cambiamenti climatici

Si è svolto ieri, presso l’Auditorium della Città della Scienza, l’incontro Cambiamenti globali e cambiamenti climatici. Situazione e proposte. L’evento, organizzato dall’Università di Catania in collaborazione con il Wwf Italia, precede la marcia globale per il clima, che si terrà domenica 29 novembre, in tantissime città di tutto il mondo, in contemporanea all’avvio dei lavori della Cop21, la Conferenza internazionale di Parigi sui cambiamenti climatici, che riunirà più di 190 leader, provenienti da tutto il mondo, per avanzare proposte e trovare soluzioni sul necessario rallentamento del riscaldamento globale. Presso la capitale francese saranno rappresentate tutte le aree geografiche, compresi Stati Uniti e Cina, che partecipano per la prima volta al summit.

L’incontro catanese si è aperto con i saluti del Magnifico Rettore Giacomo Pignataro, che ha voluto sottolineare l’importante ruolo che le giovani generazioni hanno nel decidere del futuro del nostro pianeta, e della Responsabile della Città della Scienza Prof.ssa Agata Copani. L’evento, che ha visto la partecipazione di un vasto pubblico, fra cui numerosi studenti appartenenti a differenti corsi di laurea, oltre che di alcune classi del Liceo Gorgia di Lentini e dell’Istituto tecnico Archimede di Catania, è stato scandito da una serie di interessanti relazioni sulle variazioni climatiche, tenute da esperti e da docenti dell’Università di Catania e si è chiuso con un dibattito moderato da Gianfranco Bologna, Direttore scientifico del Wwf Italia, da sempre impegnato in attività di divulgazione, didattica e progettualità sui temi della conservazione della natura e della sostenibilità. Gli interventi sono stati finalizzati a contribuire a promuovere una corretta informazione sulle variazioni climatiche e le loro ripercussioni sulla vita del nostro Pianeta, oltre che a sensibilizzare gli studenti e il pubblico su queste tematiche di rilevante ricaduta per tutta l’umanità. Ne parliamo con le organizzatrici del dibattito, la Professoressa Rossana Sanfilippo e la Professoressa Antonietta Rosso, del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania.

Le relazioni hanno trattato differenti tematiche legate al global change e alle variazioni climatiche nel tempo geologico. Possiamo affermare che i cambiamenti climatici che viviamo oggi sono la conseguenza di quello che è avvenuto in passato?
«Nella storia geologica della Terra possiamo trovare la documentazione delle variazioni climatiche avvenute nel passato, che ci possono aiutare a comprendere gli eventi attuali, e avanzare previsioni sui possibili scenari futuri. I cambiamenti climatici che viviamo oggi e quelli che dobbiamo aspettarci nell’immediato futuro, sono, tuttavia, fortemente influenzati dall’attività antropica e in particolare sono una conseguenza di ciò che avvenuto in tempi storici, soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale, da quando abbiamo immesso nell’atmosfera enormi quantitativi di CO2, a seguito dell’utilizzo di risorse energetiche fossili, come carbone, petrolio e gas naturale. La produzione di anidride carbonica e di altri gas serra ha modificato enormemente la nostra atmosfera favorendo l’innescarsi di fasi di riscaldamento (heat waves) sempre più frequenti e intense in una generale estremizzazione e amplificazione dei fenomeni atmosferici. L’attività antropica ha modificato la velocità con cui le fluttuazioni climatiche si sono sempre verificate nel nostro Pianeta. La storia geologica, infatti, documenta variazioni climatiche verificati sin dal Proterozoico che hanno dato luogo a ere glaciali e interglaciali. Questi eventi sono stati ostili o addirittura catastrofici per il biota. Alternate alle fasi fredde si sono verificati anche altri momenti della storia della Terra in cui l’atmosfera era per certi aspetti molto simile alle condizioni odierne, per l’elevata concentrazione di gas serra. Si pensi alle condizioni esistenti durante le fasi di “greenhouse” del Mesozoico, in cui le temperature erano addirittura di parecchi gradi superiori a quelle attuali e simili a quelle prospettate per il prossimo futuro. Tuttavia, nel passato le variazioni si sono verificate su tempi geologici, di centinaia di migliaia o addirittura milioni di anni, con conseguenti radicali rinnovamenti del biota».

Ritenete, dunque, che si sia creato allarmismo da parte di alcuni scienziati o viviamo realmente una situazione di emergenza a cui andrebbe posto riparo nell’immediato?
«Alcuni scienziati sostengono che gli stravolgimenti climatici siano arrivati a un punto tale da creare un circolo vizioso che porterà l’uomo all’estinzione. Certamente possiamo dire che se non dovessimo sopravvivere a questi stravolgimenti futuri, la Terra continuerà anche senza di noi! I processi di estinzione fanno parte della normale evoluzione del biota terrestre e sono una risposta “naturale” del sistema terra a fenomeni climatici estremi come quello a cui potremmo andare incontro. Crediamo, quindi, che l’allarmismo sia giustificato, ma proprio per questo, dobbiamo impegnarci a fare quanto più possibile per arginare questo trend verso un riscaldamento progressivo, prima che diventi irreversibile».

In che modo possiamo contribuire ad una inversione di rotta?
«È proprio questo l’interrogativo principale che è emerso dagli interventi del pubblico durante il dibattito che ha seguito le relazioni di oggi. Si è discusso del fatto che nonostante si abbia una palese crescente attenzione verso le tematiche di difesa ambientale, è ancora necessaria una sempre maggiore sensibilizzazione. È emerso che il peso dell’opinione pubblica possa essere di enorme importanza nell’incidere sulle decisioni politiche nazionali e internazionali che dovranno essere necessariamente prese per fronteggiare il cambiamento climatico. La presa di coscienza deve avvenire adesso, perché è necessario agire presto e sarebbe troppo tardi aspettare che ciò avvenga nella generazione successiva: il cambiamento climatico è in atto, e non aspetta. Ci si auspica, quindi, che dagli incontri di Parigi Cop21 sul clima possa scaturire un accordo fra gli Stati che possa effettivamente portare a delle azioni concrete utili a ridurre le emissioni di gas serra e limitare l’aumento della temperatura globale».

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