crisi politica ed economica senza precedenti.

Quanti problemi – Un sistema giunta al collasso dopo decenni di mal governo. Tra disseto idrogeologico dei vari territori, vedi Taormina, Giardini Naxos, Barcellona Pozzo di Gotto e buona parte della provincia di Catania, per non parlare dei problemi della viabilità che rendono complicati gli spostamenti, fino a giungere alla costante assenza di lavoro per i giovani costretti a emigrare in massa per trovare un’occupazione. La Sicilia è diventata la terra delle opportunità perdute. La terra dell’illusione, dei continui spostamenti degli onnipresenti onorevoli regionali che nell’immobilismo totale sono gli unici a muoversi con leggerezza. Difficile non notarli e a dir la verità a scorgerli è sempre il presidente della Regione di turno, che li assolda per tenere in piedi la traballante maggioranza ed evitare la mozione di sfiducia che si ripresenta come una “camurria” costante. La Sicilia è la regione che al Nord e al Centro liquidano con la frase: “Ah, ma la Sicilia è un mondo particolare”.

Un’inversione di tendenza che parta proprio dalle periferie abbandonate e considerate fucine di voti dal ras di turno – Inutile, adesso, soffermarsi su chi da etichette di escrementi a questa terra e chi la considera come una sorta di zona franca, incomprensibile a tal punto da farci una puntata speciale di Super Quark. Il presidente del Consiglio parla della necessità di un cambiamento culturale in Italia e in Europa, ma soprattutto in Sicilia c’è la necessità di una deviazione culturale. Un’inversione di tendenza che parta proprio dalle periferie abbandonate e considerate fucine di voti dal ras di turno. Già, proprio come le periferie dell’Unione Europea dove sono cresciuti e si sono formati i fanatici fondamentalisti islamici e che andrebbero bonificate dal punto di vista culturale, quelle sicule dovrebbero subire una cura simile. Renzo Piano parla di rammendare. Forse è il verbo giusto, o forse no. Questo lo dovrà decidere chi ha un progetto per la Sicilia, per trasformarla in una regione a statuto normale. Come le altre, niente di trascendentale. Facciamo questo Patto, prima di scivolare sempre di più verso il vuoto.

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