A Taormina se il turismo di lusso va giù... Con la patata si tira su?

Mancia du patatini e vatinni – C’era una volta Taormina, quella Perla dello Jonio che, soprattutto lungo il Corso Umberto, era considerata una via esclusiva. «Dove vai?» Mi diceva la mamma il sabato sera. Ed io: «A Taormina, sul Corso Umberto». Una garanzia per i portafogli dei genitori, soprattutto con dei figli all’ultimo anno di liceo che, a quei tempi, difficilmente avrebbero comprato abiti costosi nella via principale di quella che è considerata la capitale del turismo siciliano. Meglio spendere i soldi per andare in discoteca o al pub. Al massimo avremmo preso una granita, un gelato o un aperitivo in qualche bar noto della città. Le nuove generazioni, invece, possono “scegliere” di fermarsi e bere qualche bibita nei pressi di Porta Catania, come se ci trovassimo in qualche festa paesana, oppure possono mangiare patatine e frittura varia mentre passiano tra una battuta e l’altra. Da Taormina come luogo di viaggiatori, letterati e filosofi a città del mordi e fuggi, del mancia du patatini e vatinni (le carte, ovviamente, vanno gettate a terra).

L’estetica lascia il passo alla riproducibilità tecnicaÈ la Taormina del nuovo millennio, quella che doveva stare al passo con il progresso e invece sta al passo con friggitorie e il peggio di quello che si può trovare in un Centro commerciale di terza categoria. Una decadenza senza precedenti che mette a dura prova l’esclusività e il valore del borgo, quello che ogni anno attira milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Già, perché i turisti vengono a Taormina per il suo profilo naturale, artistico, storico e siciliano. Non certo per le patatine o la bibita nel baracchino che possono trovare in qualsiasi fast food degli States o d’Europa. Qualche settimana fa, chiacchierando con monsignor Carmelo Lupò, riflettevamo sul concetto di estetica, di bellezza di Taormina. Qualcosa che andrebbe curato giorno dopo giorno, difeso con delle norme ben precise in quanto è un valore, una ricchezza per tutta la comunità.

Taormina invasa da una sottocultura – Niente, il Corso di Taormina sembra inghiottito dalla globalità nel senso negativo del termine. Sale slot vicino alla Cattedrale, che tra qualche giorno in quella zona farà entrare centinaia di fedeli dalla Porta santa per il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco, fino alle friggitorie e venditori ambulanti autorizzati e non che relegano la città da meta turistica esclusiva, nel senso economico e culturale del termine, a meta di massa. La dimostrazione, del resto, l’abbiamo avuta in estate quando orde di persone, seguendo il principio della toccata e fuga, hanno contribuito a incasinare e sporcare la città senza portare nulla nelle casse taorminesi. Al massimo hanno ingrassato il portafoglio di qualche commerciante forestiero che apre soltanto per tre mesi e poi abbassa le saracinesche. Questa non è la Taormina che leggiamo nei libri di storia, la città che è custodita a Casa Cuseni e nelle memorie degli studiosi. Questa è la Taormina invasa da una sottocultura che rischia di spazzare via quel buono ancora rimasto nella Perla dello Jonio.

Gli esempi di Napoli e Salerno – Eppure, in altre parti d’Italia, dove simili fenomeni sono frequenti, si cerca di ostacolare questo declino. Due esempi sono proprio nel tanto bistrattato meridione. A Napoli quando le pizze fritte hanno preso il posto degli abiti maschili, la soprintendenza si è opposta e, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, il soprintendente Giorgio Cozzolino ha fatto sospendere i lavori di ristrutturazione avviati dai nuovi affittuari. E poi c’è l’esempio di Salerno, dove sul Corso Vittorio Emanuele è stato chiuso il negozio di patatine patatine fritte. I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, insieme al personale dell’Asl, avevano apposto i sigilli alla nota attività commerciale di friggitoria, eseguendo un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica. Nel corso di quei controlli e sopralluoghi eseguiti a seguito di esposti pervenuti, era stato accertato che durante l’esercizio dell’attività di friggitoria per la vendita al dettaglio di patatine fritte vi era la produzione ed il versamento in luogo pubblico di vapori, fumi ed odori nauseabondi che molestavano olfattivamente, anche con bruciori alla gola ed agli occhi e talvolta nausea, le persone residenti e i commercianti della zona. Già, eppure la Campania non è così lontana dalla Sicilia.

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