Anoressia

Un male oscuro che divora il fisico, ma che è specchio dell’anima. Il corpo che diventa uno strumento per manifestare una fame d’amore insoddisfatta, l’ansia di alleggerire il cuore perdendo peso, fino a scomparire, attraverso un rifiuto costante e sistematico di qualunque forma di nutrimento. Anoressia e bulimia sono due facce dello stesso dolore. La prima consiste nel non assumere cibo per paura di ingrassare, la seconda nell’ingurgitarne una quantità eccessiva ed espellerlo subito dopo per non metabolizzarlo. Spesso catalogate come semplici “disturbi alimentari”, sono patologie vere e proprie, a cui si aggiungono comportamenti alimentari dannosi che spesso portano alle stesse conseguenze, come la drunkoressia, o anoressia alcolica, diffusa tra i giovanissimi, soprattutto ragazze, cioè il mangiare sempre meno fino a digiunare per poi assumere grandi quantità di bevande alcoliche.

La difficoltà maggiore che hanno queste persone è quella di riuscire a fidarsi di qualcuno a cui raccontare la propria sofferenza. Spesso alle spalle ci sono delle situazioni di abuso sessuale molto traumatiche e difficili da affrontare. Dietro il rapporto patologico con il cibo, c’è una sofferenza psichica che ha le sue radici nel vissuto della persona, nelle sue relazioni presenti o passate. Spesso ci sono traumi derivanti da abusi sessuali, violenze fisiche o psicologiche che in molti casi si sono consumate nell’ambito famigliare, il che rende ancora più difficile accettarli e superarli.

La difficoltà di un figlio a relazionarsi con l’esterno non va mai sottovalutata, perchè spesso è il segnale di una sofferenza. Di solito queste patologie si manifestano con un rifiuto della tavola, intesa non solo come momento del cibo, ma anche come occasione relazionale all’interno dell’ambito famigliare. Spesso questi segnali contano molto di più dei sintomi fisici, che all’inizio possono non essere così evidenti.

Le ricerche dicono che ne soffrono tra i 5 e i 6 milioni di persone, ma si tratta solo dei casi registrati, quindi probabilmente le cifre sono ancora maggiori. L’età più a rischio è quella compresa fra 12 e 25 anni. L’anoressia e bulimia in senso classico sono certamente più comuni fra le donne, ma ne esistono altre forme più diffuse fra gli uomini. Un esempio diffuso è la “vigoressia”, l’ossessione per l’attività fisica dovuta alla ricerca esasperata di un ideale di bellezza e perfezione, inevitabilmente irraggiungibile. Anche in questo caso c’è una percezione distorta del proprio corpo, che diventa prima scenario di una sofferenza emotiva e relazionale e poi lo strumento attraverso cui manifestarla.

Negli ultimi anni l’attenzione e la consapevolezza in generale su queste tematiche sono cresciute molto, grazie alla campagne di informazione e sensibilizzazione. Il farmacista è il primo soggetto “esterno” a cui spesso si rivolgono questi malati quando acquistano, ad esempio, lassativi, anabolizzanti, e altri prodotti che possono essere la spia di questo tipo di malessere, perciò può recepire per primo il disagio di queste persone e comunicare con loro nella maniera più adeguata. È importante che il farmacista, come anche altri operatori sanitari, come il medico di base, abbia una formazione che gli permetta di relazionarsi nella maniera giusta, e di indirizzare il paziente a un percorso di cura corretto. Da queste patologie si può guarire. Le prospettive di guarigione arrivano al 70% per la bulimia e al 90% per l’anoressia, a patto che vi siano una diagnosi precoce e cure appropriate. Il tempo, infatti, è un fattore determinante, perchè dopo 3 anni esse tendono alla cronicità. Purtroppo, solo il 15% dei malati giunge per tempo alla diagnosi: per questo è importante recepire nel migliore dei modi le richieste d’aiuto.

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