dissesto idrogeologico
Frana alla villa comunale di taormina

Tutti nutriamo un senso di disagio, disappunto e insofferenza nei confronti degli evasori fiscali, che nella stragrande maggioranza dei casi sono singole persone o associazioni riconducibili a personaggi spesso anonimi, nonostante il Parlamento da anni si cimenta per trovare soluzioni mirate al debellare tale fenomeno. L’evasione fiscale, crea danni diretti nei confronti di chi paga onestamente le tasse e un danno macro-economico generalizzato alla nazione, alla collettività con effetti negativi anche gravi che si sommano nel medio e lungo termine. L’evasione fiscale è un’autentica piaga sociale, prevalentemente nei paesi a più alto tasso di evasione, così come la corruzione diffusa ai vari livelli della politica e degli amministratori degli enti locali. Nell’ambito delle costruzioni, chi commette un abuso edilizio, oltre ad evadere i costi di costruzione e di urbanizzazioni dovuti per legge, sia essa persona fisica o società, lascia traccia indelebile realizza spesso dei mostri veri e propri in aree di particolare pregio ambientale ed incidono sui bilanci dello stato e a pagarne sono i cittadini onesti.

A 15 anni dalla firma della Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze – 20 ottobre 2000) assistiamo quotidianamente impotenti al dissesto del territorio e del paesaggio, ed al contempo le riflessioni sulle politiche del paesaggio, argomentano un dibattito sterile ed infruttuoso, e nel frattempo si implementa la cementificazione del territorio in maniera indiscriminata. La convenzione europea sul paesaggio ha definito il paesaggio come una determinata parte di territorio, così come percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. La Convenzione servì a prendere provvedimenti di riconoscimento e tutela del paesaggio tra gli stati comunitari. All’incontro di Firenze furono così delineati le politiche e gli obiettivi comuni e venne riconosciuta l’importanza culturale, ambientale, sociale e storica del patrimonio paesaggistico europeo. A livello di singoli Paesi, gli Stati hanno adattato la Convenzione alle caratteristiche specifiche del proprio territorio. In Italia nell’anno 2004 fu redatto il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Con esso si stabilì che per paesaggio si intende: “Una parte omogenea di territorio i cui carattere derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni. La cementificazione del territorio in Italia, soprattutto dovuta al fenomeno dell’abusivismo edilizio, ha assunto proporzioni significative rispetto ad altre stati della Comunità Europea, giungendo ad assumere una rilevanza sociale ai limiti dell’ordinario.

In Italia ogni anno si commettono circa 25 mila abusi edilizi con il concorso di colpa dei cittadini che non denunciano, degli amministratori locali che si voltano dall’altra parte e dei contravventori che non vogliono essere paragonati a sceriffi o cacciatori. Una storia antica, sclerotizzata che si ripete con frequenza impressionante. La percezione di illegalità del fenomeno, dato anche il numero di nuclei familiari che vi hanno avuto coinvolgimento, non è adeguatamente considerata dagli organi di governo, tanto che il reato commesso non comporta reazioni di riprovazione sociale neanche da parte della popolazione. Appare veramente sconvolgente come l’abusivismo edilizio sia diventato una delle forme più ricorrenti con le quali si occupano e si pregiudicano aree sottoposte a tutela spesso preordinate all’esproprio per la realizzazione di servizi. Il fenomeno ha assunto una dimensione tale da riprodursi come metastasi, come cellule malate, insinuandosi in ogni luogo, città, periferie, coste e territorio. Ovviamente nessuno tieni conto del contesto o quanto meno dalla quantità di volumi che si andrà a realizzare o quanto meno della fisicità dei luoghi. Un fenomeno, quello dell’illegalità urbanistica, più capillare, ma anche più radicato e diffuso perfino negli angoli più impensati dell’Italia.

