Danilo Pulvirenti, Presidente dell’associazione Rifiuti Zero Sicilia
Danilo Pulvirenti, Presidente dell’associazione Rifiuti Zero Sicilia

Parte oggi la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, che si concluderà il 29 novembre e avrà come tema la dematerializzazione, “fare più con meno”, favorendo la riduzione o l’eliminazione dell’uso di materiali nello svolgimento di una funzione, nell’erogazione di un servizio o nella sostituzione di un bene con un servizio. L’iniziativa, arrivata alla sua settima edizione, è nata all’interno del Programma Life+ della Commissione europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholder e i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea e che gli Stati membri sono chiamati ad attuare. Il crescente successo dell’iniziativa ha portato nel 2014 i 27 Paesi partecipanti a mettere in campo circa 12.000 azioni, di cui 5.643 solo in Italia, che ha conquistato il record europeo per il quarto anno consecutivo. Anche per il 2015 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole, università, imprese, associazioni di categoria e cittadini a proporre azioni volte a prevenire o ridurre i rifiuti a livello nazionale e locale. Ne abbiamo parlato con il Dott. Danilo Pulvirenti, Presidente dell’associazione Rifiuti Zero Sicilia, per capire, nonostante i dati confortanti delle iniziative poste in essere a livello nazionale, quale sia la reale situazione della nostra isola in tema di riduzione rifiuti

Dott. Pulvirenti, riguardo la dematerializzazione, quali strategie si potrebbero attuare in Sicilia per “fare più con meno”?
«Beh è possibile sfruttare la dematerializzazione su diversi fronti. Nel settore Agroalimentare, ad esempio, attraverso il chilometro zero si potrebbe ridurre di molto il packaging a monte, oltre che le emissioni di CO2 dovute ai trasporti, se pensiamo che un alimento percorre 4000 km prima di arrivare sulle nostre tavole. Questo favorirebbe la nostra agricoltura di eccellenza. Per fare questo ci vogliono politiche che aiutino i nostri agricoltori e che sfavoriscano gli alimenti che vengono da fuori regione o nazione. Altro esempio potrebbe essere la Pubblica amministrazione ancora troppo impreparata alla informatizzazione dei servizi. Per presentare una pratica, sempre nel settore alimentare, bisogna presentare 5 copie cartacee quando si potrebbe informatizzare tutto, prevedendo solo una copia cartacea. Il Car sharing, il bike sharing e il pedibus per le scuole, possono essere, inoltre, esempi di dematerializzazione che non solo fanno bene all’ambiente ma migliorano anche la nostra qualità della vita. Purtroppo la classe politica siciliana e italiana non è all’altezza di questo nuovo modo di ragionare che vede una delocalizzazione delle risorse contro un accentramento in poche mani».

La raccolta differenziata potrebbe essere uno strumento fondamentale per permettere il riutilizzo dei materiali raccolti e contribuire così alla dematerializzazione. Dai dati forniti da Ispra relativi al 2014, tuttavia, emerge che la Sicilia, in un solo anno, sia riuscita a peggiorare la percentuale di raccolta differenziata che era già la più bassa d’Italia, scendendo dal 13,3% a 12,5%. Come commenta questo dato?
«Che ha vinto ancora una volta la mafia dei rifiuti e che il governo Crocetta ha perso. È un governo nato in nome dell’antimafia, che non solo non è riuscito a migliorare la già scandalosa gestione dei rifiuti, ma è addirittura riuscito a peggiorarla. Le cause sono molteplici, ma tutte imputabili alla totale disorganizzazione dell’apparato amministrativo regionale, dovuta ad una totale mancanza di pianificazione e programmazione politica in un settore delicato come quello dei rifiuti e non solo. Siamo rimasti l’ultima regione d’Italia. Ci hanno superato la Campania e la Calabria. Siamo stati più volte all’ARS, abbiamo portato sindaci che sono riusciti, nonostante tutto, ad ottenere alti livelli di raccolta differenziata ed il risultato è stato che la situazione si è così tanto complicata, che anche quei sindaci hanno adesso grossi problemi nel mantenere gli alti livelli di Rd. Un paradosso assoluto. Nel frattempo la mafia guadagna ingurgitando milioni di euro all’anno grazie ad una politica che di antimafia non ha più nemmeno l’ombra».

Se da un lato la Sicilia è tra le ultime regioni d’Italia per percentuale di raccolta differenziata, dall’altro sembra sempre più tangibile la possibilità della riconversione della centrale elettrica di San Filippo del Mela in inceneritore. Un paradosso no?
«Un paradosso ma anche un’assurdità. Come può una società presentare un progetto come quello di quell’inceneritore da 510 mila tonnellate/anno? Quello della Edipower è un progetto, visionabile sul sito internet del Ministero dell’Ambiente, che non sta in piedi per svariati motivi. Uno fra tutti, quello che l’impianto viene definito come un impianto “alimentato da fonti di energia rinnovabile”, il che non corrisponde al vero, in quanto per fonti di energia rinnovabili si intendono delle fonti derivanti da risorse naturali. Un impianto che brucia rifiuti non può essere classificato tale, ma può al limite essere definito un impianto di produzione di energia “assimilato” alle rinnovabili, definizione, che crea confusione, introdotta dalla delibera del CIP6 del Comitato Interministeriale Prezzi adottata il 29 aprile 1992. Tale provvedimento ha stabilito prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate, ovvero da fonti di origine fossile. L’incenerimento dei rifiuti è l’ennesima tassa da far pagare ai comuni e quindi ai cittadini. I Comuni, infatti, per incenerire devono pagare e bruciano rifiuti come plastica e carta che potrebbero andare invece a Raccolta differenziata. Inoltre tramite i contributi Conai potrebbero diventare importanti risorse economiche che potrebbero attivare un sistema incentivante come la tariffa puntuale. Questo modello assurdo viene fuori anche dal governo Renzi, che vorrebbe imporci addirittura per decreto questi mostri che non servono a nient’altro se non a far arricchire i soliti noti. Alla Sicilia, e non smetteremo mai di dirlo, servono impianti di compostaggio anaerobici ed aerobici, un sistema che permetta ai piccoli comuni di poter gestire il proprio umido in loco in modo da soddisfare la gerarchia dei Rifiuti sancita dalle politiche europee che prevede la prevenzione, il riutilizzo, il riciclo, il recupero di materia ed infine la discarica. La Politica parla sempre e solo degli ultimi due punti dimenticandosi che applicando la gerarchia dei rifiuti si possono creare posti di lavoro nel rispetto dell’ambiente».

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