Scuola

«Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. E’ trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi». Con queste semplici e vere parole è necessario che una comunità affronti la diversità che caratterizza ogni singolo individuo. A scuola si vive la dimensione dell’Intercultura, tanti i bambini provenienti da nazioni diverse, classi “colorate” nella pelle, negli usi, nelle tradizioni e nelle abitudini. Etimologicamente la diversità è il contrario della rassomiglianza, ma come far capire che si tratta di un valore aggiunto? Come fare in modo che bambini e adulti si sentano sinergicamente pezzi di uno stesso puzzle? Torna, ancora una volta al centro, la famiglia, primo alfiere educativo, ma una parte di responsabilità in chiave formativa ed educativa spetta alla comunità scuola. Si preferisce, spesso, non utilizzare la parola razzismo. Per i “buonisti” potrebbe essere un termine superato, ma considerata l’epoca in cui viviamo e le diversità con cui quotidianamente bambini ed adulti si confrontano, anche questa tematica va trattata in chiave strettamente pedagogica.

Attraverso strumentazioni adatte, tenendo il dialogo come primo elemento di confronto, tutti i bambini dovranno capire che il razzista è un debole, una persona che ha paura di quello che non conosce, che non ha interiorizzato che “strano” designa qualcosa di straordinario, di molto diverso da quanto si ha l’abitudine di vedere. I docenti di religione dovrebbero far in modo che le loro lezioni siano di didattica, di confronto, di scambio; i bambini sono molto curiosi e vorrebbero conoscere realtà diverse che hanno in comune il ceppo iniziale. Si dovrebbe puntare all’inclusione e non all’etichettamento. Ogni scuola dovrebbe avviare progetti di comprensione, di conoscenza curiosa dell’altro, altrimenti si rischia di cadere nel banale e nell’utilizzare la religione per spingere le persone alla guerra. La lotta al razzismo deve essere un impegno quotidiano, bisogna dare l’esempio, fare attenzione alle parole che si utilizzano, abbandonare dal proprio vocabolario espressioni che portano a idee false e pericolose. Quando un bambino entra nella sua classe dovrà guardare bene tutti i suoi compagni e notare che tutti sono diversi e questa diversità sarà una bella cosa. La scuola deve essere per e con tutti, una comunità che sappia mettersi in gioco, in cui le proprie risorse umane siano traino e tramite di una diversità curiosa.

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