Questo malcostume danneggia l’economia, le bellezze paesaggistiche e la cultura della legalità e del rispetto delle regole. Infatti la stragrande maggioranza dei dissesti idrogeologici è causata dalla mancata osservanza da parte dei cittadini e dalle istituzioni pubbliche, delle norme e delle prescrizioni di piani settoriali, come ad esempio quanto contenuto nelle carte di pericolosità dei piani di assetto idro-geomorfologico ai fini della tutela dei versanti e dei bacini. Diverse norme vietano l’edificazione su suoli che non consentano un accettabile grado di sicurezza statica. È il caso ad esempio di aree soprastanti falde acquifere superficiali, zone franose o a rischio di smottamento, zone ad elevato rischio sismico. L’abusivismo perpetrato su suoli non idonei alla fabbricazione non è pertanto solo la “scorciatoia procedurale” verso la realizzazione di un immobile, ma anche – come diversi casi della cronaca hanno mostrato – l’accensione di una fonte di grave pericolo. Purtroppo, il mancato rispetto delle norme di sicurezza e l’assenza delle normative urbanistiche costituiscono la causa principale di tragici fatti di cronaca, anche recenti, riconducibili a frane, smottamenti e inondazioni. Non si può fare a meno di ricordare il 1° ottobre del 2009 in cui a Giampilieri, frazione collinare di Messina una frana causò la morte di 36 persone.

Le situazioni di emergenza rappresentano, mediamente per lo Stato una spesa esorbitante che oscilla intorno ai 3 miliardi di euro all’anno. In conclusione la disobbedienza civile ed i dissesti non generano solo un depauperamento delle qualità ambientali, ma rendono ancora più grave la convivenza civile e le relazioni umane e compromettono irreversibilmente la bellezza del territorio italiano. Pertanto il contrasto all’abusivismo edilizio è prioritario per la tutela dell’ambiente in un’ottica di sviluppo ecosostenibile in cui il territorio rappresenta la principale risorsa e per la prevenzione dei rischi connessi al dissesto idrogeologico. Il perdurare di tali situazioni, di tolleranza dell’abusivismo e la contemporanea mancanza di considerazione delle regole di costruzione della città e del territorio offuscano e comportano un grave danno all’immagine ed alla qualità della città, considerato che la realizzazione di un abuso, incide a tutti gli effetti sulla sua forma e sulla sua fisicità con ricadute economiche negativi a carico dei cittadini onesti. La necessaria adozione di provvedimenti mirati alla tutela dell’immagine del territorio, dell’ambiente e della città”, risulta lo strumento attraverso il quale le amministrazioni, possono iniziare a ricostruire e ridare dignità ai territori degradati e sfregiati. In conclusione non si può fare a meno sottoporre all’attenzione una riflessione sulle questioni che riguardano la tutela dell’ambiente. L’ambiente va salvaguardato e tutelato in quanto è la casa dell’uomo. Il degrado di un paesaggio, di un tessuto urbano e quindi dell’ambiente è ordinariamente accompagnato da una decadenza sociale. La bellezza di un paesaggio dunque non è separata dalla realtà culturale che l’ha prodotta lungo i secoli, dalle modalità dell’abitare che in quel luogo si sono realizzate. «L’uomo interpreta e modella l’ambiente naturale mediante la cultura, la quale a sua volta viene orientata mediante la libertà responsabile, attenta ai dettami della legge morale» (Papa Emerito Benedetto XVI). Lo sviluppo del territorio e della qualità dell’ambiente, dovrà promuovere la qualità della vita umana, favorendo l’equilibrio tra la produzione e l’utilizzo delle risorse naturali, la conservazione e la protezione della natura dal depauperamento ambientale, assicurando la salvaguardia del paesaggio, e infine ricercare adeguate misure per evitare l’inquinamento delle acque e dell’aria e per migliorare l’ambiente naturale, la crescita delle città e dei centri minori, promuovendo la conservazione ed il riuso del patrimonio culturale del territorio. Le norme di tutela dell’ambiente non dovranno pertanto mai perdere di vista che le stesse sono complementari alle attività delle persone, e in ogni caso devono mirare sempre e prioritariamente alla valorizzazione della persona in quanto creatura e creatore di cultura ed affermare la necessaria alleanza tra l’uomo e l’ambiente.

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