Taormina, rischio default

Un approccio diffidente sulla vicenda Impregilo – Il ricorso del comune di Taormina, dopo la relazione della Corte dei Conti siciliana per impedire che venga definitivamente bocciato il Piano di riequilibrio, è a Roma. L’abbiamo detto da qualche giorno, come del resto si sa che si dovrà attendere il 16 dicembre per conoscere la sentenza capitolina e capire se ci sarà o meno il default della Perla dello Jonio. Ma aspettando buone notizie da Roma, ecco gli aspetti che sono stati approfonditi dagli avvocati. I contenziosi, come annunciato, occupano un ruolo di primo piano nel ricorso. Sul debito Imprepar Impregilo i legali fanno notare che la sezione siciliana della Corte dei Conti ha avuto un approccio diffidente rispetto alle valutazioni della Pubblica amministrazione, senza dare giusto peso alla documentazione prodotta a supporto dal comune di Taormina, ma ha ritenuto affidabili le affermazioni del difensore della parte privata Imprepar Impregilo. Per questo motivo gli avvocati del comune taorminese hanno ripercorso, passo dopo passo, il contenzioso ancora pendente su diversi fronti. Dal lodo arbitrale del 21 ottobre 1997 al decreto ingiuntivo del Tribunale di Messina, sezione distaccata di Taormina e poi c’è il collaudo delle opere e il giudizio connesso.

Dal debito Ferrara a quello Pulvirenti e Ragusa – Altro contenzioso è quello Angelo Ferrara, dove i legali ricordano che la parte creditrice ha accettato di rateizzare il proprio credito. La previsione di pagamento in termini dilazionati contenuta nel piano di riequilibrio risulta pertanto sostenuta da uno specifico atto di transazione intercorso tra le parti il 10 febbraio 2014 e confermato il 13 novembre 2015. Per quanto riguarda il debito Pulvirenti, invece, si sostiene che la sezione della Corte dei Conti ha stigmatizzato una rappresentazione dei fatti diversi dalla realtà documentale, asserendo che il comune voleva far passare per decennale una rateizzazione triennale, ma tutto ciò è ritenuto falso dai legali. Sul debito Ragusa bisogna ricordare, dal punto di vista degli avvocati del comune di Taormina, che pende davanti la Suprema Corte di Cassazione un giudizio proposto dal comune. Ma a quanto pare ci sarebbe la possibilità di una consistente riduzione degli importi oggetto di condanna in capo al comune. In ogni caso, grazie all’anticipazione di liquidità, il comune potrà pagare l’intero importo entro l’anno di approvazione del piano.

La vicenda Novamusa – Di fronte a situazioni del genere, si sostiene nel ricorso del comune di Taormina, che l’ente non ha mai asserito di aver pagato debiti fuori bilancio per sentenze esecutive, ma ha specificato che si trattava di sentenze passate in giudicato. Il comune, a differenza di quello scritto dalla sezione della Corte dei Conti siciliana, sostengono i legali, avrebbe seguito una prassi corretta ispirata ai principi di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. Un capitolo a parte, invece, merita la vicenda Novamusa. In questo caso, c’è scritto nel ricorso, il comune ha provveduto a notificare immediatamente la sentenza con la quale la Corte dei Conti siciliana condannava la Novamusa a pagare all’ente taorminese 965 mila euro circa. Il comune, a quel punto, avrebbe provveduto a nominare il funzionario responsabile del procedimento di recupero della somma. In seguito la Novamusa ha fatto appello e il comune si è costituito nel giudizio di secondo grado. Quindi, a causa di questa pendenza in appello, il comune non avrebbe potuto procedere in maniera esecutiva. Però l’ente avrebbe notificato un atto di diffida stragiudiziale intimando il pagamento di oltre un milione di euro. Infine, dopo il giudizio penale davanti al Tribunale di Civitavecchia nei confronti della Novamusa, il comune si è costituito parte civile.

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