Ttumore della prostata

«La mancata realizzazione del Centro Oncologico dell’Ospedale Papardo, che è già costato oltre 40 milioni di euro, costringe migliaia di malati oncologici messinesi a recarsi fuori regione per farsi curare», afferma il dottor Iannello. Tra le patologie oncologiche si inquadra anche il Tumore alla prostata che grazie alla alta professionalità di un giovane chirurgo Messinese il dottor Antonio Iannello, dirigente medico in servizio presso il reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, e all’utilizzo del robot “Da Vinci” riesce a dare buone speranze per la guarigione. Antonio Iannello, giovane medico messinese, costretto ad “emigrare” nel momento in cui si è affacciato al mondo del lavoro, insieme alla squadra di cui fa parte, ormai da tempo sta sviluppando la chirurgia robotica, un nuovo modo di operare, una nuova concezione di intervento su pazienti affetti di cancro, nel suo caso in particolare alla prostata.

Ma cos’è questa chirurgia robotica e quali benefici comporta? «La chirurgia robotica è quella che consente all’operatore di eseguire un intervento chirurgico manovrando a distanza un robot capace di eseguire solo manovre comandate», spiega Iannello. La prostata è una ghiandola dell’apparato maschile che fa parte del sistema riproduttivo maschile, la cui funzione è quella di produrre il liquido seminale. La terapia più efficace per la cura del cancro della prostata localizzato è l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale. L’intervento consiste nell’asportazione totale della prostata, che si trova nel piccolo bacino, in una regione anatomica stretta che rende tutte le manovre chirurgiche tradizionali molto difficili da eseguire. Fino a poco tempo fa i pazienti, dovendo affrontare un intervento per cancro della prostata, non avevano molta scelta riguardo il tipo di procedimento chirurgico. L’unica opzione chirurgica era rappresentata dalla prostatectomia radicale a cielo aperto, che lasciava ai pazienti lunghe cicatrici in quanto prevede un’incisione longitudinale della cute e dei muscoli della pancia subito al di sotto dell’ombelico ed estesa per circa 10-15cm ed effetti collaterali: eccessiva perdita di sangue ed emotrasfusioni, dolori, lunghi soggiorni ospedalieri, infezioni postoperatorie e prolungata riduzione dell’attività. Il maggior rischio era rappresentato dalla possibilità di perdere il controllo della minzione (e quindi divenire parzialmente o completamente incontinenti) e della funzione sessuale, con il rischio di impotenza a causa del danno dei fasci vascolo-nervosi che decorrono vicino alla prostata. Negl’ultimi anni abbiamo assistito alla comparsa nel panorama medico di numerosissime innovazioni che hanno permesso di fare cose che fino a pochi anni fa sembravano impossibili. L’introduzione della chirurgica robotica ha  radicalmente cambiato il modo di fare chirurgica. Ad oggi il sistema più famoso di prostatectomia radicale robotica disponibile è il robot “Da Vinci”, attraverso il quale si evita l’incisione chirurgica tipica dell’approccio “a cielo aperto”, in quanto l’intervento viene eseguito attraverso strumenti chirurgici che entrano nel corpo del paziente attraverso alcuni “trocars”, piccoli tubicini cavi, attraverso incisioni addominali di 8mm-1cm. Il chirurgo controlla il robot “Da Vinci” seduto davanti ad una consolle, con l’ausilio di un “joystick” dal quale comanda il movimento dei bracci robotici. Dentro i bracci robotici sono inseriti strumenti operativi chiamati polsi ruotanti (EndoWrist) che consentono di raggiungere luoghi del corpo umano difficili, incidere e suturare con precisione.Il sistema robotico “Da Vinci” include inoltre una telecamera doppia che permette al chirurgo una visione tridimensionale (profonda e ad alta definizione del campo operatorio), ed una visione magnificata (ingrandita 15-20 volte). Ovviamente, un chirurgo che vede meglio, opera meglio.

