Italo Mennella
Italo Mennella, vicepresidente Federalberghi Sicilia e presidente Associazione Albergatori Taormina

Allerta anti terrorismo innalzata – Venti di guerra soffiano sull’Europa. Dagli attentati di Parigi il vecchio continente è stato trascinato in un contesto che non viveva dall’epoca della Seconda guerra mondiale. Coprifuoco, strade militarizzate, grandi eventi rimandati, retate delle forze dell’ordine e caccia all’uomo. Per non parlare dei bombardamenti della Francia, con l’ausilio della Russia, in Siria. Le frontiere che si chiudono e la no-fly zone su tutta la città di Roma in vista del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco. Anche in Sicilia, come nel resto della Penisola italiana, il livello di allerta terrorismo è stato innalzato al secondo grado. È diventato operativo l’assetto dei reparti speciali e l’intervento immediato e il coinvolgimento delle forze speciali militari in tutta l’isola. Nei luoghi strategici è stato disposto l’incremento delle forze dell’ordine. Mentre la Francia, per poter bombardare le postazioni del fatiscente Stato Islamico in Medio Oriente, potrebbe chiedere alla Sicilia l’utilizzo di alcuni scali aerei.

Italo Mennella: «L’ipotesi francese sarebbe letale per le casse turistiche locali» – In un contesto del genere l’isola del Mediterraneo si troverebbe al centro di una vera e propria situazione bellica. Un dramma per il turismo siciliano, la principale industria della regione e l’unico settore attivo e funzionante della Sicilia. «Già, per questioni geografiche, siamo la porta d’ingresso per incessanti fenomeni migratori dal Nord Africa e dal Medio Oriente, ma l’ipotesi francese sarebbe letale per le casse turistiche locali. In questi mesi, a livello internazionale, si è sottovalutato il fenomeno Isis e oggi ci troviamo in questa situazione surreale. Occorre combattere i terroristi islamici, ma non si può pensare di utilizzare la Sicilia come base militare». Ad affermarlo è stato Italo Mennella, presidente Associazione albergatori Taormina e vicepresidente Federalberghi Sicilia. L’idea del presidente Mennella non è quella di trasformare la Sicilia in una sorta di “Svizzera del Mediterraneo” (non sarebbe male), ma non si può utilizzare questa terra, che viene costantemente ignorata dalle politiche nazionali, europee e americane, soltanto quando c’è un emergenza e servono dei punti strategici sui quali appoggiarsi.

«Venendo meno le presenze internazionali, che sono quelle principali, sorgerebbe anche un problema occupazionale» – Si tratta di un ragionamento che va oltre il turismo e riguarda anche la dignità della Sicilia. Il pericolo per le casse del turismo siciliano è reale. Un rischio che coinvolge tutta l’isola, perché l’industria turistica è il principale sostentamento di questa regione. «Venendo meno le presenze internazionali, che sono quelle principali, sorgerebbe anche un problema occupazionale in una terra che a causa delle politiche adottate soffre più delle altre», ha detto il presidente Italo Mennella. La Sicilia, ultima regione in Italia e spesso paragonata alla Grecia per la situazione economico-finanziaria dei suoi conti, da questa guerra ne uscirebbe con le ossa rotte. Trasformarla, infatti, in una base strategica vorrebbe dire mettere a dura prova il sistema turistico e provocare gravi disagi ai lavoratori siciliani che, per diversi motivi, soffrono una condizione occupazionale che si trascina da troppo tempo.

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