Autostrada Palermo-Sciacca si inclina un pilone
Pilone inclinato sull'autostrada Palermo-Sciacca in Sicilia

Questa volta è toccato alla Palermo-Sciacca, arteria di scorrimento che collega il capoluogo con la costa meridionale dell’Isola e ogni giorno è attraversata da migliaia di automobili e mezzi pesanti. Il pilone di un viadotto tra San Cipirello e San Giuseppe Jato si è inclinato e la strada è stata chiusa dal chilometro 23 al 28. Un cedimento che potrebbe essere dovuto a frane e smottamenti del terreno. I tecnici dell’Anas stanno verificando in queste ore la situazione, ma nel bel mezzo di una situazione delicata, dove la frana di Letojanni è ancora al suo posto, sulla Siracusa-Gela pesa come un macigno il comportamento del Cas, per non parlare delle altre autostrade in cui il manto stradale non è dei migliori, ecco che un altro problema si aggiunge a quelli esistenti. L’esponente dell’opposizione all’Ars, Nello Musumeci, affida ai social network il suo primo pensiero: «Crolla un altro pilone!! Il Governo regionale dovrebbe pretendere dall’Anas una ricognizione di tutte le strade siciliane di sua competenza. Non è possibile intervenire sempre dopo i crolli e non esercitare una preventiva azione di controllo. L’Anas non può trattarci come fossimo una colonia. Me non è possibile che non paghi mai nessuno. Stavolta qualcuno vada a casa!».

Mentre dalla Filca Cisl Palermo Trapani arrivano le altre critiche. «Il cedimento del pilone sulla Palermo-Sciacca è l’ennesimo tassello del disastro infrastrutturale del nostro territorio. Eppure non servirebbero opere colossali per impedirlo, ma sarebbe sufficiente occuparsi della manutenzione delle strade e far partire i lavori nei cantieri pubblici». A dirlo il segretario generale della Filca Cisl Palermo Trapani, Antonino Cirivello, che aggiunge: «Da anni ripetiamo che il primo antidoto per la devastante crisi del settore delle costruzioni a Palermo e a Trapani sia quello di far ripartire l’edilizia pubblica, con particolare attenzione alle infrastrutture. In questo modo da un lato si darebbe ossigeno al comparto e dall’altro si migliorerebbe la viabilità e di conseguenza la qualità della vita dei cittadini». «Le istituzioni invece – afferma Cirivello – ignorano quest’emergenza e intervengono solo quando il danno all’economia e alla collettività è fatto. Ora scatterà la corsa allo scaricabarile fra istituzioni locali, regionali e Anas e si registreranno le solite lacrime di coccodrillo tardive e inopportune». Servono fatti – conclude Cirivello – non chiacchiere e spot, perché rilanciando l’edilizia si potrebbero finalmente avere strade su cui far transitare persone e merci e si creerebbero diverse centinaia di nuovi posti di lavoro fra diretti e indiretti».

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