Antichi Vinai di Passopisciaro

Il vino che scorre nelle viscere dell’Etna – Il sangue che scorre nelle vene dell’Etna non è soltanto il magma che spesso è possibile ammirare da diverse angolazioni, ma è anche il vino che viene prodotto da queste parti. Nella zona nord del vulcano, in particolar modo, dopo aver percorso il paese di Linguaglossa, oppure attraversando, dall’altro lato, la Valle dell’Alcantara, è possibile raggiungere la contrada di Passopisciaro. Una frazione del comune di Castiglione di Sicilia che si trova a 645 metri sopra il livello del mare. Da queste parti, per diversi motivi tradizionali e ambientali, c’è una grande tradizione nella produzione del vino e un’azienda, più delle altre, custodisce questa storia che risale al 1800. Anzi, per essere precisi al 1877. Anno in cui venne fondata l’azienda di Giacomo Gangemi e figli. Oggi la famiglia Gangemi è alla quarta generazione di produttori di vino e nella Sicilia orientale, prima zona enologica per eccellenza dell’isola, possedevano vigneti sia nella fascia jonica che nella zona montuosa dell’Etna. Quello della famiglia Gangemi è un lavoro, una passione per l’essenza di questa terra.

Dagli anni ’40 agli anni ’60, un cambio di prospettiva nella famiglia Gangemi – Dall’epoca della fondazione dell’azienda agli anni ’50 tutti andavano ad acquistare prodotti dai Gangemi: piemontesi, veneti e francesi facevano la fila per selezionare la migliore produzione da abbinare ai grandi baroli, ai rosati e ai bordeaux. L’azienda della famiglia Gangemi, dal momento in cui è nata, è riuscita sempre a garantirsi un’ottima clientela in quanto rivendevano il vino caricandolo su carri ferroviari e bastioni. La destinazione, nella maggior parte dei casi, era sempre il Nord Italia. Un vino naturale, ovvero autoctono, legato alla sua terra e per questo esclusivo, unico e impossibile da riprodurre. Ma l’azienda dei Gangemi inizia a compiere i primi passi quando la nonna Grazia vende il vino a ore ad Acireale, in quei locali noti come bettole. Altro che wine bar. Nell’epoca in cui il vino era considerato un alimento, un medicamento e anche un tossico, in un arco di tempo ben preciso si poteva consumare tutto il vino che si riusciva a mandare giù. Ma se in questo periodo storico, fino agli anni ’40 e ’50, l’azienda esportava vini e nobilitava il marchio degli altri, dagli anni ’60 c’è stata l’inversione di tendenza. Una sterzata data da Giuseppe Gangemi, che iniziò a valorizzare il marchio e imbottigliare il vino.

Un vino non riproducibile, un vino unico in una contrada come Passopisciaro – Così Giuseppe mise in commercio il marchio Ciclopi, quello Polifemo, ma ancora il mercato non era maturo, non era pronto per questo salto di qualità. Poco male, perché i semi erano stati già piantati e ormai non bisognava fare altro che attendere la crescita della pianta. Così è stato. Un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’azienda Gangemi l’ha avuta l’Etna e contrada Passopisciaro. Luogo in cui la famiglia Gangemi ha avuto la lungimiranza di insediarsi stabilmente. «Passopisciaro è da considerarsi la cittadina, la contrada che rappresenta l’enologia dell’Etna a livello internazionale. Dire Passopisciaro vuol dire far riferimento al vino dell’Etna. Chi si occupa di vini, soprattutto a un certo livello, conosce bene questa contrada, i terreni. La scelta di Passopisciaro non è casuale», afferma Marco Gangemi che oggi gestisce l’azienda familiare. Passopisciaro ha la fortuna di trovarsi nella parte nord dell’Etna e quindi questa zona gode di un’ora di sole in più (non è un dettaglio nell’agricoltura) rispetto alla parte est, la piovosità è inferiore di almeno cinque volte rispetto alla parte est dell’Etna e poi la Valle dell’Alcantara concede una ventilazione rilevante. «L’Etna è un’isola nell’isola, sottolinea Marco Gangemi. Ci sono colate continuative, una concimazione naturale garantita dalla cenere vulcanica e poi c’è l’acqua dell’Etna. Infine come non parlare dello sbalzo termico che in estate raggiunge i 20°. I trattamenti, tra l’altro, sono biologici. Lo si può vedere a occhio nudo. I vigneti sono circondati da pietra lavica, da terrazze e muretti a secco. È impossibile, per esempio, per un trattore entrare nel vigneto. Grazie a tutti questi fattori, dunque, si crea un mix non riproducibile, unico, che fa di questo vino uno dei migliori e più apprezzati al mondo», dichiara Marco Gangemi.

Un’azienda dove si fa fisica e non chimica – Al di là di queste considerazioni ambientali e naturali, è negli anni ’80 che l’azienda pensa al marchio Antichi Vinai. In quegli anni l’azienda Gangemi era all’avanguardia, considerando il loro impianto pilota per la Sicilia per l’eliminazione totale dell’SO2, per avere i vini quantomeno scaricati di anidride solforosa. «Da noi si fa fisica e non chimica», afferma Marco Gangemi mentre mostra i macchinari dell’azienda familiare. Oggi la realtà vinicola dei Gangemi si sta consolidando e così si possono notare le cantine con le due bottaie di invecchiamento, la struttura logistica, le strutture di produzione e i terreni intorno, certificato della naturalezza del marchio Antichi Vinai. «Tutto ciò è qua perché c’è stata una visione chiara 35 anni fa», precisa Marco Gangemi. E questa visione della realtà ha permesso all’azienda, dagli anni ’80 a oggi, di realizzare una costante evoluzione di prodotti autoctoni e non producibili. In azienda, per esempio, si producono sette versioni del Nerello mascalese. Impossibile, a quanto pare, replicare un vino del genere in altre parti del mondo. L’Etna e l’uva utilizzata sono i due elementi chiave e poi si può fare affidamento su questi vigneti, quelli di Passopisciaro, quelli dell’azienda Gangemi, perché hanno resistito alla fillossera, una malattia che nell’800 distruggeva la vite». Sta di fatto che il vino dell’Etna fa parte dell’essenza di questa montagna, scorre nelle sue vene, e conserva la particolarità ben custodita dall’azienda Antichi Vinai di Passopisciaro della famiglia Gangemi.

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