Una Crocetta sul Pd. Il centrosinistra ha già rinunciato alla Sicilia

Il governatore sta distruggendo anche il Pd – Mentre l’onorevole Nello Musumeci continua a girare la Sicilia e prosegue nella sua campagna politica e Forza Italia ricomincia dal suo passato con il commissariamento del partito affidato a Gianfranco Miccichè, il Partito Democratico è fermo al palo. È bloccato dal governo Crocetta, ormai diventato una zavorra per i democratici che sembrano rassegnati alla prossima sconfitta in vista delle elezioni regionali. Non c’è molto da fare e neanche l’eventuale candidatura dell’attuale sindaco di Catania, Enzo Bianco, potrebbe salvare il Pd da un tracollo elettorale che sembra certo. Mese dopo mese, figuraccia dopo figuraccia del governo regionale, il Pd ha pagato a caro prezzo ogni decisione del governatore Rosario Crocetta. I rimpasti, poi, sono una certificazione del fallimento, dell’immobilismo del presidente della regione che, inevitabilmente, sta tirando giù anche il principale partito che lo sostiene.

Rottamazione, quella sconosciuta – Se, infatti, all’indomani della fine dell’era Crocetta molte liste che oggi gravitano intorno al governo di centrosinistra solo per qualche poltrona e per le vecchie logiche citate ogni tanto nei libri di Andrea Camilleri, volteranno le spalle, cambieranno nome e saranno pronte a salire sul carro del nuovo vincitore, il Partito Democratico, invece, avendo una fisionomia ben precisa ed essendo in questo momento storico il principale partito politico italiano, pagherà le conseguenze delle scelte del presidente Crocetta. I democratici lo sanno bene e lo dimostra quella riunione che qualche giorno fa si è tenuta a Sant’Alessio Siculo. Un reset, un anno zero del centrosinistra in Sicilia mentre si sta governando. Un voler ripartire e dimenticare al più presto questa esperienza di governo. Non sarà facile, perché la rottamazione paventata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non si è mai realizzata in questi territori.

Perché nella geopolitica del Pd nazionale la Sicilia è messa sempre in un angolo? – I commissari e i continui litigi ne sono una dimostrazione. Dunque basterà un giorno e mezzo di votazioni in tutta la Sicilia per spazzare via il Partito Democratico. Per rimetterlo di nuovo in un angolo, a meno che non decida, come ha fatto per molto meno al comune di Roma, di aderire alla mozione di sfiducia nei confronti del presidente Rosario Crocetta e presentata dal Movimento Cinque Stelle. Sarebbe uno scatto d’orgoglio, una deviazione improvvisa per provare a non schiantarsi su un muro che ormai è sempre più vicino. Il Partito Democratico, per ricominciare davvero da zero in Sicilia, ha bisogno di voltare le spalle a questo modo di fare politica. Un atteggiamento che ha visto e vede il presidente Crocetta allineato, negli atteggiamenti e nei modi, ai suoi predecessori. È possibile che il presidente del Pd, Matteo Orfini, così attento ai fatti di Roma non commenti i fatti siciliani? È così lontana la Sicilia dal Nazareno? Perché nella geopolitica del Pd nazionale la Sicilia è messa sempre in un angolo? È possibile che non riescano a scrollarsi di dosso quei pregiudizi ereditati dal Novecento che liquidano la problematica sicula con la solita frase vuota e senza senso «la Sicilia è un mondo a parte?». Intanto con la mozione di sfiducia nei confronti del presidente Crocetta, il Pd ha una grande opportunità. Adesso sta suonando la campana. Suona per i democratici, è l’ultima occasione. Altrimenti quella campana potrebbe trasformarsi in una banana.

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