Teatro antico, Dino Papale premia Roberto Vecchioni al Taormina Media award W. Goethe 2013
Teatro antico, Dino Papale premia Roberto Vecchioni al Taormina Media award W. Goethe 2013

L’affermazione di Vecchioni che scuote la Sicilia – Nell’aula magna della facoltà di Ingegneria di Palermo Roberto Vecchioni ha preso parte all’incontro dal titolo “Mercanti di luce. Narrare la bellezza tra padri e figli”, organizzato dall’associazione Genitori e figli. Ma il convegno è passato in secondo piano, perché il noto cantautore lombardo ha fatto una riflessione sulla Sicilia che in queste ore sta alimentando un dibattito che da Palermo a Catania passando per Messina sta facendo discutere le cittadine e i cittadini siciliani. «In tutti i posti – ha detto – ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si deve passare con una fatica tremenda, è inutile mascherarsi dietro il fatto che hai il mare più bello del mondo e che hai questo e quello, non basta, sei un’isola di merda». La gente, dopo mezz’ora, si è alzata e ha abbandonato l’Aula. In un secondo momento, però, Vecchioni ha corretto il tiro e ha aggiunto: «La filosofia e la poesia antiche hanno insegnato cos’è la bellezza e la verità, la non paura degli altri, in Sicilia questo non c’è, c’è tutto il contrario. E mi sono chiesto prima di arrivare qui, se dovevo dirle queste cose a voi ragazzi: “Perché non gl’invento una sviolinata? Come siete bravi, avete inventato la Magna Grecia? Sinceramente no, io non amo la Sicilia che non si difende”. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura. Che quando vado a vedere Selinunte, Segesta non c’è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via. Mi dà un fastidio tremendo che la Sicilia non sia all’altezza di se stessa».

Quando venne premiato a Taormina – È questo il pensiero di Roberto Vecchioni che ha infastidito molti siciliani. Si, perché dire che la «Sicilia è un’isola di merda» è un’affermazione molto forte, finalizzata ad attirare l’attenzione su qualcos’altro. Difficile che Vecchioni pronunciasse un pensiero del genere a ridosso di un suo concerto in terra sicula. Già, Roberto Vecchioni. Il cantautore che nel 2013 era stato il vincitore della III edizione del Taormina Media Award “W.Goethe”, il premio internazionale di giornalismo che era stato istituito dal comune di Taormina, ideato e curato da Dino Papale, che ne era il Sovrintendente. Vecchioni che venne premiato per il suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Lady Chatterley a Taormina, dove della Perla dello Jonio scriveva: «La bellezza di Taormina sta nel colpo d’occhio mozzafiato da quei duecento metri a picco sul mare e insieme nel frastagliato mistero degli angoli tra case e case, l’apparizione improvvisa, girato l’angolo, di un tratto di vita laddove un minuto prima, dieci metri prima, c’era il niente: la fontana che non t’aspetti, la filatrice che canta, l’acquaiolo tra i limoni, i templi che fanno a botte di stile, visto che da lì son passati tutti e tutti ci hanno piazzato un dio: Cartaginesi, Greci, Romani, Goti, Bizantini, Arabi, Cristiani. La bellezza ricordata dai poeti, dagli scrittori, dagli artisti che ci sono passati e ci si sono a lungo fermati sta nella possibilità, nella chance della solitudine, essere a tu per tu col silenzio o che cos’altro si scelga, che era per tutti loro la condizione indispensabile dell’ozio: uomini fuori dalla dimensione dell’ovvio, irrequieti per la mediocrità del sopravvivere, delusi dalla banalità civile, dal nullismo borghese, si ritrovarono là, come per un appuntamento in cui il tempo smette di essere categoria kantiana».

Il pensiero di Michael Herzfeld – Non bastano questi pensieri su Taormina, capitale del turismo siciliano, a cancellare la “rabbia” di molte persone dopo le recenti esternazioni del cantautore milanese. Certo se quelle parole fossero state pronunciate da qualcuno di noi, nessuno si sarebbe scandalizzato. Invece se a pronunciarle è un “forestiero”, beh si scatena la polemica. È una vicenda che fa venire in mente l’antropologo di Harvard Michael Herzfeld, il quale un po’ di tempo fa aveva dichiarato: «Il riconoscimento di quegli aspetti dell’identità culturale, considerati motivo d’imbarazzo con gli estranei, ma che nondimeno garantiscono ai membri la certezza di una socialità condivisa».

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