Il tremore naturale delle mani viene eliminato da un filtro elettronico che assicura un controllo degli strumenti, stabile e sicuro. La tecnica non toglie “manualità” rispetto al contatto diretto col paziente, in quanto le braccia robotiche posso ruotare di 360 gradi, essere mosse in ben sette direzioni e con 90 gradi di articolazione. Tutto ciò garantisce una manovrabilità estremamente accurata, millimetrica e movimenti più fini e ampi della mano umana soprattutto durante i passaggi più delicati. I gesti ridimensionati con riduzione di 6cm a 1cm, cioè ad un movimento di 6cm con il “joystick” corrisponde 1 cm all’ interno del corpo del paziente, sono progettati per consentire una maggiore precisione rispetto alla chirurgia a cielo aperto o laparoscopica”. Da quanto sopramenzionato si evince come la chirurgia robotica, riesca efficacemente a superare gli ostacoli rappresentati da un operazione chirurgica manuale. In ambito urologico il Robot “Da Vinci” oltre all’asportazione della prostata in caso di tumore è utilizzato nell’ asportazione parziale (tumorectomia) o totale di tumore al rene (nefrectomia radicale),nella pieloplastica (correzione di un restringimento congenito, della giunzione trapelvi renale ed uretere) e nella asportazione totale della vescica per tumore (cistectomia radicale) e ricostruzione della stessa con dell’intestino, in casi selezionati per quel che concerne quest’ultimo intervento.

Una volta affrontata la minaccia rappresentata dal tumore, le preoccupazioni del paziente si concentrano sui tempi di recupero, riprese delle normali attività e sul ripristino della funzione sessuale e urinaria, che devono essere veloci e complete. Il primo componente del recupero è rappresentato dalla velocità con cui il paziente è in grado di lasciare l’ospedale; infatti i pazienti sottoposti a chirurgia Da Vinci sono spesso dimessi dall’ospedale prima dei pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica o aperta tradizionale. Numerosi sono i pazienti sottoposti a prostatectomia radicale Da Vinci che mostrano un recupero della continenza urinaria più rapido e una percentuale più elevata di ritorno alla funzione sessuale rispetto ai pazienti trattati con la chirurgia aperta o laparoscopica. Sulla base dei risultati scientifici si può concludere che la prostatectomia robotica Da Vinci supera le limitazioni della chirurgia aperta e laparoscopica. La tecnica robotica viene tutt’oggi applicata anche alla chirurgia generale e vascolare, alla cardiochirurgia, alla chirurgia ginecologica, alla chirurgia toracica, alla chirurgia otorinolaringoiatrica e alla chirurgia pediatrica.

«E’ vero che l’investimento iniziale per acquistare il macchinario è ingente, la spesa si aggira tra il milione e mezzo e i due milioni di euro. Anche i costi di manutenzione annui sono alti, circa 130 mila euro, ma bastano 70 interventi per ammortizzare la spesa. E  poi i benefici che ne derivano sono immensi, sia per i pazienti che per le stesse aziende ospedaliere. Sono 65 i Robot “Da Vinci” presenti in questo momento nel nostro Paese; una presenza che ci colloca al quarto posto nel mondo e al secondo posto in Europa, dopo la Francia, ma prima di realtà quali Germania e Gran Bretagna. Anche questo fa dell’Italia un Paese all’avanguardia nell’offerta di salute. Ad oggi risultano eseguiti circa 2.00.000 interventi tramite l’utilizzo di questa tecnica e i numeri sembrano aumentare. Nel 2013 sono stati 523.000 gli interventi effettuati con il Da Vinci nel mondo con un trend di crescita del 23% rispetto all’ anno precedente. «Quello che si realizza con il da Vinci è una simbiosi con una macchina intelligente, della quale l’uomo ha l’assoluto controllo. La nostra è una vera e propria alleanza con l’intelligenza artificiale».

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