John Lennon
John Lennon

Se pensiamo che Nixon scomodò persino l’Fbi di J. Edgar Hoover – sul quale mi astengo dall’ esprimere qualsiasi commento –  che dalla fine degli anni ‘60 fino al 1975 mise Lennon sotto controllo, aprendo un file sul musicista inglese, possiamo farci una prima idea dell’importanza che il personaggio John Lennon ebbe sull’America di quegli anni, quanto le sue iniziative fossero temute e quanto influente fosse l’opinione di un musicista di Rock and Roll, che da Liverpool iniziò una carriera senza eguali, insieme a George Paul e Ringo. Un ragazzo ribelle ed irriverente, figlio della Working Class britannica e che dalla fredda e desolata inghilterra del dopoguerra, forse inconsapevolmente, si apprestava a cambiare il mondo. Per sempre. Non me ne vorranno i nuovi fan della fisica quantistica, ma tuttora mi piace pensare di vivere in un mondo Einsteniano. Si, il mondo che ci circonda si può descrivere cosi: Einsteniano e Beatlesiano! Coi Beatles, Lennon a quattro mani con Sir Paul McCartney, scrisse tra le canzoni Pop Rock più belle di tutti i tempi. Entrambi fan degli eroi del Rock and Roll americano degli anni ‘50, da Elvis a Chuck Berry, i due Beatles, regalarono al mondo perle come She Loves You e I want to hold your Hands, Help e Nowhere man.

Col passare degli anni, le composizioni dei Fab Four, pur portando sempre il binomio Lennon/McCartney come firma, cominciarono a evidenziare le diverse tendenze artistiche tra i due baronetti. Paul toccava cime compositive altissime con melodie dalla bellezza quasi ultraterrena, pensiamo a Michelle o Yesterday, o a quella che dai più è considerata la canzone pop perfetta, Here There and Everywhere. John iniziava a dedicarsi sempre più a temi di impegno sociale, manifestando palesemente l’influenza che i testi di Dylan ebbero su di lui.  L’uso di sostanze additive che andavano di moda all’epoca hanno anche in parte potuto contribuire a creare un’atmosfera lisergica intorno alla vita artistica di Lennon, ma ritengo che non tutti quelli che negli anni ‘60 prendevano l’Lsd – Lucy in the Sky with Diamonds –  abbiano scritto poi Tomorrow Never Knows, Strawberry Fields Forever, I am the Walrus o Come Together. O la canzone che ha dato il La alla necessità di una Rete satellitare che mandasse in onda in mondovisione il live alla Bbc dove i Beatles suonavano per la prima volta un brano che avrebbe cambiato le coscienze del pianeta: All You Need is Love.

Lennon dopo i Beatles vivrà il resto della vita quasi sempre negli States. Sarà impegnato in una campagna contro la guerra in Vietnam, appoggerà, suo malgrado personaggi ambigui come Bobby Seale capo dei Black Panthers, che sfrutteranno la sua enorme popolarità per raggiungere gli scopi di attivisti contro il Governo. Ma soprattutto scriverà canzoni immortali come Imagine, Jealous Guy, Mind Games, Instant Karma, Power to the People e Happy Xmas. Una parentesi a Los Angeles tra notti folli a base di Vodka e Cocaina, la momentanea separazione da Yoko Ono e il definitivo permesso di soggiorno negli Usa, dopo una estenuante battaglia legale. Dal ‘75 al 1980 sparisce dalle scene musicali e riprenderà la chitarra, «non ricordavo fossero così pesanti», dichiarerà Lennon per registrare il suo ultimo capolavoro, Double Fantasy con dentro canzoni bellissime come Woman, Starting Over, Watching the Wheels e Beautiful Boy. Due mesi prima della morte, Lennon, in occasione del suo compleanno, pronuncerà la frase «di colpo ti svegli a 40 anni e c’è ancora così tanto da fare». La notte dell’8 dicembre 1980, davanti alla sua abitazione, il lussuoso Dakota Building di New York, John Lennon, il beatle che restituì l’Mbe alla Corona inglese per protestare contro la guerra in Vietnam, che scrisse il più importante inno pacifista della storia dell’uomo contemporaneo, Give Peace a Chance, che cambiò per sempre il volto della musica moderna, che più di tutti ha influenzato generazioni e generazioni, ispirato artisti, dettato mode e abitudini, ci lasciò. John lennon muore troppo, troppo presto. Ci manca. Mi manca in maniera viscerale. A stento trattengo le lacrime, dopo tutti questi anni grazie John. Mind Games forever.

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