Luca De Filippo
Luca De Filippo

Un male incurabile ha portato via Luca De Filippo – La notizia che ieri si è diffusa con rapidità in tutta Italia, quella della morte a 67 anni di Luca De Filippo, è stato un colpo al cuore e dunque all’anima del Teatro. L’attore e regista teatrale, figlio del grande Eduardo De Filippo, era nato a Roma nel 1948 dalla relazione di Eduardo De Filippo con la soubrette Thea Prandi. Pochi giorni fa, Luca De Filippo, era stato ricoverato, ma gli era stato diagnosticato un male incurabile. La carriera di Luca De Filippo, considerando il prestigio del cognome, inizia prestissimo. A soli 7 anni il padre lo fece recitare nel ruolo di Peppeniello nella commedia Miseria e nobiltà del nonno Eduardo Scarpetta e da quel momento iniziò a ritagliarsi piccole parti in Teatro. Ma il vero debutto teatrale avviene a vent’anni con Il figlio di Pulcinella. All’epoca usò uno pseudonimo, Luca Della Porta, perché temeva di apparire come uno dei tanti raccomandati. Col padre ha lavorato sia in Teatro che in tv in varie commedie firmate da Eduardo De Filipp, come Filumena Marturano, Non ti pago, Il sindaco del rione Sanità, Napoli milionaria, De Pretore Vincenzo, Le bugie con le gambe lunghe, Uomo e galantuomo, Natale in casa Cupiello, Gli esami non finiscono mai e tante altre.

Oltre il Teatro napoletano e classico – Nel 1981, quando il padre farà un passo indietro nella recitazione, Luca fonderà una sua compagnia: “La compagnia di teatro di Luca De Filippo”, con cui affronta buona parte delle commedie paterne e degli Scarpetta. Ma nel curriculum di Luca De Filippo non c’è stato soltanto il Teatro napoletano e quello classico. Nel 1990-91 è interprete di La casa al mare di Vincenzo Cerami, di cui cura anche la regia, nel 1992-93 di Tuttosà e Chebestia, nel 1993-94 di L’esibizionista (testo e regia di Lina Wertmuller), nel ’97 di L’amante di Harold Pinter (con Anna Galiena), nel 99-2000 de Il suicida (libero adattamento di Michele Serra da Nicolaj Erdman, regia di Armando Pugliese), nel 2001-02 di Aspettando Godot di Samuel Beckett. E poi è arrivata la televisione, dove è stato il padre di Silvio Muccino nel film di Gabriele Muccino, Come te nessuno mai. Il suo ultimo ruolo, nel film di Gianfranco Cabiddu La stoffa dei sogni, omaggio alla commedia napoletana con la storia di una modesta compagnia di teatranti che naufraga con dei pericolosi camorristi sulle coste dell’Asinara, isola-carcere del Mediterraneo.

Quel discorso di Eduardo al Teatro antico di Taormina – Ma Luca De Filippo, nell’ormai lontano 15 settembre 1984, idealmente aveva calcato il palcoscenico del Teatro antico di Taormina. Lo fece tramite le parole commosse e indimenticabili del padre Eduardo, durante la festa del Teatro antico di Taormina Arte. Quelle affermazioni di Eduardo sono significative, perché sono state pronunciate poco più di un mese prima della sua morte. È stato quasi un passaggio di consegne, tra Eduardo e Luca, e non è un caso che sia avvenuto proprio nel Teatro antico di Taormina. Si, quello scenario teatrale che dovrebbe tornare in toto (o quasi) alla sua essenza e invece, come dimostrano le recenti riunioni palermitane all’assessorato ai Beni culturali, viene prostituito per fare cassa. Ormai è una storia vecchia. Sta di fatto che Eduardo De Filippo aveva detto: «Se non fossi stato sfuggente, un orso, uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere 55 commedie. Voglio vedere anche io il Teatro dalla platea, il Teatro che non si arrende, che va avanti con i giovani, con gli anziani come me. Fare Teatro sul serio significa sacrificare una vita. Sono cresciuti i figli e non me ne sono accorto. Meno male che mio figlio è cresciuto bene. Questo è il dono più grosso, più importante che io ho avuto dalla natura. Senza mio figlio, forse, io me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. Io debbo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato in pieno. Scusate se faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato. Si è presentato da se, è venuto dalla gavetta, dal niente. Sotto il gelo delle mie abitudini teatrali, quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare. È stata tutta una vita di sacrifici e di gelo. Così si fa il Teatro. Ma il cuore ha tremato sempre, tutte le sere, tutte le prime rappresentazioni. Anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato». Quelle parole di Eduardo De Filippo sul Teatro in generale e sul figlio Luca sono un testamento che Taormina, ancora una volta, ha avuto la fortuna di ascoltare in prima fila. Un destino, quello di Taormina con il Teatro, che non dovrebbe tramontare mai, come non verranno mai dimenticate le parole di Eduardo De Filippo pronunciate in quella serata taorminese.

© Riproduzione Riservata

Commenti