presepe

Un presepe di fine ‘700 – Metti un mobile d’antiquariato che si trova in una stanza di Casa Cuseni ed è già Natale. Nel Museo della città di Taormina, a prescindere dall’angolo in cui ci si trovi, può venire fuori qualsiasi sorpresa. Il direttore di uno dei musei più affascinanti della Sicilia, Franco Spadaro, lo definisce un «regalo regale» che Casa Cuseni fa al resto della città. In effetti non tutti possiedono in alcuni cassetti dei propri mobili un presepe di fine ‘700 che venne regalato da Ferdinando IV di Borbone a un principe siciliano. Ecco spiegato il gioco di parole del direttore Franco Spadaro. Sta di fatto che a Casa Cuseni si trova un esempio originale di presepe napoletano. Una composizione raffinata e originale. Del resto quando si associa la parola presepe a Napoli, vuol dire parlare di qualità. Nei secoli XIII-XIV il presepe trovava, nella città di Napoli, terreno fertile. Fu però nel secolo XVII che si ottenne una svolta, quando si adottarono giunture a snodo per tutte le articolazioni della figura e vennero applicate testa ed arti ad un manichino costruito in stoppa e fil di ferro.

Napoli, il presepe e la qualità – Questo permise di mutare all’infinito la composizione del presepe utilizzando gli stessi personaggi, in pose sempre diverse. Una ulteriore, decisiva, innovazione si ebbe agli inizi del Settecento, quando alle teste di legno si sostituirono testine modellate in terracotta, di maggiore finezza ed espressività. È stato Carlo di Borbone con il suo consigliere Padre Rocco a dare un vigoroso impulso alla produzione presepiale napoletana. Il devoto interessamento del re e del suo fidato consigliere ebbe una importanza determinante procurando un incondizionato consenso di pubblico. La sua straordinaria diffusione fu “una pazzia collettiva della Napoli settecentesca” esaurendosi in un divertissement elegante e raffinato. Il presepe è una tradizione napoletana. Matteo e Felice Bottiglieri, Domenico Antonio Vaccaro, Nicola Somma, Giuseppe Sanmartino, Lorenzo Mosca, furono solo alcuni tra i più grandi modellatore di personaggi del regno.

Pastori vestiti di seta con ricami in argento e oro – Una varia e sterminata moltitudine di accessori impegnava orafi e argentieri, mentre le stoffe venivano direttamente confezionate dalle seterie reali di San Leucio. Al di là del contesto storico e artigianale del presepe napoletano, quello custodito da Casa Cuseni è qualcosa di straordinario. Un presepe che re Ferdinando IV di Borbone donò, nel natale del 1811, ad un principe siciliano. La storia ricorda che i moti rivoluzionari in Sicilia minacciavano la corona Borbonica e re Ferdinando IV si alleò con la più antica nobiltà del regno e ad un principe, forse il più importante per la sua causa, regalò un magnifico presepe con pastori vestiti di seta con ricami in argento ed oro. La maggior parte dei presepi napoletani, col passare dei secoli, fu definitivamente smontata. I pastori, i personaggi nobili, i Magi, il corteo degli orientali, la stessa Natività furono venduti o dispersi, ma non questo, che è sopravvissuto intatto fino ad oggi.

Un presepe con una valenza storica – Già, e il direttore del Museo di Casa Cuseni, Franco Spadaro, ha parlato di «regalo regale» in maniera volontaria. Si, perché «in questo santo Natale 2015, chi vorrà, potrà avere l’emozione di vedere un dono “regale” che forse celava necessità diplomatiche, la stessa sopravvivenza del Regno di Sicilia. Però il regalo più grande, quello che ci emoziona, è quanto Robert Hawthorn Kitson ha fatto per la città di Taormina e per i suoi numerosi ospiti, salvando questo piccolo presepe dalla dispersione e custodendolo gelosamente con maniacale cura a Casa Cuseni», ha concluso Franco Spadaro.

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