impregilo
Taormina, palazzo dei giurati

La causa dell’Impregilo nei confronti del comune – È arrivata una sentenza al comune di Taormina che riguarda la Imprepar Impregilo. La nota azienda è stata condannata a pagare, in favore di Palazzo dei Giurati, oltre 30 mila euro. La Impregilo, dunque, dovrà pagare le spese processuali oltre al rimborso forfettario delle spese generali. Già, ma di cosa si tratta? In sostanza c’era una causa in corso promossa dalla Imprepar Impregilo nei confronti della Banca di Credito Cooperativo san Marco di Calatabiano e del comune di Taormina. L’Impregilo, forte delle sentenze emesse prima del loro annullamento da parte della Cassazione, aveva cercato di concretizzare il risultato e aveva richiesto al Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento del danno quantificato nel lodo (25 milioni di euro circa). Ma il comune di Taormina e la Banca di Credito avevano sollevato le loro perplessità, in quanto avevano dedotto che essendo stato accertato, in via definitiva, che il pignoramento con la quale era stata avviata la procedura esecutiva del 2003, non era sorretta da un titolo esecutivo, la domanda di accertamento dell’obbligo del terzo doveva essere ritenuta inconsistente.

La domanda formulata dalla Impregilo è da ritenersi inammissibile – Mentre l’Impregilo aveva dedotto che l’intervento effettuato sulla scorta del decreto ingiuntivo avrebbe consentito la sopravvivenza del processo esecutivo. In un contesto del genere, però, occorre ricordare che l’interesse processuale presuppone una lesione concreta e attuale dell’interesse sostanziale dedotto in giudizio e l’idoneità del provvedimento richiesto al giudice a tutelare e soddisfare il medesimo interesse. Ma in mancanza di entrambi i requisiti, l’azione è da considerarsi inammissibile. Nella sentenza emessa dal Tribunale di Catania, inoltre, si spiega che l’intervento della Impregilo non può essere idoneo ad evitare il venir meno della procedura esecutiva del 2003. L’eventuale pronuncia di merito non potrà avere alcuna utilità per il creditore e considerando che né il debitore né il terzo hanno dimostrato alcun interesse alla prosecuzione del giudizio attuale, la domanda formulata dalla Impregilo è da ritenersi inammissibile.

Ora cosa succederà? – Non è emerso, fanno sapere dal Tribunale di Catania, il danno di immagine, al prestigio e alla reputazione dalla Impregilo nei confronti della Banca di Credito Cooperativo san Marco di Calatabiano. Quei 30.595 euro che la Impregilo dovrà pagare al comune di Taormina sono spese processuali e sono suddivise in questo modo: 4.073 euro per la fase di studio, 7.083 per la fase decisionale. Infine a carico dell’Impregilo sono poste anche le spese relative alla consulenza tecnica d’ufficio. Adesso, dopo questa sentenza, bisognerà capire se una presa di posizione del genere inciderà o meno sulla sentenza della Corte dei Conti di Roma (fissata per il 16 dicembre) sul ricorso del comune di Taormina per quando concerne il Piano di riequilibrio economico-finanziario. Nel paragrafo dedicato ai debiti fuori bilancio del Piano si parla di diversi contenziosi e controversie scaturite da attività compiute dal comune tra gli anni ‘80 e ‘90 e parzialmente definite in sede giudiziaria solo in epoca recente con una soccombenza del comune nei confronti di Imprepar Impregilo Spa per l’importo di euro 5.023. Su Imprepar Impregilo, del resto, vanno chiariti diversi punti e tra questi c’era quello più volte contestato ed evidenziato dalla Corte sulla irregolare contabilizzazione delle poste “servizi conto terzi” dimostrandone la corretta imputazione (irregolare utilizzo dei capitoli relativi ai “servizi conto terzi”).

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