Teatro antico, Vittorio Sgarbi e Roberto Vecchioni al Taormina Media award W. Goethe 2013
Teatro antico, Vittorio Sgarbi e Roberto Vecchioni al Taormina Media award W. Goethe 2013

Dovrei almeno fare una ricerca sulle ultime cose pubblicate da Roberto Vecchioni, o andare a vedere se ha qualche disco in uscita (potrebbe essere un motivo; andate a sentire le cazzate che sta tirando fuori dal cilindro un Keith Richards da TSO per attirare l’attenzione sul suo inutile disco solista. Attacca tutti da Sgt. Pepper dei Beatles ai Led Zeppelin, i Queen e pure gli Who! ), dovrei appunto ma non ho tempo. Sto ascoltando The Year of the Cat di Al Stewart e preferisco restare in alto. E’ un sabato mattina di un mite dicembre. L’Etna sta dando spettacolo da giorni, in rete e sui social, ma io la vedo in diretta. A un tir di schioppo. (ah ah ah…sorry).

Ha esagerato il signor Vecchioni? E direi di si. Nella forma e nell’appropriarsi di un pulpito dove nessuno lo ha invitato a salire, in quei ermini almeno. E di inviti e premi in Sicilia, però, il signor Vecchioni ne ha ricevuti parecchi. Persino sul prestigioso palco del Teatro antico di Taormina, capitale del turismo dell’isola di pù pù!

Ha detto una vile menzogna il signor Vecchioni? Direi di no. Chi ha il coraggio di sventolare la bandiera della Trinacria e urlare ai quattro venti che la Sicilia è un’isola che nemmeno dalla Luna, si vede la “merda” o è poco sincero o ha il prosciutto davanti a occhi e orecchie. Io ho registrato un disco in dialetto, a testimonianza di quanto sia fiero e orgoglioso di essere siciliano. La Title track, Sudditi e Rose, affronta proprio il tema della Sudditanza. Questa nostra atavica dimensione mentale. E come se avessimo nel dna l’esigenza che qualcun altro venga a gestirci le nostre cose, a pensarci lui per noi. E le conseguenze stanno sotto gli occhi di tutti o di chi le vuol vedere.

Stare adesso ad elencare tutti i pregi, le bellezze, i tesori e il contributo che la Sicilia, sin dai tempi della prima colonia greca, Naxos (toh!), ad oggi ha dato alla storia del nostro paese mi sembra fuori luogo. E d’altronde mettere tutti i panni sporchi sul davanzale sarebbe la stessa cosa. Per quello c’è la Tv arena. La Sicilia ha prodotto U Zu’ Totò e Giovanni Falcone. Questo sentivo ieri in TV e mi sembra una sintesi interessante. Solo che Falcone è una conseguenza di un prodotto che faceva o fa comodo anche altrove. Che so …a MIlano? I siciliani sono una brutta razza. Non siamo mica tutti Pirandello o Ettore Majorana. Se le Fabbriche milanesi o tedesche ci usano come discarica tossica, noi invece di ribellarci teniamo le nostre strade e le nostre spiagge come pattumiere. Abbiamo fogne di 70 anni fa che ogni due settimane scaricano a mare ed edifici scolastici, che quando vengono i miei parenti da Copenhagen mi dicono “ci dispiace, ci dispiace tanto.” La burocrazia mafiosa impedisce ad un imprenditore onesto di donare fondi per il ripristino decoroso di un sito come Selinunte e Dell’Utri, sarà pure un gran bel pezzo di siciliano, ma è con Berlusconi che lavorava. A Palermo ammazzano Paolo Borsellino ed il primo pensiero di alcuni “servitori” dello Stato è quello di far scomparire l’agenda del Magistrato per poi negli anni far passare i figli di Borsellino come dei paranoici fissati e semi imbecilli. Abbiamo a Milo uno degli artisti, musicisti e pensatori più importanti del nostro tempo e poi abbiamo governanti che sembrano pronti per sfilare su un carro allegorico nel Sambodromo. Questa è adesso la Sicilia di Sarino Crocetta che sarà pure una persona onesta, un combattente (dice lui) ma se i risultati si devono vedere, allora io ho bisogno di buone lenti da vista. Certo non è che arriva Sarino e aggiusta 100 anni di sicilianità bastarda. A me ricorda tanto alcuni personaggi del mitico Perroquet di Taormina, ma quelli erano di una leggerezza affascinante e di un gusto osè che ispirava solo simpatia e divertimento. Oooh e basta divagare!

Non prendiamocela con Vecchioni. Quello del tifare contro o acclamarlo come scopritore dell’acqua calda è una filosofia da stadio di serie D. Traiamo invece giovamento dalle sue parole. Soprattutto da quelle un po’ ruffiane che ha detto dopo aver capito di aver calcato troppo, ma assai, la mano. Rialziamoci per Giove! Riprendiamoci questa terra maledetta e benediciamola col nostro senso di rivalsa. Di consapevolezza. Col nostro orgoglio che il sangue dei caduti contro la mafia ha reso vivo. Sputiamola questa mentalità putrida dell’omertà, del guadagno facile, della furbizia presunta e senza dignità che fa ci passare su tutto pur di avere quattro soldi schifosi. Quella vanità e quella convinzione d’essere speciali di cui parlava Tomasi di Lampedusa. Puliamole le nostre spiagge e se il sindaco (ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale – ndr) si mangia i soldi destinati alla ditta collusa che non fa il suo dovere, noi quel sindaco, non lo votiamo più! Pretendiamo che nei musei e nei siti archeologici ci sia personale onesto e qualificato, e se il sovrintendente ci piazza il cugino dello zio dell’amico: denunciamolo senza indugio! Caro professore, grazie! Grazie perché ogni tanto una scossa ci vuole. Anche più spesso di ogni tanto. E fa niente se il tono e il linguaggio non erano quelli più auspicabili. Del resto, leggevo giorni fa un commento sulla sua voce e l’accostamento era identico a quello usato da lei. Ma noi questo a Taormina non glielo abbiamo mai detto. Sarà che non sappiamo eccedere in amore?

Siciliani, che la Sicilia non è “un’isola di merda” lo sappiamo bene. Ma che di ingiustizie che urlano contro il cielo ce ne sono troppe, troppe, troppe, sappiamo bene anche quello. Riportiamo la nostra amata terra a essere piena d’oro, ma stavolta non facciamocelo rubare da Garibaldi per portarlo al Nord!

Take it easy.

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