Esce oggi, 1 dicembre, il singolo “Con le mie scarpe”, che segna il debutto di Alessandra Rizzo, in arte LaRizzo, livornese di nascita, ma ormai siciliana a tutti gli effetti. Una donna che ha fatto della musica il suo credo, iniziando già da bambina. E adesso, “Con le mie scarpe”, si vede catapultata nel mondo della discografia all’interno del quale si definisce semplicemente “una cantante che scrive le sue canzoni”. Il singolo narra di un percorso intimo, sottolinea il rinnovamento e la presa di coscienza di una donna, di un’artista, ma soprattutto di un’anima. E sono proprio le meravigliose note del brano, il ritornello carico di gioia, di magia, ad entrare nella testa e nel cuore di chi lo ascolta. Il singolo, prodotto artisticamente ed arrangiato da Edoardo Musumeci, chitarrista dei Tinturia, è stato realizzato negli studi della Trp Music studio di Riccardo Samperi. Il video che accompagna il brano è stato interamente girato a Siracusa da Nanni Musiqo che ha già diretto artisti come Alex Britti e Mario Venuti, e con la collaborazione di Elio Ragusa (Camera & Editing).

E’ un viaggio alla ricerca di una dimensione che spesso sembra una favola. Il racconto, però, prende vita nell’animo stesso della cantautrice, costantemente alla scoperta di un tesoro nascosto e di un percorso comune vivibile, condiviso da ogni persona che non perde l’abitudine di sognare. Le location scelte dalla produzione esecutiva ArgotFilm sono i suggestivi interni di Casa Martinez, al centro dell’ isola di Ortigia, e gli esterni: piazza Duomo, piazza Minerva, il meraviglioso ponticello, l’area protetta del Plemmirio, che scorrono da una parte all’altra della città in un viaggio che funge da filo e che lega tutto tra di loro. Il video di Con le mie scarpe è stato realizzato con la stretta collaborazione del Comune di Siracusa, la FilmCommission e l’Assessorato alle Politiche culturali e turismo. Alessandra Rizzo si racconta in questa intervista.

 Chi è LaRizzo? Come ti racconteresti?
Dovrei rispondere “una cantautrice”, ma non ci riesco perché ho grande rispetto per questa definizione. Preferisco definirmi semplicemente una cantante che scrive le proprie canzoni. Ho una scrittura “intima” che parla di me. Questo a volte spaventa, è come spogliarsi davanti a chi ti ascolta. Per tanto tempo ho creduto che ciò mi rendesse vulnerabile, poi ho preso consapevolezza del fatto che è l’unico modo che conosco per esprimermi. Non si può andare contro la propria natura.

Il tuo singolo si intitola “Con le mie scarpe”. Perché hai scelto proprio questo titolo? E’ un viaggio che inizia prima di tutto dentro te stessa, infatti il testo è il racconto di un percorso tuo personale.
Sembrerà strano leggendo il titolo ma, in realtà, cammino quasi sempre scalza! “Con le mie scarpe” ha visto la luce a St. Stephen’s Green, in un periodo in cui ho vissuto a Dublino. E’ una vera e propria presa di coscienza, l’accettarsi per quello che si è, la voglia di imparare dagli errori cercando di non “inciampare” e “cadere” di nuovo. Ma è anche una dichiarazione di indipendenza.

Il tuo progetto discografico è prodotto artisticamente da Edoardo Musumeci. Come e quando vi incontrati musicalmente?
Con Edoardo ci conosciamo da un paio di anni. Abbiamo iniziato lavorando insieme in un trio, ma artisticamente ed umanamente ci siamo avvicinati appena abbiamo iniziato ad esibirci in duo. Abbiamo un modo di vedere la musica molto simile. Non solo note, ma vibrazioni, comunicazione e scambio continuo. Edo è una persona molto esigente e riservata, quindi considero un privilegio la possibilità di lavorare con lui. La sua scelta di scommettere nel mio progetto inedito è arrivata esattamente un anno fa. Ero appena tornata dall’Irlanda e lui una sera mi chiamò dicendomi: “Rizzo ho deciso di produrre i tuoi pezzi… proviamoci, tanto sei sempre in tempo per tornare a Dublino”. Così sono andata da lui con i miei fogli pieni di idee e abbiamo iniziato a lavorare con la calma e la dedizione di chi musicalmente ti conosce molto  bene e  vuole confezionare un abito su misura.

Le tue note biografiche rivelano un cammino lungo, fatto di tanto lavoro che ti ha consentito di acquisire non solo la tecnica vocale, ma anche una padronanza del canto che ti consente di giocare a tuo piacimento con questo strumento bellissimo che è la tua voce. La tecnica toglie anima al canto?
Penso che la tecnica si possa imparare e che sia indispensabile per cercare nuove forme di espressione e mantenere in salute il proprio strumento. L’anima, invece, la devi possedere. Sono una perfezionista e lo conferma il fatto che a 35 anni non ho mai smesso di studiare. Devo dire la verità, c’è stato un momento in cui non riuscivo a trovare connessione tra cuore e voce perché  ero troppo concentrata sul tecnicismo, ma credo che sia una fase che tutti passano. E’ come quando i bambini imparano a muovere i primi passi. Li vedi concentrati su ogni singolo movimento quasi da sembrare dei robot, poi non ci pensano più e iniziano a correre. Quando finalmente si sgancia la testa e si inizia a seguire solo il cuore, tutto quadra. Però ci sono cose che la natura ti deve per forza aver donato, altrimenti si rimane solo degli ottimi esecutori. Quando ho capito questo ho finalmente accettato le imperfezioni lasciando spazio alle emozioni.

Facciamo un passo indietro. Ti sei avvicinata alla musica da piccolissima. Quando hai capito che la musica era la tua strada? 
Credo che la musica non si scelga, ma sia lei a scegliere te. I miei genitori raccontano che passavano le notti in bianco perché cantavo tutta la notte le sigle dei cartoni animati. Sono stata fortunata perché sono cresciuta in una famiglia molto rispettosa dell’arte e quando si sono resi conto che passavo le giornate a cantare mi hanno invogliato a studiare musica e a suonare uno strumento. Quindi, posso affermare con certezza, che forse l’ho sempre saputo che era la mia strada. Certo, non sono mancati i momenti di crisi e non mancano ancora oggi. Quando scegli di essere un musicista la tua vita è fatta di continui up & down, ma l’ho messo in conto. Non potrei immaginarmi a fare qualcos’altro. La vita è una e va vissuta facendo ciò che ci fa stare bene.

I riconoscimenti non sono mancati nella tua carriera, non ultimo un ottimo secondo posto al “Lennon Festival 2015”. Ci si abitua ai premi?
Vivo tutto intensamente e mi emoziono facilmente. Spero che questo non cambi mai. Ciò che conta non è il premio in sé, ma il fatto di sapere che quello che hai da dire è arrivato al cuore di chi sta ascoltando. E’ questa la vittoria più grande.

Tutti abbiamo un sogno nel cassetto, il tuo qual è? 
Spero di diventare ogni giorno una persona migliore, sto cercando di imparare a vivere serenamente il presente. In questo momento l’uscita del singolo è sicuramente un sogno che si realizza, domani penserò al prossimo.

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