Francesco De Gregori
Francesco De Gregori

Quando guidando sento alla radio la versione di Sweetheart like You tradotta in italiano, per poco non vado fuori strada. E’ stato un colpo, lo ammetto. Ma è l’ultimo attesissimo disco del maestro. E se il maestro fa un disco nuovo, dobbiamo ascoltarlo per bene. E cosi inizia il viaggio esplorativo dell’ultima fatica di Francesco De Gregori: Amore e furto. Già il titolo è la traduzione di un disco del menestrello di Duluth, Love and theft, dove lo stesso Bob Dylan a sua volta “svela” le sue fonti e i suoi presunti furti o prestiti artistici. Diciamolo, sono più di 30 anni che De Gregori naviga in questo mare di similitudini artistiche e richiami più o meno voluti o celati con Dylan. E non solo per la rincorsa maniacale al look, coi cappelli sempre uguali a quelli di Bob, o con l’uso delle stesse chitarre – immancabili le Gibson acustiche – o quel certo modo di cantare, specialmente dal vivo, che ricorda la voce a volte atona a volte tagliente di Dylan, e quel gusto dello stravolgere i brani originali rendendoli “troppo” diversi nella versione Live.

De Gregori, negli, ha scritto testi bellissimi, autentiche poesie ed è anche lì che si esplicita la grande passione e il grande amore di De Gregori per Bob Dylan. Le canzoni di protesta di metà anni ’70, l’ermetismo e l’mpegno sociale, il rincorrersi visionario dei testi e le liriche molto, molto sopra le righe. Il “mendicante arabo” ed il “collega spagnolo” sembrano saltati fuori rispettivamente da My Back pages e Like a Rolling Stones. Tornando al disco, ascoltandolo neanche con troppa attenzione critica, ma semplicemente fidandomi di De Gregori, si capisce subito che il lavoro che sta dietro alle traduzioni o alle interpretazioni dei testi, è stato a dir poco impegnativo se non massacrante. C’è il rispetto e la conoscenza profonda delle opere di Dylan, ma c’è anche il mestiere la classe e il bagaglio di De Gregori. Se il Principe afferma “sa proprio scrivere Bob Dylan”, neanche lui scherza. Gli arrangiamenti sono quasi tutti fedelissimi, sia nella scelta del suono sia in quello dello stile, e difficilmente poteva essere diversamente.

Romantica la versione di “Non dirle che non è cosi”, remake di If you see her say hello, brano in cui Dylan canta il dolore per la separazione dalla moglie Sara. Quasi identica all’originale la versione della già citata Sweetheart like you, che in Amore e Furto diventa “Un Angioletto come te” e non era facile, anzi. Il brano è preso da un disco sacro, immensamente struggente e importante nella produzione di Dylan, Infidels dell’83. Ultimo degli album a tema religioso di Dylan, prodotto e suonato dal grande Mark Knopfler, con buona parte dei Dire Straits. Forse proprio il solo di chitarra lascia un po perplessi, specie se si ha ancora nelle orecchie il capolavoro di Knopfler. In “Via della povertà”, Desolation Row, c’è concentrata tutta la lezione impartita da Dylan e la possibilità che questo sia il brano preferito dallo stesso De Gregori. Struggente I shall Be relesed, che diventa “Come il giorno”, e ancora le versioni di Not dark Yet e Subterranean Homesick Blues (storico il video originale). Insomma, De Gregori fa “coming out” – qualora ce ne fosse stato bisogno – e lo fa con grande impegno e grande amore, laico, come dice lui. Ma lo fa nel migliore dei modi. Il risultato è un gran bel disco, non sempre impeccabile (Devi servire Qualcuno – You gotta serve Somebody), ma che vale la pena di regalare a Natale. E senza la fretta di spiegare a chi non dovesse conoscere per forza Bob Dylan come stanno le cose. Godetevi un Francesco De Gregori in gran forma. Il tempo di arrivare al Profeta c’è. Dylan rimane li. Solenne. Oltre il tempo.

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