Lettere al direttore

Egregio direttore,
Oggi  ho letto il suo articolo sui debiti fuori Bilancio che ieri il Consiglio, inconsapevolmente? ha riconosciuto dopo le rassicurazioni date dall’esecutivo e suffragate dal Segretario Generale. Rilevo alcune anomalie, primo nel dibattito si è affermato che si trattava di una semplice presa d’atto e il dispositivo recita “riconoscimento” che è tutt’altra cosa e che comporta una presa di coscienza responsabile da parte dei Consiglieri tutti. Premesso quanto sopra e accertato che i pagamenti erano avvenuti a seguito di sentenze, che spero siano state esecutive, l’obbligo era di portarle immediatamente al riconoscimento del Consiglio. Non è stato così, ne si può portare a giustificazione che prima era possibile, se così fosse non si comprende il perché della necessità della “fittizia” presa d’atto. Se erano regolari non era necessario portarli in Consiglio.

Dunque si trattava di riconoscimento “sic et simpliciter” e se di questo si trattava la procedura, pur in un ritardo sospetto, doveva essere altra. Impensabile fare un calderone unico anno per anno, ma il debito doveva essere esaminato uno per uno e munito “ognuno dei vari parei degli organi coinvolti”, così come chiaramente affermato dall’ex assessore al Bilancio che infatti si è ben guardato dal votarlo: ha espresso un bel ed unico voto contrario.

Per una migliore intelligenza: Il finanziamento dei debiti fuori bilancio comporta una diversa modulazione del bilancio (come essa è stata fatta negli anni di riferimento,  è stata fatta?) ecc. da ciò ne deriva che la competenza (al riconoscimento) è del Consiglio Comunale che la esercita in modo esclusivo, non surrogabile o assumibile in altri sogetti, nel caso La Giunta. La proposta  di deliberazione per il riconoscimento spetta al responsabile del servizio competente per materia, il quale è tenuto a redigere un’esaustiva relazione sulle cause che hanno determinato il debito e sulla presenza dell’utilità ed arricchimento, nel caso si tratti di acquisti di beni o servizi. Ad ogni debito proposto, come dall’art 239 Tuel il parere obbligatorio del Revisore dei conti. Di tutto questo nella seduta di martedì scorso non se ne è parlato, o meglio quando qualche Consigliere ha avanzato perplessità è stato subito zittito con l’affermazione che si trattava di una presa d’atto e che gli atti messi in essere erano più che leciti?

Non tutti hanno creduto validi questi argomenti (e non lo sono) Lo Monaco ha votato Contro e altri si sono astenuti. E’ chiaro che volevasi ad ogni costo evitare un mancato riconoscimento per qualcuno dei debiti messi nel calderone, infatti se non c’era questo timore nessuna ragione al mondo poteva impedire che si seguissero, anche in un ritardo colpevole, le procedure che attengono a questa materia. Qualche luminare ha suggerito questo comportamento, ma non aveva messo nel Conto la probità del Consigliere Lo Monaco che ha spiegato al Consiglio il modo corretto di esitare questi molteplici debiti per un ammontare di poco meno di due milioni di Euro, che noi contribuenti stiamo pagando con una immonda pressione tributaria e fiscale messa in essere da questo esecutivo!

Non mi resta che concludere con le parole del principe Amleto “c’è del marcio in terra di Taormina”. Si è fatta notte pesta!

Giuseppe Manuli,
già assessore di questo, oggi, martoriato paese

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